La luce all'improvviso.
È quella che si accende subito dopo il consueto pranzo di famiglia della domenica sera, quando i fratelli Demestre - Albert Augustin Alain - in compagnia delle rispettive mogli e dei figli, e la sorella Mariette «una di quelle bionde delicate che i quarant'anni sembrano raggrinzire come i fiori di carta, in una sola notte», sono soliti riunirsi in casa dell'anziana madre.
Non c'è amore, né condivisione fraterna in quella che ormai è diventata solo un'abitudine che la madre, con caparbia ostinazione, impone al resto della famiglia, illudendosi di creare e conservare un legame tra i suoi figli.
Dietro al tintinnio delle posate d'argento sulle stoviglie di porcellana, nella sala dove le tende ondeggiano a serata conclusa davanti alle finestre lasciate socchiuse per far entrare l'aria in stanze in cui le parole che si scambiano sono più pesanti delle poltrone o della vecchia credenza, ci sono vecchi rancori, fratelli ormai diventati tra loro estranei, nuore che tollerano, nascoste dietro a ipocriti sorrisi di circostanza, le fissazioni e le abitudini della suocera.
Ma è solo ventiquattr'ore dopo, quando l'anziana donna sarà colpita da una febbre improvvisa che la avvicina pericolosamente alla morte, che inizieranno a riaffiorare speranze e sogni disillusi, rimpianti, legami mai sciolti, inestricabili passioni, bisbiglii, silenzi prolungati, eco soffocate di liti che rimbalzano dal salotto alla camera dove, soffocata anche dalle lenzuola e dalle coperte pesanti, giace in deliquio la madre.
Legami di famiglia, legami di sangue, legami di vita, legami da sciogliere ma stretti intorno al cuore.
Parenti serpenti di inizio secolo, descritti con la solita unica capacità di Irène Némirovsky di penetrare nell'animo umano e di rivelarne malvagità e debolezze, fragilità e compassioni, di mettere a nudo ipocrisie e sentimenti che si fatica a confessare a se stessi di aver vissuto e provato.
Bello, come un coupe de coeur. Doloroso, come quando arriva il momento di estrarre la freccia.
Ciascuno di loro pensava: "Abbiamo proprio sprecato la nostra vita… Del resto, la si spreca sempre, per il solo fatto di vivere". Ma non dissero nulla. Laddove gli amici o una moglie esigono le parole, così faticose, tra fratelli e sorelle basta un silenzio, un sospiro, un'ombra su un volto.