Esiste il lavoro dei sogni, e poi esiste il lavoro che il destino decide per te. Fortunata vorrebbe fare la pasticciera e, quando può, si rifugia nel laboratorio di Mario, un amico che le insegna l’arte dei dolci. Suo padre Emilio, però, è il titolare di un’agenzia di pompe funebri, e per mandarla avanti ha bisogno di lei, del suo talento nella preparazione dei defunti. Sempre a contatto con la morte, di cui si prende cura nel migliore dei modi, Fortunata insegue la vita e non chiede altro che essere libera di scegliere il proprio futuro. Ma cosa succede quando il destino si mette di traverso? Il rampollo di una dinastia di gioiellieri precipita da un palazzo veneziano. Un suicidio, o forse un tragico incidente. Il colonnello della guardia di finanza Dante Braghin ha più di un dubbio e chiede a Fortunata di esaminare il cadavere: il suo occhio sa notare dettagli che potrebbero sfuggire anche al miglior anatomopatologo. Suo malgrado, la ragazza verrà così coinvolta in un’indagine pericolosa, quando l’unica cosa che vorrebbe è creare torte e portare dolcezza nella vita delle persone. Sullo sfondo suggestivo della laguna di Chioggia e delle calli affollate di Venezia, Stefania Crepaldi costruisce una storia di straordinaria freschezza, che unisce i toni del giallo a quelli del black humour, dando vita a una serie di personaggi difficili da dimenticare. Leggi meno
Stefania Crepaldi è editor di romanzi e consulente editoriale. Co-fondatrice dell’agenzia editoriale Editor Romanzi. Veneta, classe ’87, laureata all’Università di Pisa. Negli anni ha seguito autori che hanno pubblicato con prestigiose case editrici (tra cui Mondadori, Fanucci, Giunti, Sperling & Kupfer) e autori che hanno pubblicato in self publishing raggiungendo traguardi importanti. Ha scritto per la Dino Audino Editore, la migliore casa editrice italiana specializzata in narratologia, il libro Lezioni di narrativa. Regole e tecniche per scrivere un romanzo (2021).
Ho sempre pensato che l'amore ti ingabbia e quando ho smesso di crederci per cinque minuti la mia nuova scintillante e speranzosa vita è andata a rotoli.
Questa è la mia seconda esperienza con Fortunata Tiozzo Pizzigamorti, venticinquenne erede di un'impresa di pompe funebri (dove lavora lei stessa come tanoesteta, ovvero colei che cura e trucca le salme), aspirante pasticcera nell'anima e coinvolta in indagini locali contro la sua volontà.
All'inizio, mi ha un po' lasciato perplessa la decisione di glissare sul precedente volume, come se si partisse da qui con la serie; questo fa sì che, da un lato, la prima parte del romanzo venga dedicata a riprendere temi già introdotti, con qualche ripetizione e con una certa staticità della trama; dall'altro, alcune cose sono invece date per scontate (un esempio tra tutti, la figura di Vito e il mistero che aleggia intorno perde a mio parere impatto, se uno non sa cosa è successo tra i due). In realtà, DI MORTE E D'AMORE è davvero una lettura da recuperare perché merita.
In ogni caso, anche stavolta la narrazione riesce a catturare il lettore e a condurlo. quasi per mano, con ironia e simpatia, nell’afa di Chioggia. Riscopriamo i colori e le atmosfere della cittadina e della laguna, i suoi abitanti, le manie e le loro caratterizzazioni (direi che l'ambientazione è azzeccata, uno degli elementi migliori del romanzo; tant'è vero che le ultime volta in cui son passata per Chioggia, mi sono scoperta a rintracciare mentalmente qualche punto di riferimento letterario nella realtà...). E poi c'è la famiglia protagonista che è caratterizzata bene, a partire dal padre, che lavora in piccolo ma sogna in grande (i gadget funerari sono una trovata di black humour che ho adorato) e per finire con la nonna, premurosa ma lievemente dispotica. Ecco, preferisco i due persino a Fortunata, che mi piace in varie occasioni, ma tende a volte a essere un po' pesantuccia, con il suo ininterrotto povera-me- nell’universo: spero che questa ragazza sbocci presto e trovi uno sprazzo concreto di serenità (e amore).
Per ora rivolgo una preghiera per il proseguimento della serie: diamo più spazio al signor M e alla nonna (e la mia fedeltà sarà assicurata).
La morte è un messaggio d'amore per noi che restiamo, è un invito a godere di nuovo delle nostre giornate. Ci ricorda di non tentennare, ci indica una direzione. Io non temo la morte, perché rispetto troppo il messaggio che porta con sé.
Sognava di fare la pasticcera. Fa la truccatrice in un’impresa funebre. E l’investigatrice per caso. Lei è Fortunata, la protagonista della storia che spesso viene chiamata la figlia della m0rte, proprio perché da 10 anni lavora nell'agenzia funebre del padre, anche se il suo sogno è ben diverso, vorrebbe diventare una pasticciera. Ma esiste il lavoro dei sogni e il lavoro che il destino sceglie. Nonostante cerca di allontanarsi dalla sua città per i brutti ricordi, puntualmente ci casca e ritorna dal padre e dalla nonna, questa volta in veste di investigatrice. Un giorno viene a sapere della morte di un nobile, figlio di importanti gioiellieri del paese… e qualcosa non quadra. Quel qualcosa è davvero misterioso e intrigante… Fortunata viene coinvolta in un’indagine pericolosa e più grande di lei. Un libro fuori dalla mia comfort-zone ma che mi ha tenuta incollata alle pagine. Una storia ambientata a Venezia che si è rivelata interessante, ironica, piacevole e super scorrevole, dai toni del giallo a quelli del black humour. Fortunata è stata proprio una bella compagnia, una donnina che continua a inseguire i sogni, nonostante sia “costretta” a vivere di altro. Che finale avrà la nostra protagonista? Tocca a voi scoprirlo.
" Molti sono convinti che l'unica forma che la morte prende sia quella di un corpo rigido, svuotato della sua anima. Ma a morire sono anche i sogni, le aspirazioni, i desideri. E quando la morte si impossessa di tutto, possiamo anche rimanere caldi e vitali in superficie, ma sotto ci spegniamo lentamente."
E ancora.
" I dolci sono un attimo lieto e frivolo in una giornata difficile e poter contribuire alla diffusione di questa leggerezza mi dona pace."
Fortunata è questo dualismo: lavora con la morte e sogna di applicare il suo talento nel confezionare il piacere di un dolce, che sia avvolgente e consolatore al tempo stesso.
Se aggiungiamo un mistero da risolvere per una morte che non convince, un padrino colonnello nella guardia di finanza e una Chioggia come location affascinante ci troviamo fra le mani un piacevole romanzo di narrativa di intrattenimento.
A venticinque anni non essere liberi di seguire le proprie attitudini perché “l’attività di famiglia” ha bisogno di te; per di più, un padrino che ti coinvolge nel suo lavoro – che, per essere precisi, è strettamente legato a quello che la famiglia impone!
[…] penso a come far capire a mio padre che intendo davvero diventare una pasticciera nella vita, che deve smetterla di dare per scontato che seguirò le sue orme.
A corti discorsi, Dante – il suo padrino – le chiede di osservare bene il defunto nel momento in cui andrà a renderlo presentabile. Infatti, il lavoro che tanto odia – per il quale invece è tanto portata! – è truccare i morti: Fortunata Tiozzo Pizzegamorti è la tanatoesteta della omonima (senza Fortunata) azienda di pompe funebri.
«È morto un ragazzo della tua età. Una brutta storia. […] Era il figlio di una famiglia facoltosa, e si è suicidato. O almeno, è quello che qualcuno vuole farci credere.»
Non è facile occuparsi di un giovane, soprattutto se non è l’unico caso. Ma come Dante fiutava, c’è qualcosa sotto, di veramente molto grosso. Fortunata ha già avuto modo di dimostrare le sue qualità di “detective per caso” e, nel caso, ci si ritrova con entrambi i piedi. Prima mani in pasta e poi tra le braccia dell’assassino.
Mi sono imbattuta nella bellissima cover di Morire ti fa bella, poi ho letto il nome dell’autrice, che apprezzo da tempo in veste di editor; ho quindi colto al volo la proposta di lettura dalla casa editrice. Mi piacevano gli indizi: Fortunata (sì, il nome!), il sogno di fare la pasticciera (a chi non piacerebbe!), il mistero da risolvere (quindi la parte “gialla”)… Insomma, mi sono sbellicata dalle risate fin dalle prime battute!
Vogliamo parlare del padre “visionario”, con i molteplici slogan da far accapponare la pelle (tanto per… una pompa funebre del mio capoluogo ha adottato la strategia del Signor Tiozzo Pizzegamorti, sembra più uno stacco di comicità che di una pubblicità social per il caro estinto!)? Lo adoro, come l’originale Fortunata, la nonna. Bei personaggini che formano un contorno davvero succulento; anche se il patron Pizzegamorti ha combinato un bel caos, che spero sistemerà nella prossima storia. Perché ci sarà, vero Stefania Crepaldi?
Mi resta solo un grosso dubbio, forse il mio handicap principale per non aver letto il primo volume (mannaggia a me!): Vito, come si è manifestato in passato? È sempre apparso e se n’è andato come un fantasma? State tranquilli perché la lettura non risente la mancanza di questo personaggio, solo la mia curiosità che mi porterà, nel mese di agosto, a recuperare “Di morte e d’amore” (link amazon).
Un appello a Fortunata: qualora cercassi una socia, per una attività di pasticcieria, mi candido; sai, potrei aiutarti anche in qualche indaginetta e sollevarti dal peso ingombrante di Dante :-)!
Correte a leggere Morire di fa bella, perché c’è da arrovellarsi il cervello, ma con il sorriso stampato in faccia!
L'idea di questo libro mi sembrava davvero carina e quando l'ho iniziato ero al settimo cielo! Finalmente era tra le mie mani, evviva! Ma... è stata un'esperienza abbastanza deludente. Certo, la cornice è veramente bella, Chioggia e Venezia sono due città splendide e qui vengono ritratte magnificamente, sembra davvero di essere là insieme a Fortunata (anche se avrei preferito che la storia fosse ambientata magari in primavera... non mi serviva un ricordo del caldo soffocante e umido che presto arriverà a tormentare la mia esistenza! E io non ho nemmeno l'attenuante di essere in un posto meraviglioso. Mi tocca solo l'umido e il caldo... sigh! Ma questa non è certo colpa del libro!). Comunque... cornice meravigliosa e premesse interessanti, perchè Fortunata è una tanatoesteta che si improvvisa investigatrice e questo era quello che più mi aveva attratto del libro. Ed è molto interessante. La parte relativa al lavoro di Fortunata è molto interessante e l'ho apprezzata molto. Quello che non ho apprezzato è Fortunata. Che dovrebbe essere una giovane donna adulta ma sembra più un'adolescente. Lasciamo perdere poi ogni riferimento all'amore della sua vita (e no, non mi sto riferendo alla pasticceria) che ogni volta che veniva nominato mi faceva alzare gli occhi al cielo. La famiglia di Fortunata non è che sia messa molto meglio, il padre è la macchietta comica del libro, e anche se di tanto in tanto mi ha fatto sorridere, è anche una figura decisamente tragica. La nonna è un personaggio un po' più complesso, ma anche lei non mi ha completatamente soddisfatto. Lo scheletro è buono ma la sostanza è ancora da perfezionare. Andrea è l'unico su cui non ho niente da ridire. Tutto sommato è stata una lettura veloce e scorrevole, ma i personaggi non mi hanno conquistata e mi aspettavo di più.
I was really excited by this book because the premises were so intriguing! And when I, finally!!!, started it I was so so happy! But it didn't last. I was quite disappointed by this book because it has an amazing idea but a sloppy execution. The setting is amazing, Chioggia and Venice are two wonderful cities and the author did an amazing job with them because it is like we are really there, walking alongside Fortunata. It was precious. And Fortunata's job is interesting, and the parts about that were intriguing. She is a mortician (but she is the expert who makes the body "beautiful" again, to be shown at the funeral... sorry, my explanations aren't so good, but I think you'll get what she does). Anyway, these parts were beautiful and I enjoyed it, but the characters were... meh. (And the plot was interesting but pretty slow to move around, even if the book as a whole is a pretty fast read). Fortunata is a young woman who acts like a teen. Annoying. And every time she mentioned the love of her life I eye-rolled so bad! His father is the comic relief of the situation, and he is funny from time to time, but he is also quite the tragic figure. The granma has potential, and the "bones" are good, but there is some work to still be done with her, too. The only one I have nothing to say about is Andrea, I like him!
Ringrazio la Salani per avermi inviato questo libro dandomi la possibilità di leggerlo in anteprima. "Morire ti fa bella" è un giallo ambientato in Italia che vede come protagonista Fortunata, una ragazza che pare avere il destino già scritto: fare la tanatoesteta presso l'agenzia funebre di suo papà. Seppur lei ambisca a diventare pasticciera, c'è qualcosa che la tiene legata al suo lavoro. Forse non una passione forte come quella che ha per creme e bignè, ma certamente il senso di responsabilità che pare non sapere di avere la tiene legata alla morte come se fosse il suo unico filo per la vita.
Il caso vede protagonista Gregorio, un ragazzo appena maggiorenne che pare essersi suicidato. Ma ci sono dettagli che non combaciano nel racconto dei famigliari: possibile che l'epilogo possa essere un altro? Toccherà a Fortunata ed Andrea scoprirlo.
Sono tornata nella mia comfort zone dopo diversi mesi di stacco dai gialli e devo dire che mi è piaciuto molto rituffarmi nel mondo investigativo.
Mi è piaciuto molto questo libro, anche se vi giuro non ho sopportato neanche per un secondo la protagonista. È una lagna continua, pensa che tutte le avversità accadano a lei e non ha il coraggio di cambiare vita nonostante la sua ambizione sia quella. Personalmente penso che non sopporterei neanche cinque minuti la compagnia di Fortunata... Stefania lo sa, gliel'ho detto, è un personaggio che ho trovato un pelino pesante.
<> Dopo essersi allontanata dalla famiglia di origine per cui è obbligata a lavorare presso l'impresa funebre che si tramanda da generazioni, Fortunata viene ritrovata dal suo padrino Dante Braghin, colonnello della guardia di finanza, che la prega di tornare a casa per aiutarla a risolvere un crimine. Dopo un primo riluttante momento, la protagonista si ritrova catapultata nella vita precedente, con un padre assente e troppo impegnato ad allargare l'impresa scimmiottando un noto brand del settore che non viene mai nominato, e una nonna che pare viva solo nella sua cucina. In questo libro si lascia poco spazio alla trama investigativa, che risulta piuttosto banalotta e conclusa più che frettolosamente, per esplorare quei <> di cui si parla praticamente in ogni capitolo. Fortunata, stanca dell'amore e dei relativi problemi, capita al centro di un triangolo amoroso lasciato in sospeso, probabilmente per poterne ricavare un seguito. È un romance travestito da giallo, carini gli sprazzi di black humor e la descrizione dei dolci, ma del resto si può tranquillamente fare a meno, considerando anche che alcuni aspetti della trama ed alcuni personaggi potevano essere trattati con più cura.
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“Morire ti fa bella” è un romanzo venduto come cozy crime che diventa, nella realtà, un piccolo giallo vestito di romance dove la protagonista assume ogni ruolo investendo la scena con prepotenza e lasciando ai margini i tratti che avrebbero potuto essere vincenti come l’azienda di famiglia specializzata in funerali e con mire espansionistiche importanti, il black humor e il panorama entro cui si svolge la storia.
Da amante del cozy crime, purtroppo, si notano le mancanze di questo romanzo più che i pregi. Innanzitutto, in questo genere la protagonista deve condividere la scena con il giallo che si snoda tra le pagine ma, in questo caso, le prime 180 sono praticamente prive dell’impronta mistery e unicamente centrate su Fortunata, così come la mancanza di lettura del precedente romanzo esclude dalla comprensione del triangolo amoroso insipido che viene lasciato aperto in vista di un terzo volume.
La narrazione è fresca e frizzante, belle le note familiari e i siparietti con il Signor M, promettente il ruolo di investigatrice mascherata da onoranze funebri. Peccato per le troppe pagine regalate, a parer mio immeritatamente, alla vita di Fortunata e alla sua quotidianità che annoiano e non regalano nulla alla trama, peccato per il giallo relegato al ruolo marginale, peccato per la trama scarna.
Ho appena finito di leggere il libro e già spero che la scrittrice prosegua con il secondo perché mi ha lasciato con una bella curiosità. Lettura veloce, semplice ma la trama ha quel giusto intreccio che ti fa proseguire pagina dopo pagina arrivando ad un finale inaspettato. Un mix tra il racconto della storia della protagonista, una tanato esteta ovvero una truccatrice di morti, e un giallo da risolvere. Fortunata, il nome della nostra protagonista, stanca della sua vita tra i defunti, sogna di fare la pasticcera, ma si imbatterà in un caso da risolvere e si riscopre anche investigatrice per caso. Ho ritrovato in lei un po’ la protagonista Alice dei libri di Alessia Gazzola. L’ambientazione è tra Chioggia e Venezia, posti che conosco molto bene e che l’autrice ha descritto alla perfezione con tutte le loro caratteristiche tipiche. Complimenti a Stefania Crepaldi per questo suo primo romanzo che diventerà anche un film. Per cui attendo il secondo e vi consiglio la lettura.
Secondo libro di questa autrice, avente di nuovo per protagonista Fortunata, una ragazza di 25 anni che per lavoro fa la tanatoesteta (trucca i morti), ma che sogna di fare la pasticciera. Premetto subito che non è indispensabile aver letto il libro precedente, Di morte e d’amore, in quanto le informazioni necessarie vengono ribadite.
Forse all’inizio proprio questo mi ha spiazzato un po’, la sensazione di non essere andata avanti da parte di Fortunata. Il libro comincia dove era finito il precedente, ma la protagonista, per la prima parte del libro, è “statica”, non ha un’evoluzione, mi sembra ancorata alle dinamiche del precedente libro, senza far nulla per cambiare o per accettare. La ragazza non ama il lavoro della famiglia, si sente reietta, non ha amici, viene guardata male dalla gente perché legata alla morte e patisce tantissimo questo isolamento. Il padre di contro ripone in lei aspettative altissime per la prosecuzione dell’impresa familiare, anche perché lei è particolarmente brava e capace nel suo lavoro. La nonna, l’amico cuoco che le permette di cucinare, il padrino finanziere, tutti la indirizzano a continuare la sua strada già tracciata, che però lei non vuole più fare (anche se come detto prima a parte lamentarsi tanto non fa nulla).
Dopo la metà però il libro ingrana la marcia e anche la parte investigativa si fa più intrigante, ma soprattutto Fortunata ha finalmente un’evoluzione, lenta e precisa, ma che ho apprezzato. Se a inizio libro non sopportavo troppo la protagonista (né il padre), alla fine sono riuscita a capirla (anche un po’ lui), a provare empatia e soprattutto ho visto la maturazione del personaggio, che ho apprezzato molto.
Tra i secondari ho adorato, tantissimo, Andrea. Spero nei seguiti di scoprire di più sul suo passato, sulla sua famiglia, ma da subito mi ha colpito e l’ho proprio apprezzato tanto. Un altro personaggio che mi ha incuriosito è Vito, ammantato di mistero, ma in qualche modo sempre presente. ... continua sul blog
Dopo aver letto il primo romanzo "Di morte e d'amore" dedicato alla tanatoesteta Fortunata, non potevo non proseguire la serie. Ma veniamo al mio pensiero.
La storia, così come nella precedente avventura, è ambientata tra Chioggia e Venezia. Questa volta, però, Fortunata viene contattata dal suo padrino Dante Braghin, colonnello della Guardia di Finanza, che nutre forti dubbi sulla morte – apparentemente un suicidio – di Gregorio, figlio di una nota e influente famiglia veneziana, proprietaria di numerose gioiellerie nella zona e non solo. Fortunata scoprirà ben presto che non è tutto oro quel che luccica: Gregorio, il giovane suicida, nascondeva un enorme scheletro nell’armadio.
Anche in questo nuovo capitolo ho ritrovato la penna scorrevole e fluida che avevo già apprezzato nel primo romanzo dell’autrice. La lettura procede con leggerezza e naturalezza. Le descrizioni di Chioggia e Venezia sono evocative, tanto da farti sentire immerso nei luoghi e nei suoni della laguna.
C'è anche una buona dose di humor, che rende la lettura ancora più piacevole e contribuisce a mantenere un tono brillante. Ho però sentito la mancanza di un maggiore approfondimento dei nuovi personaggi e di quel tocco cozy crime che avevo tanto apprezzato nel volume precedente.
Pur essendo il secondo libro della serie, può essere letto anche in modo indipendente: la trama principale è chiara e ben costruita. Chi non ha letto il primo capitolo, però, potrebbe perdersi qualche dettaglio legato alle relazioni tra i personaggi, che arricchisce ulteriormente l’intreccio.
Nel complesso, è una lettura piacevole, ben scritta e capace di trasportare nei suoi scenari suggestivi. La consiglio a chi è in cerca di una storia fresca, leggera e con un tocco di originalità.
Trama: Fortunata vorrebbe fare la pasticciera e, quando può, si rifugia nel laboratorio del suo amico Mario, che le insegna l’arte dei dolci. Suo padre, però, è il titolare di un’agenzia di pompe funebri e ha bisogno del suo talento nella preparazione dei defunti. Ma cosa succede quando il destino si mette di traverso? Il giovane rampollo di una famiglia in vista veneziana precipita da un palazzo. Sembra trattarsi di un gesto volontario, o forse un tragico incidente. Il colonnello della guardia di finanza Dante Braghin ha dei dubbi sulla dinamica dell’incidente e chiede a Fortunata di esaminare il corpo, coinvolgendola in un’indagine pericolosa.
L’autrice ci regala un romanzo giallo dal ritmo scorrevole e carico di colpi di scena, che con un’insolita ironia e un black humor pungente da vita a singolari personaggi difficili da dimenticare.
Ho iniziato la lettura senza alcuna aspettativa, ma non sono più riuscita a metterla giù neanche per un attimo. Infatti l’ho divorato in due giorni. Fortunata si è rivelata una gran bella compagnia per la mia noiosa e uggiosa domenica pomeriggio. Spero che la vicenda abbia un seguito.
Partiamo bene! ho cominciato dal secondo invece che dal primo! Sono un genio.
Ad ascolto concluso non sono sicura che cercherò di recuperare il primo tono della serie. Purtroppo non ho trovato nel raccontolo humor e la leggerezza che mi aspettavo di trovare, lasciamo stare una qualche logica sulle ragioni che spingono un colonnello della Finanza ad utilizzare civili per indagini varie, pure pericolose, a tratti. Premesse logiche non pervenute, quindi, e non è che le pretendessi fondate, mi bastava ci fossero. Ci sarei pure passata sopra se la protagonista non fosse una lagna infinita, che non ha un briciolo di carattere (ok, posso capire che tu sia bullizzata per il mestiere di famiglia, ma prima o poi capirai che in quello specifico campo non ci sarà mai crisi! E a una certa quelli che fanno gli scongiuri li puoi pure mandare a quel paese, o dirgli che si calmino, che rischiano di finire sul tuo tavolo per l'ultima sistemazione no?). Oltretutto il padre e la nonna le faranno anche pressioni, ma se fosse davvero decisa a fare la pasticcera se ne fregherebbe delle difficoltà e si darebbe da fare in quel campo. Meno male che gli altri personaggi sono un po' meglio, tranne l'insopportabile Vito (personaggio che pare sia comparso nel primo libro e che qui rompe le scatole e basta, comparendo come insopportabile deus ex machina risolutore). Plauso a Papà Pizzegamorti e alla nonna, molto meglio della protagonista.
Fortunata è una ragazza che ha un presente nel quale non si trova. Ed il cuore che è quasi spezzato perché non vede da un po’ l’uomo che le fa tremare i battuti.
Figlia del Signor M e nipote di una nonna arzilla dal quale ha preso il nome. Fortunata lavora con il padre nella ditta di famiglia: l’onoranze funebri, ma Fortunata vorrebbe diventare pasticcera, ma il padre le fa pressione per continuare a lavorare al suo fianco.
Un giorno Fortunata riceve una chiamata da parte di suo padrino Dante che le chiede se può aiutarlo in un caso di suicidio di un giovane rampollo di una famiglia per bene di Chioggia: la dipartita di Gregorio sembra aver qualcosa che non va.
Inizia così la collaborazione di Fortunata con le forze dell’ordine, sotto copertura.
Ma cosa nascondono i genitori di Gregorio? Ma soprattutto perché un giovane ventiquattrenne avrebbe dovuto porre fine alla sua vita, nonostante i genitori affermino che fosse depresso?
Ogni modo verrà al pettine e tra un giro di frusta e l’altro, tra un passo in una Calle e l’altra il mistero sarà risolto, anche se con esso arriverà una notizia che sconvolgerà Fortunata e che le farà prendere una decisione importante per la sua vita.
Un libro che cela tra le sue parole un forte messaggio verso la vita: puoi essere chi vuoi essere, basta seguire la giusta direzione e non esser mai dalla parte del torto. Tutto arriva quando è il momento.
“La perdita non esiste, tutto si trasforma. Ciò non significa che saremo esenti dal dolore e dalla sofferenza. […] Dalle macerie (ancora una volta) si può ricostruire qualcosa di migliore.”
Il ritorno di Fortunata Tiozzi Pizzegamorti era da me più desiderato di quanto immaginassi. Mi aveva particolarmente entusiasmata il primo libro (“Di morte e d’amore”) e quando ho ritrovato Fortunata in questa seconda avventura, non ho potuto che esserne felicissima. La nostra protagonista lavora come tanatoesteta. Una parola che non in molti conoscono: è la persona che si occupa di truccare e sistemare i morti prima del funerale. Fortunata lavora insieme alla nonna e al padre, da lei soprannominato Signor. M, nell’azienda funebre di famiglia. È incredibilmente brava nel suo lavoro, ha un vero talento per la tanatoestetica, ma la ragazza ha un sogno nel cassetto: diventare pasticcera. L’amico Mario, pasticcere a Chioggia, la ospita e si fa aiutare da lei nella preparazione dei dolci, insegnandole tutto ciò che sa, mentre Fortunata continua ufficialmente a seguire il padre nelle case dei defunti.
Ma ancora una volta Fortunata è stata contattata dal suo padrino, il comandante della Guardia di Finanza di Chioggia, Dante Braghin, che ha bisogno del suo aiuto: Fortunata si sta occupando della salma di Gregorio Chiodoro, unico figlio dei coniugi Chiodoro, tra le persone più ricche di Chioggia e titolari di un impero della gioielleria. Braghin chiede a Fortunata di aprire bene le orecchie e sfruttare la sua invisibilità in quanto becchina per carpire informazioni, frasi segrete, avvenimenti inspiegabili, così da capire se Gregorio si è davvero suicidato come tutti credono oppure se è stato assassinato. Nella sua missione Fortunata viene affiancata da Andrea, dipendente di uno dei negozi dei Chiodoro. ~ La scrittura della Crepaldi è molto scorrevole ed è impossibile non affezionarsi a Fortunata, un personaggio con cui entri in empatia, anche grazie alla scrittura in prima persona che coinvolge il lettore facendogli sentire i pensieri, i problemi, i desideri della protagonista. Una cosa che avevo adorato nel primo libro e che qui purtroppo non c’è, è il punto di vista della città di Chioggia. Un punto di vista cinico, a tratti crudele, di una città che odia essere testimone di atti terribili. L’avevo trovata un’idea originale e mi dispiace non sia stata riportata anche nel secondo libro. Ci sono degli aspetti che secondo me sono stati curati male in questo secondo romanzo, per esempio inizialmente Fortunata si lamenta del fatto che il padre rivede talmente tanto in lei sua madre morta, da quasi soffrire ogni volta che la guarda o comunque trattarla in un modo un po' distaccato. Nel primo libro la cosa era più visibile, invece in questo romanzo il padre è adorabile, gentile con lei, entusiasta, vuole coinvolgerla e vuole farsi aiutare, vuole includerla sempre di più in questa azienda di famiglia riconoscendo il talento della ragazza. Perciò ad un certo punto tutta questa ritrosia che lei ha verso di lui, il suo odio e il suo prenderlo in giro, arrivano ad infastidire il lettore, perché il Signor M. non merita le continue critiche di lei. Il Signor M. è così adorabile che Fortunata ne esce come un lamentona viziata. Cosa che non è. Manca quella sfumatura del rapporto tra i due che c'era di più nel primo libro. ~ Ma parliamo dell’indagine: a mio parere ce n’è troppo poca. Nelle ultime cento pagine si entra nel suo vivo, però avrei voluto vederne di più e, quando arriva, si risolve in due capitoletti. La risoluzione inoltre era abbastanza semplice da intuire, io c'ero quasi arrivata, nel senso che avevo indovinato metà di tutto l’inghippo, quindi non capisco come un'eventuale Guardia di Finanza non abbia compreso e che gli servisse Fortunata. Però ci può anche stare che l’autrice abbia preferito andare sul sicuro e creare un caso facile da sbrogliare e non troppo intricato. ~ Avendo io letto sia il primo volume che il secondo, mi sento di dare un mio parere in merito. Secondo me il primo volume è superiore. Mi spiego meglio: oltre a una struttura del romanzo più interessante (per esempio il punto di vista della città, che avevo trovato bellissimo, come ho già detto), l’indagine è stata più debole in questo secondo libro, mentre nel primo molto più interessante. La caratterizzazione dei personaggi è nettamente migliore nel primo, sia per quanto riguarda i buoni che i cattivi. A mio parere, per capire appieno tutti i personaggi e Fortunata in primis, è necessario leggere il primo volume. Nonostante ciò, Fortunata è entrata nel mio cuore e affezionarsi a lei, con i suoi alti e bassi, è semplicissimo. ~ In conclusione, nonostante alcune cose che non mi sono piaciute, ”Morire ti fa bella” è una lettura molto gradevole. Se vi piacciono i libri di Alessia Gazzola e Alice Basso, anche Stefania Crepaldi fa per voi. “Morire ti fa bella” è un libro che si fa leggere, scorrevolissimo grazie a una scrittura brillante, semplice e molto divertente. È una perfetta lettura per l'estate. So che ne sono stati acquistati i diritti per rendere il romanzo una serie tv e secondo me si presta benissimo. C’è tutto ciò che una serie tv d’intrattenimento richiede.
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In questa nuova avventura, Fortunata, di professione tanatoesteta ma amante della pasticceria, viene chiamata di nuovo dal suo padrino Dante, a passare inosservata per indagare su una famiglia di gioiellieri, il cui unico figlio si è (apparentemente) suicidato. La protagonista scoprirà così che non solo non è tutto oro quello che luccica, ma che Gregorio, il giovane suicida, aveva un enorme scheletro nell'armadio. Troverà finalmente un caro amico di nome Andrea, suo coetaneo, anche se il suo cuore continua a battere per l'inafferrabile Vito.. Carino e si legge velocemente.
Mi è piaciuto molto il contesto lavorativo della protagonista, Fortunata, di fatto molto particolare; nonostante sogni di fare la pasticciera, è costretta ad aiutare il padre che ha un’impresa di pompe funebri; il suo compito è preparare i morti, curarsi di loro, vestendoli ma soprattutto truccandoli. Ho apprezzato la delicatezza e il rispetto con cui approccia i defunti, donando loro un ultimo barlume di bellezza e dignità. La trama gialla è abbastanza intrigante, molto buona l’ambientazione (Chioggia). Durante la lettura mi sono resa conto di alcuni riferimenti che stonavano con la storia personale della protagonista, poi ho capito perché: questo è il secondo volume di una serie, quindi per conoscere i particolari dovrò quanto prima leggere il libro precedente. Comunque questo non ha diminuito il piacere della lettura: quattro stelle quasi piene.
💗RECENSIONE💗 Fortunata, giovane truccatrice per un'impresa di pompe funebri, ha un sogno ben diverso dal suo impiego quotidiano: diventare una pasticciera e portare dolcezza nella vita delle persone. Tuttavia, il destino sembra avere piani differenti per lei. Suo padre Emilio, titolare di un'agenzia di pompe funebri, ha bisogno del suo talento nel preparare i defunti per l'ultimo saluto. Inaspettatamente, Fortunata si trova coinvolta in un'indagine complessa quando il colonnello della Guardia di Finanza Dante Braghin le chiede di esaminare il corpo di un gioielliere precipitato da un palazzo veneziano. Ciò che appare come un suicidio o un tragico incidente si rivela presto qualcosa di più torbido, e Fortunata, suo malgrado, diventa un'investigatrice improvvisata sullo sfondo delle affascinanti calli di Venezia e della laguna di Chioggia.
Analisi della storia e temi centrali La trama di Morire ti fa bella si sviluppa su due filoni principali: da un lato, la vita quotidiana di Fortunata, intrappolata in un lavoro che non ama ma che esegue con dedizione e talento, e dall'altro l'indagine su un caso di morte sospetta. L'autrice affronta con una vena ironica temi profondi come il rapporto con la morte, la ricerca dell'identità personale e il conflitto tra le aspettative familiari e le ambizioni individuali. Il black humour è la chiave narrativa che consente di alleggerire una materia delicata, rendendo il romanzo piacevole e mai macabro.
Scrittura e caratterizzazione dei personaggi Stefania Crepaldi dimostra una scrittura fresca, scorrevole e vivace. Il suo stile è capace di equilibrare momenti di riflessione e introspezione con dialoghi brillanti e situazioni comiche.
Fortunata è una protagonista sfaccettata: ironica, pragmatica ma con un cuore sensibile. La sua passione per la pasticceria diventa una metafora della ricerca di dolcezza in un mondo spesso dominato dalla freddezza della morte. Dante Braghin, invece, incarna il tipico investigatore rigoroso ma con sfumature umane che lo rendono più vicino al lettore. I personaggi secondari, come il padre Emilio e l'amico pasticciere Mario, aggiungono spessore alla narrazione e creano un contesto variegato che amplifica il senso di comunità tipico dei piccoli centri italiani.
Ambientazione e atmosfera L'ambientazione tra Chioggia e Venezia è uno dei punti di forza del romanzo. Le descrizioni della laguna veneziana e delle calli affollate immergono il lettore in un'atmosfera suggestiva e malinconica. Crepaldi riesce a rendere tangibile la bellezza decadente di Venezia, alternando momenti di quiete a scene più dinamiche legate all'indagine.
Tecniche narrative e progetto complessivo Il romanzo mescola con abilità elementi del giallo tradizionale con sfumature umoristiche e tocchi di narrativa contemporanea. L'indagine procede con un ritmo bilanciato, evitando forzature o colpi di scena eccessivamente artificiosi. La scelta di affidare a una figura atipica come Fortunata il ruolo di investigatrice rappresenta una mossa vincente, che aggiunge originalità al genere.
Punti di forza e debolezze Punti di forza:
La caratterizzazione dei personaggi, in particolare Fortunata, è ben riuscita e credibile.
L'ambientazione suggestiva tra Venezia e Chioggia arricchisce la narrazione.
La commistione tra black humour e tematiche profonde rende il romanzo piacevolmente originale.
Debolezze:
Alcuni passaggi legati all'indagine risultano prevedibili.
La risoluzione finale potrebbe apparire un po' affrettata rispetto alla costruzione dell'intreccio.
Qualche personaggio secondario avrebbe meritato uno sviluppo più approfondito.
Editing e struttura L'editing è curato, con una buona fluidità testuale e un impianto narrativo solido. La struttura è ben organizzata, alternando momenti di vita personale della protagonista con lo sviluppo dell'indagine senza risultare frammentata.
Morire ti fa bella è un romanzo che riesce a sorprendere per la sua freschezza e originalità. Stefania Crepaldi costruisce una storia che, pur affrontando temi complessi come la morte e il dolore, mantiene una leggerezza coinvolgente grazie a una protagonista indimenticabile e a un'ambientazione affascinante. Nonostante alcune prevedibilità nell'intreccio, il romanzo si distingue nel panorama del giallo contemporaneo italiano.
Votazione: 4/5 💓 Domenico Di Pinto recensione book lovers blog
"Nota: la metrica delle recensioni si basa sul mio metodo di lavoro con case editrici e agenzie. Eventuali similitudini saranno segnalate."
L’odore del mare arriva fino a qui, assieme ai profumi che produce il laboratorio di Mario e mentre passeggiamo per Chioggia e ne ammiriamo la sua bellezza ci accorgiamo che Fortunata non c’è. Dove sarà finita? La nostra protagonista si è rifugiata in un posto molto lontano dalla sua solita routine, amareggiata e triste dopo quanto accaduto alla sua vita e ai suoi sogni. Ma Dante è lì che l’aspetta perchè molte persone hanno bisogno di lei.
Ed è così che tutto riparte, ed io mi sono ritrovata a rivivere molte delle emozioni che mi avevano accompagnata durante la sua prima avventura, un mix di rabbia e voglia di riscatto che mi hanno tenuta lì incollata alle pagine. Di questa storia vi basti sapere che un ragazzo è morto e Fortunata grazie alle sue abilità è chiamata ad aiutare il suo padrino che si trova in un vicolo cieco. Ed ecco che la tanatoesteta con il sogno di fare la pasticciera si trasforma in una investigatrice in erba e tra calli assolati e moretti veneziani ci porterà alla scoperta di un mistero.
Ho trovato la scrittura di Stefania come al solito impeccabile, non una riga fuori posto e tutto studiato alla perfezione; Fortunata sta crescendo e lo si vede dal suo modo di pensare e dalle domande che si pone su se stessa e sulla sua vita. Dubbi, incertezze e sogni, quelli non mancano mai. La storia si legge benissimo è scorrevole e il caso da risolvere discretamente congeniato anche se da amante dei thriller ho trovato alcune ingenuità nella storia che avrebbero avuto necessità di una spiegazione in più. Molto molto bello il personaggio di Andrea, che tra tutti gli uomini è quello che ho in assoluto preferito. Un uomo con la voglia di riscattarsi agli occhi del mondo e protettivo verso questa sua nuova amica.
Così come per Di morte e d’amore, la figura del Signor M. mi ha fatta imbestialire, io questo padre così concentrato su se stesso non lo capisco. Sua figlia è infelice e lui non fa nulla per aiutarla a realizzare il suo desiderio più grande, anzi la spinge sempre più verso una carriera che non sente giusta per lei. Ma io confido che Fortunata cresca ancora e capisca cosa voglia davvero per essere felice.
E poi c’è il finale che secondo me è perfetto, un colpo di scena che non mi aspettavo minimamente ed ua frase che chiude il libro che mi ha emozionata e fatto gridare: E ADESSO? E adesso temo bisognerà aspettare che Fortunata torni nuovamente tra di noi per mostrarci cosa succederà nella sua bella Chioggia.
Ed io sono qui pronta ad accoglierla a braccia aperte.
Uno di quei libri che ti convincono già dal titolo, capaci di catturare l’attenzione semplicemente giocando con le parole e il loro senso, ottenendo l’effetto desiderato: esser presi e divorati. Ecco il mio primissimo approccio con la scrittura di Stefania Crepaldi e la sua deliziosa, quanto accattivante, idea di protagonista stravagante e iconica. Un modo buffo per presentare Fortunata, una giovane donna che desidera ardentemente intraprendere e concretizzare la sua passione per la pasticceria, ma si ritrova impigliata nell’attività di famiglia che la soffoca “letteralmente e fisicamente”. Da un padre iper-attivo, giocherellone e a tratti cringe, ci affacciamo al mondo del tanatoesteta e le onoranze funebri, senza mai perdere di vista il ruolo di questo mestiere, ma adottando una tecnica che oscilla dal divertente al riflessivo.
Purtroppo Fortunata non riesce a scindere le cose e ritrovandosi in un vortice di eventi più grande di lei, si imbatte in una commissione a dir poco dubbiosa. Troppe lacune, troppi sospetti e troppi indizi: il caso è ufficialmente aperto.
Un approccio equilibrato e approfondito, ha reso questa storia digeribile anche toccando vette molto personali e delicate. La stessa narrazione porta il lettore a conoscere aspetti del tanatoestesa oscuri per maggior parte di noi. La cura della perfezione, la minuzia dei dettagli e il conflitto interiore di una persona che tocca con mano mille vite, finendo con mutare insieme a loro, sono solo alcuni dei momenti analizzati da Stefania Crepaldi. Ho apprezzato la scelta di trattare un mestiere così tanto distante da noi.
Ricordando il mio amore folle per Venezia, mi sono persa tra le vie narrate con dovizia di particolari, anche rimarcati a tratti. Sicuramente è presente un “ridondante” richiamo alla scelta di Fortuna, al suo sentirsi fuori luogo con le persone esterne e la sua stessa famiglia, quella voglia di scappare da tutto e ricominciare, quei sensi di colpa che l’attanagliano e quel costante sentore di fare la scelta sbagliata, sono volutamente ripetuti (più e più volte) per portare quel sentore di ansiosa paura che la protagonista avverte.
Un libro diverso, insolito e pieno di paturnie ahahah ma giusto, contornato da un caso elaborato, senza diventare deleterio al lettore. Un’ottima prima impressione.
La morte, il corpo senza veli, quante tracce si lasciano del nostro passato. Fortunata, è una ragazza come tante, con un solo scopo diventare pasticcera, ma quelle mani invece di impastare, farina, applica fard, e ogni sorta di soluzione per rendere i cadaveri presentabili. La Crepaldi, fa di Fortunata, un ossimoro.
“ Un silenzio carico pieno di demoni si insinua tra noi.”
L’autrice la fa scendere negli inferi della società, le fa capire che lei, nonostante sia la miglior tanatoesteta della zona, la fa ragionare convincendola, che la vita poteva esserle avversa.
“Forse nascondiamo tutte le nostre fragilità.”
Il carattere del personaggio principale traendo le conclusioni è un misto traverso goffo, malinconico e fiducioso, una fiducia disarmante.
Le ruotano attorno attori di spessore, il Braghin Dante finanziere, il babbo Emilio imprenditore della suddetta azienda di pompe funebri, edificata proprio nel centro di una Chioggia, ancora pettegola e provinciale. La nonna, la grande nonna di poche e schiette parole come lo sono i veneti.
“La morte xe sempre pronta, come le tole degli osti.”
Sono presenti nel romanzo piccoli inserti in dialetto, molto apprezzabili. Di sfondo popolano la vita della “fantolina”altre figure di spicco.
I sensi sono tutti presenti, si odora la morte, quando Fortunata cerca di sistemare alla meglio i defunti, l’odore di quelle guantiere ricolme di dolci minuziosamente assemblati. Gli sguardi al suo lui, irriconoscibile. Il tatto con la manipolazione degli impasti, e quella in contrasto con la morte. L’udire il risuono dei vaporetti. Il gusto di bere il caffè fatto con le miscele della mitica nonna.
In tre parole Dolcemente mortale
La parola da salvare Guantiera
Voto 3
Cosa mi è piaciuto Aver letto di questo lavoro, che non conoscevo.
Cosa mi è piaciuto meno Ho trovato qualche discordanza nella narrazione. Inoltre coinvolgere una ragazza in una indagine, solo per lo scopo che aveva esperienza con il corpo dei morti, mi sembra un po' tirato per i capelli.
La storia è entusiasmante al punto che non riuscivo a smettere di leggere: è scritto in modo accurato e pertanto la lettura scorre in maniera veloce e fluida. Le descrizioni dettagliate sia dei personaggi che dei luoghi consentono al lettore di immergersi nella narrazione. Anche l'aver ambientato il tutto a Venezia l’ho trovato una scelta estremamente funzionale alla trama.
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Iniziare il libro con dettagli lugubri e in seguito avere voglia di dolci di pasticceria è davvero una cosa bizzarra. Incuriosita dalla passione della protagonista per la pasticceria e le sue abilità per questo mestiere, ho continuato la mia lettura. Pagina dopo pagina, mi sono ritrovata in questa storia tra i racconti quotidiani di una tanatoesteta e le indagini della morte di un ricco giovane che era a capo delle più importanti gioiellerie di Venezia.
Il romanzo è scritto in prima persona e a raccontarlo è la protagonista, Fortunata Tiozzi Pizzigamorti, come se fossero pagine di diario. Le dinamiche si svolgono nelle città di Chioggia e Venezia, con una descrizione accurata da parte dell'autrice dei palazzi in stile rinascimentale e gotico e il meraviglioso mare Adriatico a fare da sfondo.
Poco chiara mi è sembrata la storia d'amore della tanatoesteta con il misterioso Vito, ma attraverso confronti con alcuni lettori ho saputo che vi è un prequel con la stessa protagonista, e nonostante siano volumi autoconclusivi è consigliato leggerne il primo in quanto vi possono essere dettagli utili.
L'autrice riesce a tenere alta l'attenzione del lettore fino alla fine, scrivendo un finale carico di suspense e colpi di scena. Con questo epilogo misterioso, mi chiedo se ci sarà anche un sequel: sarei davvero curiosa di leggere un'altra avventura di Fortunata. Resta comunque una storia intrigante che consiglio di leggere sotto l'ombrellone.
Questo è il secondo romanzo pubblicato da Stefania Crepaldi, la mia editor, ma è il primo che leggo. È molto strano per me essere dalla parte della "critica", Stefania; è stata una piacevole scoperta come autrice. La storia mi è piaciuta molto: l'autrice è riuscita ad accendere la mia curiosità, pagina dopo pagina, fino alla fine della storia di Fortunata, una giovane donna intrappolata tra le aspettative del padre, titolare di un’agenzia di pompe funebri, e il suo sogno di diventare pasticciera. Questo conflitto interiore è molto marcato, e sono riuscita a percepire la dualità della protagonista attraverso le sue emozioni ben delineate.
La descrizione dei paesaggi è ben fatta, al punto che mi è sembrato di respirare l’aria salmastra e sentire il profumo dei dolci appena sfornati. La presenza della morte, costante nella vita di Fortunata, si intreccia con la sua voglia di vivere.
L'elemento giallo prende piede con l'improvvisa morte del rampollo di una dinastia di gioiellieri, un evento che catapulta Fortunata in un’indagine che non avrebbe mai voluto affrontare. La sua capacità di osservazione, però, si rivela fondamentale per scoprire il colpevole, dimostrando che il talento può manifestarsi in modi inaspettati. La figura del colonnello Dante Braghin, con il suo carico di dubbi e domande, aggiunge ulteriore tensione alla trama.
Stefania Crepaldi ci offre una storia originale, dove le scelte a volte complicano la vita. Un libro da non perdere per chi ama le storie che sfidano le convenzioni. Ora ho iniziato il primo, "Di morte e d'amore", non vedo l'ora di conoscere meglio Fortunata.
👉🏻Un romanzo che parla di morte, ma è un inno alla vita🩷
💅🏻La nostra Fortunata colpisce ancora! Ho amato questo secondo romanzo ancora più del primo. In primis, il modo in cui è stata trattata la psicologia di Fortunata: dopo gli eventi del primo libro, è più disillusa, ma continua comunque a inseguire il suo sogno senza darsi per vinta.
💅🏻Molto molto interessanti anche i personaggi secondari, in particolare Andrea, che si svela a poco a poco. Bellissima la sua amicizia con Fortunata🥹
💅🏻Genialissimo il mistero vero e proprio, di cui non posso dire altro per non fare spoiler, ma mi ha fatta rimanere a bocca aperta😨 Non ci sarei mai arrivata xD
💅🏻Tenerissimo il rapporto tra Fortunata e suo padre, anche qui, come nel primo, uno degli elementi che mi è piaciuto di più. È sempre complicato il legame tra genitori e figli, spesso si sbaglia, ci si arrabbia, ma proprio quando si crede che qualcosa si sia rotto per sempre, ecco il colpo di scena, ecco che ci si riappacifica. Emilio è sicuramente un padre che ha sbagliato più di una volta, ma in fondo vuole il meglio per Fortunata e sono sicura che capirà sempre di più quanto per lei sia importante il suo sogno🩷
💅🏻E POI, RAGAZZI, IL FINALE!! Se quello del primo era dolceamaro, questo è tenero e pieno di aspettative🥰 Non sto nella pelle per il seguito, che a questo punto immagino proprio ci sarà💣 Fortunata ha molto da dire, è una protagonista originale e accattivante, ti fa venire voglia di saperne sempre di più su di lei, e spero che ce ne sia l’occasione😍
Ho adorato questo mistero. Una morte sospetta, una ricca famiglia che sembra più preoccupata di come verrà percepita questa tragedia dall’élite di ricchi piuttosto del figlio prematuramente scomparso, una ragazza alla ricerca della propria strada ma che cerca di non ferire la sua famiglia. Un mix perfetto di mistero, comicità e riflessione si uniscono in questo titolo.
Fortunata è la giovane protagonista, una tanatoesteta (non sapevo neanche esistesse prima di questa lettura😅). Si troverà a fare un favore al suo padrino che sta indagando sul caso di Gregorio, rampollo di una facoltosa famiglia della Serenissima, morto suicida. Qualcosa però sembra non quadrare nella faccenda e qui entrano in gioco diversi personaggi che aiuteranno a far luce sulla vicenda.
Fortunata è sempre stata a contatto con la morte fin da bambina e all'età di 15 anni ha iniziato a preparare i defunti per il loro ultimo saluto alla terra. Oltre ad essere così brava nel suo lavoro è anche un'aspirante pasticciera, la creazione di dolci è infatti il sogno della giovane donna che sembra scontrarsi con la realtà dei fatti.
Un giallo davvero ben costruito e molto scorrevole.
Un testo che si leggere, anzi dovrei dire si divora. Una storia semplice ma scritta con una maestria che tiene incollati alle pagine. Sicuramente un libro che merita un seguito per snodare qualche filo e per tornare nella vita di Fortunata e della sua banda di amici particolari.
Ecco un romanzo da leggere questa estate, lo consiglio subito, prima di parlarvene, perchè è fresco, frizzante e con un tocco di mistero. Infatti la nostra protagonista, Fortunata Tiozzo Pizzegamorti si ritrova ad essere anche un'investigatrice.
Ma andiamo all'inizio della storia. Fortunata ama fare dolci, il suo sogno è diventare una pasticcera, il suo amico Mario le insegna l'arte di fare dolci. Ma il padre ha un'agenzia di pompe funebri e vuole l'aiuto di Fortunata, ne ha bisogno. Lei si è sempre presa cura dei morti, li trucca, eppure vorrebbe poter scegliere nella vita.
Un giorno la morte di un rampollo di una dinastia di gioiellieri precipita da un palazzo, ma non si sa se per suicidio o per omicidio. Fortunata viene contattata dal colonnello della guardia di finanza per esaminarne il corpo e riuscire a vedere cose che lui non vede. Comincia così un'indagine che coinvolge la ragazza, mettendola anche in pericolo.
Ed ecco che esce fuori un romanzo coi fiocchi, una storia scritta con grande bravura dove la protagonista nella sua imperfezione cattura il lettore. Un eccellente cozy crime ricco di colpi di scena e un'ambientazione splendida tra Chioggia e Venezia, descritte accuratamente, tanto da sembrare di vederle. Quindi non posso che consigliarvelo assolutamente, preparate un bel bicchiere di vino e rilassatevi, Fortunata vi terrà impegnati.
So che l'autrice con questo libro ha vinto il torneo letterario: ''Io scrittore''. Sicuramente l'idea di mettere come protagonista una tanatoesteta che sogna di fare la pasticcera, ma si ritrova a fare l'investigatrice per il padrino che è colonnello della finanza, Dante Braghin, che indaga su un presunto suicidio del rampollo di una nobile famiglia, è originale. Anche il fatto che questo romanzo sia nato da un grande dolore che l'autrice ha dovuto affrontare è da apprezzare. Le descrizioni non sono mai né troppo lunghe né troppo corte, ha saputo tratteggiare bene i personaggi, c'è studio ed organizzazione dietro la scrittura, conosce bene i luoghi in cui viene ambientata la storia, ma francamente la storia è noiosa e la protagonista, Fortunata, insopportabile, è solo capace di piangersi addosso e subire. Una ragazza di venticinque anni che si comporta come un'adolescente che non sa cosa vuole fare da grande, l'eterna indecisa. Anche il personaggio di Vito mi sembra improbabile. Si trova sempre nel posto giusto al momento giusto, ma è invisibile ed inafferrabile, non si capisce bene cosa faccia e cosa abbia così di speciale da far battere il cuore alla protagonista. Il grande amore della protagonista, sempre camuffato, sempre in bilico tra bene e male. Non si capisce bene se il romanzo è un giallo, un romance o un misto di entrambi. Manca un po' di ironia.
Mi sono accorta che è il secondo libro di una serie troppo tardi. Ormai avevo iniziato a leggerlo e ho continuato così. Nonostante tutto la storia è capibile anche così, la mancanza si sente un pò più che altro nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto del padre di Fortunata, che comunque sono caratterizzati bene anche così. Si capisce bene perché facciano o dicano certe cose e come si sentono. Pensavo sarebbe stato un libro molto divertente dall'incipit, invece no. Ci sono scene simpatiche o dolci, ma non aspettatevi uno di quei gialli che fanno più ridere che altro. Infatti la storia ruota attorno alla morte e al lutto. Si vede anche un risvolto diverso, ovvero quello di chi ha il compito di prendersi cura del defunto. E si concentra soprattutto su quello che prova Fortunata, i suoi pensieri e sentimenti. Non è una storia particolarmente complicata e ho trovato che il finale sia stato un pò frettoloso, senza una spiegazione chiara per filo e per segno dell'accaduto, come invece viene fatto in altri libri. Comunque la soluzione del caso si capisce bene, chi sia il colpevole e perché.
In conclusione è un libro molto carino, senza troppe pretese, ottimo per passare un pò di tempo e se volete una storia non troppo complicata