In una solitudine piena di amici, Giacomo Leopardi (1798-1837) si dimostra, nel suo variegato epistolario, generosissimo e ardente, tenero con i fratelli e i nipoti, ostinato e indomito contro le avversità. Confessando un'inesausta sete di gloria e di libertà, scrive, lucido e appassionato, del conforto che gli uomini si devono vicendevolmente. Non sfortunato amante della morte, ma uomo dall'infinito e inappagabile desiderio di vita.
Italian scholar, poet, essayist and philosopher, one of the great writers of the 19th century. Leopardi's love problems inspired some of his saddest lyrics. Despite having lived in a small town, Leopardi was in touch with the main ideas of the Enlightenment movement. His literary evolution turned him into one of the well known Romantic poets. In his late years, when he lived in an ambiguous relationship with his friend Antonio Ranieri on the slopes of Vesuvius, Leopardi meditated upon the possibility of the total destruction of humankind. Leopardi was a contemporary of the German philosopher Arthur Schopenhauer, with whom he shared a similarly pessimistic view of life. The latter praised Leopardi's philosophical thoughts on The World as Will and Representation.
Questo piccolo libretto è una preziosissima testimonianza dell'"altro Leopardi", quello che non emerge nelle lezioni di letteratura italiana. Leopardi gioioso, vitale, edonistico e sarcastico, Leopardi oltraggioso, coraggioso ed energico che con pieno spargimento di cuore racconta il suo amore per la vita. Un libro da spedire subito a chi ami.
“[...] in una parola, se tutto il mondo fosse sensibile (perché non faccio alcuna distinzione tra la sensibilità e quella che si chiama virtù), non saremmo più felici? Ogni individuo non troverebbe forse mille risorse nella società? E questa non dovrebbe allora sforzarsi, per quanto le sarebbe possibile, di realizzare le illusioni, dato che la felicità dell’uomo non può consistere in ciò che è reale?”
Lettera ad André Jacopssen a Bruges, Recanati, 23/06/1823
“Certo che non voglio vivere tra la turba; la mediocrità mi fa una paura mortale; ma io voglio alzarmi e farmi grande coll’ingegno e collo studio: impresa ardua e forse vanissima per me, ma agli uomini bisogna non disanimarsi né disperare di loro stessi”. Lettera a Pietro Giordani, 30 aprile 1817
“Che sono io? Un uomo proprio da nulla. Lo vedo e sento vivissimamente, e questo pure m’ha determinato a far quello che sono per fare, affine di fuggire la considerazione di me stesso, che mi fa nausea”.
Lettera al fratello, fine luglio 1819
“Che farò, mio povero amico, per te, oh che posso far io? Tramutare il mondo? Ma neanche consolarti? Se non altro posso amarti, e questo infinitamente, come fo”.
Lettera a Pietro Giordani, 30 giugno 1820
“Tutti noi combattiamo l’uno contro l’altro, e combatteremo fino all’ultimo fiato, senza tregua, senza patto, senza quartiere. Ciascuno è nemico di ciascuno, e dalla sua parte non ha altri che se stesso [..] Il mondo è fatto così”.
Lettera a Pietro Brighenti, 22 giugno 1821
Con queste poche citazioni, vorrei invitarvi a leggere questo capolavoro che riassume in una sorta di “taccuino” lettere del poeta Leopardi che prima di essere un artista è innanzitutto un uomo. Qui si rappresenta in un quadro realistico e del tutto nitido tutta l’umanità che è propria di un uomo straordinario, ricco di interessi e di affetti. Lui, al contrario di come usualmente si è indotti a pensare, non incarna il pessimismo ma l’anima di ognuno di noi che sfida la sorte e la vita.