Ambientato tra Parigi e la Toscana dei primi anni Sessanta, questo romanzo condivide con Parlami, dimmi qualcosa l’ambientazione familiare e il senso di irrequietudine e insofferenza nei confronti dei legami coniugali e dei rapporti tra genitori e figli. Attraverso una serie di lettere tra i protagonisti, seguiamo la storia di Piero, brillante giornalista in viaggio per lavoro, di Clara, la sua deliziosa (e apparentemente dimessa) moglie, e delle loro due figlie adolescenti, Giulia, più grande e riservata, e Orsola, più piccola e precoce. Gli equilibri domestici, già messi alla prova dai piccoli problemi di tutti i giorni, tra le frequenti assenze di Piero, i turbamenti sentimentali di Giulia e i capricci del vecchio cane di famiglia Revie, rischiano di venire meno quando una sera Piero torna a casa per cena con Armand, un misterioso e timido musicista, collaboratore saltuario dello stesso giornale per cui Piero lavora. Bastano poche parole e qualche sguardo e a tutti risulta evidente che Giulia e Aemand si piacciono, così per cercare di fare incontrare di nuovo i due, visto che in seguito Armand non sembra proprio voler prendere l’iniziativa, Piero invita il giovane a trascorrere qualche giorno di vacanza da loro in Toscana. Armand accetta, ma il soggiorno in campagna invece che a una bella storia d’amore darà vita a una tragicommedia degli equivoci destinata a cambiare per sempre il rapporto tra Piero e Clara e tra loro due e le loro figlie... Brillante e amaro al tempo stesso, Perfidi inganni è una delle rappresentazioni più originali e impietose della famiglia e della vita domestica che la narrativa italiana possa annoverare.
Una delle problematiche più frequentate (in modo più o meno esplicito) dell’opera di Cancogni è la Verità. E se da un lato Cancogni lavora su un giornalismo pungente, impegnato e controcorrente; dall’altro l’attività di scrittore diviene un’immersione nella storia dell’Italia del Novecento.
Del Cancogni giornalista, fece scalpore un articolo del 1945 in cui perorò la causa di un apprendimento basato sulla memoria e sul nozionismo. Da ricordare anche l’inchiesta svolta nel 1956 per un caso di rapporti troppo stretti tra Vaticano ed affari[3]. È costante nei suoi romanzi un'ironia che oscilla tra il drammatico e il grottesco, accanto a toni pacati e a una generale tendenza all’understatement. La sua opera lascia così intravedere gli eventi della sua epoca sotto una luce diversa e inusuale. La sua narrativa presta inoltre particolare attenzione alla dimensione quotidiana della vita e al senso della memoria. Risalta anche il gusto per il ritratto psicologico; il costante riproporsi di motivi autobiografici; la cura delle geometrie narrative.
Un tema ricorrente è la guerra sul fronte greco-albanese.
Negli anni ’60 pubblicò l’intervista a Bassani intitolata Perché ho scritto l’Airone?. La linea del Tomori è ambientato nell’Italia pre-bellica e nella guerra in Albania. Gli angeli neri narra la storia degli anarchici italiani. Il Mister è dedicato alla figura di Zdeněk Zeman.
Nel 1973 vinse il Premio Strega, per il romanzo Allegri, gioventù. Nel 1985 vinse il Premio Viareggio per Quella strana felicità.
È il vincitore dell'edizione 2010 del premio Pen Club Italiano. L'autore si è aggiudicato il primo posto con l'opera "La sorpresa", edita da Elliot ed ha presenziato allo spoglio dei voti durante la finale svoltasi a Compiano.