Clotilde.Clo-clo. Malefica. Il Corvo. Come la si voglia chiamare è sempre lei, è la regina dei colori, quella che di un talento precoce ha fatto un lavoro che l’ha resa famosa in tutto il mondo.
Ma da poco più di un anno qualcosa è cambiato, un incidente le ha lasciato l’acromatopsia portandosi via tutti i giallo Napoli, i terra di Siena, i rossi pompeiani, le gamme di azzurro… Per lei solo scale di grigio, ben più delle fantomatiche cinquanta sfumature, quei grigi che lei trovava tanto eleganti nei film in bianco e nero e che ora la fanno arrabbiare, vestire di nero e sospirare quando, quasi per un istinto autolesionista, va al mercato solo per verificare che i colori, no, non sono tornati. Però è tornata lei, in Liguria, a casa, dalle sorelle, nipoti e pronipoti, nel palazzo che è della famiglia Podestà da parecchi anni. Lì Clotilde deve fare i conti con Aurora che da sorella maggiore si prende cura di lei a suon di inviti a pranzo o tupperware con cibo da scaldare, e con Mafalda, che la guarda con un distacco e una freddezza che prima non c’era.
E poi ci sono le figlie di Mafalda, Vittoria e Margherita, e Mia ed Ester e il piccolo Gioele: persone che la osservano con curiosità, ma che non si avvicinano più di tanto, perché Clotilde è aguzza, pungente, schietta e stanca.
Poi ci soni una lumachina che cerca casa e Serena, una bambina che ha un dono, quello delle parole. E tanti buchi dentro, che le si allargano ogni volta che deve andare a scuola, o che la mamma tarda a venirla a prendere, o che i compagni di classe la prendono in giro. In quei vuoti soffia un vento freddo, un dolore aguzzo. Ma gli insegnamenti di Po, maestro Shifu e gli altri personaggi di Kung Fu Panda la, e l’inaspettato aiuto di Malefica le daranno una mano a capire che i vuoti si posso chiudere o, se restano, non lasciano solo dolore, ma possono diventare nicchie dove stare comodi e riposare.
C’è anche un vicino di casa giapponese che ama le camelie e un ragazzo timido, ma dal cuore grande.
Clotilde arriva e scompagina la quotidianità di tutti. arriva silenziosa e schiva, ma la sua presenza si sente e porta a galla tante cose, ma non sarà solo lei a cambiare gli equilibri di palazzo Podestà: lei stessa cambierà un po’. E non so a voi, ma a me è rimasta incastrata tra le ciglia e il cuore ed è esplosa in calde lacrime, alla fine.
Ieri ho finito “la regina dei colori”, ero sull’autobus di ritorno dal lavoro, quando sono entrati i controllori e io ho iniziato a piangere in silenzio. La signora che era di fianco a me mi ha guardata preoccupata, forse pensando che fossi senza biglietto e temessi una multa salata.
Ma non piangevo per i controllori, le mie lacrime erano tutte per la storia che mi era appena passata sotto gli occhi che, Valeria non si fa così, ok? Io non ero mica pronta! Non mi aspettavo mica una cosa così!!
Non lei, almeno.
Eppure mi sono resa conto che la scelta di un certo tipo di finale serve. Serve proprio come dice il prologo del Corvo (il film), serve perché è come se si desse una nuova lettura a una storia già bella, ma che così diventa bellissima. Ancor più commovente.
Vorrei chiedere l’aiuto di Serena, della sua Straordinaria Proprietà per trovare gli aggettivi più calzanti per descrivere questo libro.
È dolce, divertente, racconta della famiglia- che è davvero come la maglia della salute- e delle sue dinamiche e io che ho sorelle simili ad Aurora e Margherita, mi ci sono ritrovata proprio bene, come una degli inquilini del palazzo. Parla di rimpianti e rimorsi, della necessità di chiarire le cose, di non dare per scontato niente, di non dare retta all’orgoglio o a quello che crediamo vero.
Racconta della necessità di dirsele, le cose, perché poi si rischia che le parole non dette diventino macigni, pesi inutili. Semi non piantati che sarebbero potuti diventare meravigliosi fiori. O, peggio, parole non dette come catene che stringono l’anima.
Io ho adorato Clotilde e Serena e il loro rapporto. Si salvano a vicenda senza saperlo… o magari sì.
e per questo il mio voto è 5 stelle, amore mio avevi ragione tu. ( ieri sera ne parlavo a Stefano, indecisa se dare 4 e mezzo o 5 e lui già sapeva, dallo scintillio nel mio sguardo e dal modo in cui mi sono tutta scombussolata per la lettura, che avrei dati 5).
La stile della Corciolani è inconfondibile, il modo in cui chiude un capitolo e ne comincia un altro, la scelta delle parole che creano allitterazioni, immagini bellissime… tutto mi fa dire che è una delle mie scrittrici preferite.
(e che leggero “il buio oltre la siepe”)
Buone letture e alla prossima!