Scrissi di là il 20 Maggio 2015 era un Mercoledì ore 17.00
Due donne: Jennifer, giovane, bellissima, intelligentissima. Astrofisica in carriera, padre pezzo grosso in polizia; Mike, di mezza età, nome e complessione fisica da uomo, “polizia” (piuttosto che poliziotta) ex alcolista e con un fegato che quello di Prometeo era un “pezzo” anatomico perfetto per studiarci sopra.
E’ la perfettina a suicidarsi. Tre colpi sono, però, così inverosimili per un suicidio che il padre chiede a Mike di andare a fondo: la figliola, motivi per decidere di farla finita non ne aveva nessuno. “Indaghi su quel fottuto Trager”le ordina o la prega(egli era il lui di lei, buon’anima).
Sappiamo che i padri sui figli raramente ci “insertano” ma Mike ci casca: la scena del delitto, più che il reperto medico legale, non la convince e soprattutto non le cala che una, baciata appassionatamente dalla vita, se ne vada incolpando perfidamente gli altri della sua morte e senza neppure un biglietto. Una mente perversa? Manco per niente o almeno ci vuole provare a dimostrarlo che no.
La povera Mike fa, allora, la dura con i sospetti, anzi con i colpevoli, perché se un “polizia” non li pensa come tali mica li può torchiare.
Fa la dura – si fa per dire- in ordine con: il compagno della bella, il collega del centro di astrofisica, la bambina vicina di casa, uno scemo tombeur de femmes , la vecchia vedova alcolizzata del piano di sopra e l’amica ex compagna di college della “divina ( una poveretta affetta da psicosi depressiva con un arsenale in casa di Litio, Tegretol, Depakin).
Scopre che la bella ha pure scritto un ultimo biglietto, ma non proprio all’ultimo momento, spedendolo all’imbambolato Trader. Un trombatore non da poco. Perfino Mike ci fa un pensierino e all’ultimo colloquio ci va fondotintata, fardata e pure profumata.
Sebbene non sembri nemmeno a lui di essere all’altezza del suo mestiere - fa il filosofo della scienza- tuttavia è convinto, fin dal primo momento, che sia stata da un lato la sua piccolezza e dall’altro lo scrupolo di lei a lasciarlo (grande pure in questo, la divina!), a convincerla a immolarsi come un’eroina sull’altare della cultura.
La Mike comincia a sospettare la verità, ma non vuole rassegnarsi: sospetta di essere invidiosa della Dea anche da morta e la cosa la adombra.
Poi deve arrendersi, guardare senza fare finta di non vedere e dire la verità. Il fatto che sia figlia di un “polizia” non può non c’entrare (giuro: scritto così ben tre volte), rimugina per tutta la storia Mike.
Doveva farsene una ragione: “Venere in quanti” era una stronza, con la puzza sotto il naso, che considerava l’umanità una nullità. A lei sempre efficiente, una bambola per fare sesso e un’astrofisica di prima grandezza, è impossibile il controllo dei lillipuziani che la circondano: inscena una vendetta stile “Muoia Sansone con tutti i filistei”, senza fare i conti con una lillipuziana di ottanta e passa chili.
Il riscatto dei lillipuziani più o meno in carne.
Ho spoilerato?