Ogni singolo individuo racchiude in sé una storia, a volte grande, altre misera, ma comunque rilevante. Le vite qui raccontate sono un tuffo a capofitto nella quotidianità delle persone, e spesso queste vite “altre” trovano una corrispondenza in quella di ognuno di noi. Ci sono storie che permettono all’amore di farsi concreto, altre che fanno spazio al dolore, che scavano in profondità, altre ancora che rimangono più in istantanee di vita che ci ricordano che a volte bisogna saper guardare alle vite degli altri per capire meglio se stessi e trovare uno spunto per indagare il senso dell’esistenza.
Come tutte le cose belle e buone, certe letture vanno assaporate e gustate con i giusti tempi, prendendosi lo spazio che meritano. È questo il caso della raccolta di racconti “Storie di persone ordinarie” di Antonella Longo, di cui ho centellinato le pagine perché quanto scritto porta a pensare, soprattutto chi è empatic* come me. I personaggi proposti da Antonella Longo sono, come preannunciato dal titolo, persone come tante, comuni esseri umani con i quali incrociamo il nostro percorso ogni giorno, forse senza neppure accorgercene o dandoci poco peso, che seppur frutto di fantasia traggono spunto dalla realtà quotidiana. Posso dire che per me,che giudico nel numero di post-it appiccicati alle pagine la bellezza o meno di un libro, “Storie di persone ordinarie” è un tappezzamento colorato di parole che toccano la mente e il cuore. Di argomenti di discussione ve ne sono parecchi e tutti importanti: bullismo, identità di genere, tradimento, separazione, maternità e paternità, razzismo, depressione, ludopatia, …. insomma, tanta carne al fuoco e soprattutto per cui vale la pena riflettere.