Gli scandali del doping si susseguono coinvolgendo campioni di primissimo piano. E' ormai consapevolezza diffusa che in diverse discipline sportive il ricorso al doping coinvolge gran parte degli atleti di vertice e altera i risultati delle maggiori competizioni sportive, favorito da dirigenti che guardano solo al numero delle vittorie e da una stampa sportiva che preferisce non vedere e non sentire. Pochi sanno, invece, che tutto questo ha fatto 'scuola' e che molti praticanti di livello amatoriale affollano gli ambulatori dei medici dei 'campioni' per farsi prescrivere la 'cura' miracolosa che può consentire loro di battere in gara il collega di ufficio o il vicino di pianerottolo. Così il doping è diventato fenomeno di grandi numeri, con molti punti di contatto con la droga e sta generando traffici internazionali manovrati dietro le quinte dalle multinazionali farmaceutiche.
Sandro Donati ha saputo smascherare un sistema corrotto e omertoso fatto di emotrasfusioni e steroidi anabolizzanti presente nelle varie Federazioni sportive nazionali, il CONI e il CIO. Per certi versi, la sua opera di investigazione e di denuncia mi ha ricordato le grandi battaglie contro le organizzazioni criminali messe in atto da Falcone e Borsellino. Un ottimo libro, consigliato a tutti gli amanti dello sport, soprattutto quelli di resistenza!
Libro che andrebbe allegato a qualunque giornale sportivo prima di un evento internazionale. Così, tanto per comprendere cosa c'è dietro lo sfavillante mondo dello sport professionistico. Donati ripercorre quarant'anni di vita, una carriera da allenatore di atletica stroncata dalle sue denunce, una vita rovinata da decenni di mobbing all'interno del CONI. Non si salva nessuno, e gli attacchi sono precisi documentatissimi e inoppugnabili. Tutte le federazioni sportive, e in particolare quelle degli sport di fatica e di fondo, hanno non solo coperto ma favorito e addirittura organizzato il dopaggio sistematico e sistemico dei suoi atleti di punta, negli anni 80 con le emotrasfusioni e gli steroidi, negli anni 90 con l'EPO, negli anni 2000 con EPO e ormone della crescita e dio sa con che cosa adesso. E se fino a un certo punto, almeno in Italia, le federazioni e il CONI organizzavano direttamente la cosa (subappaltando ai propri medici o a dottori esterni, fra i quali risaltano i nomi celeberrimi di Conconi e Ferrari), oggi da quello che dice Donati, non volendo più federazioni e CONI metterci direttamente la faccia (direttamente ma senza esporsi ovviamente), siamo in pieno far West dove all'atleta si "consiglia caldamente" di farsi seguire da quel medico a cui si lascia libertà di dosaggio e di sperimentazione.
Sembra inutile dirlo ma è meglio precisarlo: il doping attuale non è un aiutino, ma falsa completamente le prestazioni di un atleta, portandole a miglioramenti sbalorditivi. E TUTTO lo sport professionistico di livello è costruito sul doping, in particolare le discipline dove la componente fisica è preponderante (il tanto tartassato ciclismo, ma in ugual misura atletica,canottaggio, nuoto, sci, ...) ma anche gli sport tecnici e di squadra (le analisi antidoping sul calcio, ad esempio, sono una pura barzelletta). E questo sistema, foraggiato dalle case farmaceutiche (che ovviamente puntano a vendere questi costosissimi prodotti) è protetto ai massimi livelli dal CIO, dai comitati olimpici nazionali, dai governi. L'antidoping, che già di suo è anni indietro al doping, è una farsa messa in piedi per pura apparenza, che non funziona (e che non deve funzionare). Così si va avanti a costruire campioni di plastica per poi gettarli nella pattumiera quando non servono più (si pensi ad Armstrong, mai trovato positivo nella sua carriera, a Pantani, a Schwazer ) e badando di spremerli per bene fino a quando rendono a tutto il circo Barnum che ci sta intorno. Questo è il dato più pazzesco: tutto il sistema sportivo d'elite è una gigantesca commedia mediatica, creata per far emozionare e appassionare il pubblico a suon di record, prestazioni al limite dell'incredibile, medaglie decidendo chi deve vincere, facendo in modo che i suoi trucchi chimici non vengano mai a galla se non dopo, a fine carriera, vecchio rottame privo di utilità. Ma vi pare normale che un atleta normale sfondi record mondiali di gente dopata? O che nuoti corra o pedali come questi? Vi sembrano normali certi fisici di nuotatori o velocisti che sono competitivi in più gare consecutive e che vincono 10 medaglie in pochi giorni? Quelli puliti veleggiano a metà gruppo, i campioni sono quasi tutti imbevuti di doping fino ai capelli. Tutti lo sanno, tutti negano, omertosi come mafiosi.
Che mondo rivoltante. E ancora una volta la palma d'oro di peggior categoria del mondo va a media e giornalisti, che invece di sospettare applaudono, invece di indagare omaggiano, invece di accusare giudicano senza pietà solo chi può essere giudicato, invece di raccontare la realtà costruiscono mondi virtuali, "raccontano emozioni", "mostrano spettacolo". Che tristezza, che vergogna.Sport e cultura sono solo piccoli spettacoli monodiretti ad usum del popolino che, supino, riceve accoglie prende e porta a casa. Passivamente violentato giorno per giorno.
E adesso? Accendiamo la TV che c'è il circo all'opera (e atleti e giornalisti che si indignano perché l'acqua delle piscine è verde! che vergogna!). Libro non consigliato, di più. E onore a Sandro Donati per essere il rompicoglioni che è. E, en passant, c'è molto ma molto da riflettere anche sul caso Schwazer bis.
Questo libro è un autentico capolavoro, al quale dedico 3 parole. 1. Grazie. Il mio primo pensiero è di ringraziamento a Sandro Donati. È merito suo (e delle persone che ne condividono gli ideali) se lo sport conserva ancora la credibilità frutto di passione e amore per la pratica sportiva degli amatori puliti. 2. Ammirazione. Verso una persona che (spesso) da solo, si è dovuto opporre al "sistema" (che alla fine è composto da un insieme di persone senza scrupoli e morale), senza mai gettare la spugna. 3. Disillusione. Perché dopo aver letto la faticosa lotta di Sandro Donati, il bambino che c'è in me, cresciuto a "pane-e-sport", guarderà con occhi diversi certi personaggi e i loro trionfi.
Istruttivo, fa riflettere, ogni volta che vediamo un atleta salire sul podio dovremmo chiederci quanto di "vero" ci sia al raggiungimento di quel risultato.
Da Donati non mi aspettavo di meno. Libro scritto perfettamente con nomi, cognomi, date e prove. Purtroppo un ritratto sconsolante, soprattutto a ridosso delle competizioni appena concluse.