Un giovane muore e i suoi organi vanno a sette persone che erano in lista d’attesa, che grazie ad un tragico capriccio del destino si trovano a poter ricominciare.
Cuore;
Rene Destro,
Pancreas;
Polmoni
Fegato;
Rene Sinistro,
Cornee.
Questi gli organi, dei riceventi la Barbato non la menziona mai il nome di battesimo, tranne nel caso del Cuore, che nella storia è un noto giornalista ed quello da cui tutto parte, ed è, citando Poe , “rivelatore”.
È lui che compie un delitto efferato addossando la responsabilità a “il suo cuore” , è lui che parla con Flavia Mariani a capo delle indagini tirando fuori la storia del “gauna” e di chi era davvero il ragazzo da cui hanno preso gli organi: Valerio Felici, il mostro di Selvotta.
Uno che dietro al viso di un angelo nascondeva una natura mostruosa, un serial killer che forse nessuno avrebbe scoperto mai se non fosse stato per un monopattino e i sanpietrini di Roma.
Avere un pezzo di mostro che continua a vivere dentro di te- sembra suggerire il Cuore- non rischia di modificare la tua natura, prendendone il sopravvento?
E se lui che è sempre stato mite e tranquillo ha accoltellato i genitori, cosa potrebbero fare gli altri?
Flavia all’inizio è scettica, eppure qualcosa le resta appiccicato addosso, una sensazione, un’intuizione, una verità irrazionale che le toglie il sonno.
Con la sua squadra inizia così ad indagare, a mettere insieme i pezzi, i tasselli, a recuperare faldoni.
Un puntino alla volta, tra deviazioni, rivelazioni, scoperte che le faranno mancare il terreno sotto i piedi si arriva ad un finale di quelli che amo, che lasciano al lettore il dubbio,( come la trottola di Di Caprio in Inception) che lasciano a Flavia un quadro completo, agghiacciante, sbalorditivo.
È un romanzo che, come sempre accade con quelli della Barbato, si legge tutto d’un fiato, scorre via veloce, ti invoglia a proseguire.
Mi è piaciuto – ma non tanto quanto “la cattiva strada- sia per il mistero da risolvere, riassunto nella domanda della Mariani:
chi aveva interesse a perseguitare le persone salvate da Valerio Felici? È questo che ti devi chiedere (Flavia e noi lettori), sia per la struttura precisa, millimetrica, “chirurgica”. Niente è lasciato al caso e se all’inizio sembra un grande caos, poi ogni cosa va al proprio posto.
Ho trovato geniale il fatto di non nominare mai i riceventi degli organi: non so se sia una cosa voluta dall’autrice o dall’editor, ma mi è sembrato coerente con la storia dato che, secondo la teoria del gauna tanto cara al Cuore e nota alle Corne, chi ha avuto un pezzo di Valerio Felici non è più la persona di prima. È qualcuno di diverso, che sta inglobando una parte del carattere del donatore.
Sono contenta di aver indovinato il ruolo di uno dei personagggi, ma devo ammettere che la mia è stata un’intuizione (se la Barbato non fa niente a caso, ma tutto ha un perché, perché proprio X è lì e fa questo e quello?) , non un deduzione logica.
È la prima volta che riesco a capire chi è chi in uno dei suoi romanzi e mi sono gasata a mille!
Poi, ovviamente, c’è il colpo di scena, ci sono i dubbi che nascono sul finale e c’è una protagonista spigolosa e ruvida che mi è piaciuta per quella borsa da veterinario usata e strausata, e per il suo immenso affetto per un amico, un collega che non c’è più e che a suo modo ha amato molto.
Se non ci fosse stato Lorenzo, lei non sarebbe andata a Roma. E non ci sarebbe stato molto altro.
Cosa?
Leggetelo e lo scoprirete!
Paola Barbato è una garanzia!
4 stelle è il mio voto!
Grazie ad Erica per avermene suggerito la lettura e per i confronti sui personaggi!
Buone letture e alla prossima!