"Il maschio è colpevole, è colpevole anche se non lo sa, nel suo cervello balugina quel potere, lo mette in pratica in ogni modo." In un meridione dimenticato da tutti ma non da Dio, la morte, il lutto e l’amore si intrecciano ai piedi di un blocco di una statua di Padre Pio si fa portavoce delle esistenze di uomini e donne comuni, non assolve, non giudica, può solo ascoltare le storie che gli vengono affidate e restituirne ogni singolo dettaglio. Un padre, un figlio, un’amante, un autista, un barbiere, personaggi ordinari eppure universali, confessano al santo i propri tormenti, le sofferenze, ma anche i peccati e le abiezioni. Il sacro niente delle loro vite diviene un pretesto per scandagliare l’animo umano, per indagare a fondo pulsioni e sentimenti, nell’eterno tentativo di dare un senso all’esistenza.
Un romanzo di racconti, unificati dal pu to di vista di una statua che vede avvicendarsi funerali in un paese della provincia pugliese. Interessantissima l'idea e bellissime alcune pagine, sul finale si comprende l'intenzione di dare voce a un paese strozzato.
Le miserie umane di fronte a una statua muta di Padre Pio, una congrega di personaggi comuni con storie tormentate, che chiedono al santo un segno, o lo deridono, o lo provocano. Ma egli, muto e freddo pezzo di marmo collocato nel giardino di un’impresa di pompe funebri, resta in silenzio, nonostante gli sia concesso un io narrante. Il titolo parla più dell’intero romanzo. Uno scrittore che sa usare la penna.
Al cospetto di una statua che raffigura Padre Pio si confessano uomini, donne e ragazzi alla ricerca di benedizione, perdono, accondiscenza. Un libro che può sembrare di intrattenimento ma che nasconde al suo interno tematiche forti e va ad analizzare gli animi umani. Per quanto molto affascinata dagli argomenti ho trovato una scrittura che non segue il personaggio che prende parola, un linguaggio che molte volte che non gli appartiene, che mi ha fatto discostare dal libro.