Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano di ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare, mentre la morte minaccia ogni passo. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della Seconda Guerra Mondiale in Italia.
In territorio nemico è una novità, una di quelle belle. Un romanzo sperimentale: scritto grazie al contributo di 115 autori (della composizione vera e propria se ne sono occupati in otto), ricco di diversificazione linguistica e pagliuzze di Storia, quella grande, quella che cambia il destino di una Nazione. Ogni crepa, ogni cicatrice che ha attraversato la Resistenza italiana è messa in luce. Tre sguardi, tre punti di vista, tre personaggi divisi, allontantati dalla guerra che fanno della Lotta, l'unica religione, l'unica ideologia possibile. Annaspano alla ricerca di un significato, difficilmente afferrabile. Non ci sono scialuppe a cui aggrapparsi in questo mare di incertezze. Una narrazione portentosa. Carica di contraddizioni, frammenti di dolore, follia. Necessario in questi anni senza Storia. (video chiacchierata qui: www.youtube.com/watch?v=nbJBgoUDVJs)
Questo romanzo è il primo romanzo collettivo alla cui scrittura hanno partecipato 115 autori (230 mani), e due delle mani lavoratrici sono le mie. Il romanzo è stato scritto con il metodo SIC, Scrittura Industriale Collettiva. La storia è nata dalla Storia: si sono raccolti materiali, testimonianze, foto e, dal materiale è nato il testo. Abbiamo poi lavorato sui personaggi e sui luoghi, e fatto la prima stesura. Poi, con varie revisioni siamo arrivati al risultato finale: un romanzo storico che racconta una vicenda dell'epoca della Liberazione, con tre personaggi principali, Matteo, sua sorella Adele e il marito di lei, Aldo. Tutti e tre subiscono un mutamento e arrivano alla fine della storia molto cambiati, in meglio o in peggio. Come sempre, nelle situazioni di crisi, la vita sa estrarre l'essenza vera delle persone.
Questo libro si è rivelato una vera sorpresa. Ero incuriosito dalla particolarità propria del romanzo, della sua nascita, dal fatto che è stato scritto da ben 115 persone: un lavoro certamente non facile da portare a termine, eppure non poteva venire più bilanciato di così, secondo me. La storia dei tre protagonisti è stata scritta bene e gli stessi personaggi sono piuttosto caratterizzati, ognuno alle prese con le difficoltà vissute in un periodo non certo facile per il nostro paese. Complimenti.
Scritto da vari autori con il metodo della Scrittura Industriale Collettiva, questo romanzo storico presenta tre POV, ognuno distinto da capitoli propri. La trama si dipana nei difficili mesi che l'Italia attraversa tra la dichiarazione dell'armistizio del 1943 e la liberazione del 1945 e segue tre protagonisti che si trovano soli in questo periodo di grandi insicurezze: abbiamo l'avvenente Adele nella metropoli milanese che sceglie di abbandonare gli agi del passato per combattere in un gruppo di partigiani, suo marito Aldo nascosto nelle campagne del Basso Lodigiano e perseguitato più dalle proprie fobie che da nemici reali, e Matteo -fratello di lei ed ex soldato della Marina- che attraversa l'intera penisola da sud a nord per ricongiungersi alla sorella. Non nascondo di aver preferito di gran lunga la storyline di Adele, soprattutto per l'enorme coraggio e l'indipendenza dimostrati dalla donna. Trovo d'obbligo lodare il grande lavoro di questi 115 autori che hanno collaborato alla stesura del romanzo a vario titolo, non solo scrivendo ma anche coordinando i lavori, documentandosi sui dialetti e reperendo fonti storiche; nel complesso lo stile non ne risente, non si percepiscono le diverse penne. I dialoghi sono il punto forte del volume, perché del tutto conformi al periodo storico e all'estrazione dei personaggi. A mio parere, l'unica nota dolente è il POV di Aldo che stona in paragone agli altri due, perché ricorda troppo un horror psicologico, molto disturbante; è sempre ben scritto, ma non l'ho trovato ben amalgamato agli altri.
Tanti autori,tante mani e tante menti. Libro coinvolgente. Tre storie di vita, durante quegli anni di guerra che appaiono così lontani, eppure si trovano dietro l'angolo. L' affetto e l' amore che lega il fratello e la di cui si parla sorella è qualcosa che va oltre ogni immaginazione e oltre ogni guerra.Concreto e vero. Ritrovo negli eventi narrati i racconti di mia nonna,della guerra,degli sfollati, delle montagne, delle bombe. A mio parere è terribilmente crudo e affascinante allo stesso tempo. Affascina scoprire le storie di persone normali che si trasformano durante quegli anni terribili e scoprono parti di loro stessi che mai avrebbero immaginato. Una bella nota di merito alle parti in dialetto che fanno attraversare la nostra Italia, così diversa nel linguaggio eppure così unita nella voglia di riscatto e libertà. "Non sapeva dire se quanto aveva fatto sarebbe mai servito a qualcosa. Si chiedeva se aveva in sè la forza di prendere in mano un ideale e portarlo avanti, trovare qualcuno come lui. Era al di là della delusione e della speranza, attraversato da pensieri sibillini, idee, sogni di città e mondi ideali ". .
Adele, Matteo e Aldo vivono l'esperienza della guerra e le ripercussioni sulle loro vite. Si parla di Resistenza senza apologia e con una concretezza. Un libro da leggere nelle scuole perché si fotografa e racconta quanto il conflitto bellico sia un disastro sconsiderato e frutto dell'abominio di una dittatura liberticida. Romanzo scritto attraverso il metodo della scrittura industriale collettiva, ben 115 scrittori. Libro divorato e consigliatissimo
Da leggere, soprattutto in questi giorni a ridosso del 25 aprile. Un'Italia a catafascio, quella di oggi, ma è nostro dovere ringraziare e ricordare sempre i Partigiani e la Resistenza. E la scrittura collettiva rende questo romanzo ancor più prezioso.
E' un romanzo che descrive perfettamente i sentimenti delle donne e uomini che si sono spese per la liberazione italiana, senza retorica e senza tentare di far passare tutti per eroi. Lo consiglio caldamente
Lasciamo perdere la modalità con cui il romanzo è stato scritto (probabilmente assai divertente per i partecipanti): com'è questo "in territorio nemico"? Tre storie che si intrecciano con la Storia (quella con la s maiuscola), la nazione da nord a sud tra 8 settembre e 25 aprile, la resistenza: tanta carne al fuoco, tanto che qualcosa si perde (i rapporti di matteo con la massoneria, che pure potevano regalare spunti interessanti, o l'atmosfera nel posto di lavoro di aldo, che si intuisce ma che poteva essere meglio sfruttata) e forse il romanzo ne risente. Forse c'è troppa voglia di far vivere attraverso matteo e adele troppi episodi della resistenza e forse un personaggio in più avrebbe reso il tutto più credibile, mentre aldo dopo qualche capitolo diventa a mio parere di troppo.
Ma è un brutto libro? No, anzi è scorrevole, si lascia leggere con piacere e ha anche gran bei momenti. Però non riesco proprio ad esultare, anche se nonostante questo se ci fosse un bis dell'esperienza "scrittura industriale collettiva" lo leggerei.
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Affascinato dal progetto folle di libro collettivo (e quando partì lo venni a sapere proprio su anobii e per qualche giorno mi baloccai con la pericolosa idea di farne parte) e irretito da una felicissima presentazione del libro a Viterbo, dopo mesi a procrastinare mi son detto, via, lo leggo.
Onestamente: la natura ibrida della composizione del libro traspare. Purtroppo e soprattutto in alcune svolte non pienamente chiarite nella trama, e anche nell'aprirsi di squarci improvvisi venati da sensibilità palesemente differenti. Forse era inevitabile.
Comunque, pur con i suoi difetti, pur con troppa eco di un immaginario comune forgiato dalla televisione e dai film di guerra (ecco, io non avrei fatto un romanzo storico, o comunque non lo avrei ambientato in uno dei due momenti storici il cui immaginario è più inquinato dalla TV - l'altro? gli anni di piombo), il libro riesce a reggersi e camminare con le sue gambe e crea personaggi avvincenti e momenti di autentico pathos.
In tempi bui come questi, un libro decisamente antifascista merita il plauso anche se, purtroppo, si notano in tutto il libro sbalzi di stile, dovuti alla particolare composizione, e la trama è un po’ tirata via. E poi, io sono di Carrara e a Carrara non si parla toscano 😉
"Tele Capodistria era un vulcano di emozioni. Film partigiani dove i tedeschi erano cattivi e i partigiani buonissimi e intelligentissimi. Un paradiso socialista."*
bella la storia e interessante il metodo collettivo di racconto.
*Offlaga disco pax - Cinnamon /citazione obbligatoria
apisco che onorare la Resistenza ed i partigiani possa essere giusto ma la serie di casuali casualità (fratello e sorella che si ritrovano a Milano) che accadono ai protagonisti fa molto fotoromanzo.
Più di 100 autori - tra cui il sottoscritto - per raccontare una nuova epica della Resistenza. In territorio nemico, Minimum fax, da metà aprile 2013 in libreria.