Raccontare Palermo, con gli occhi e i ricordi di chi ci è nato e ne è partito, sullo sfondo di una questione aperta da molti anni: la scomparsa del giornalista de "L'Ora" Mauro De Mauro. Cosa è cambiato, negli anni, e cosa è rimasto immutato, nelle strade, tra la gente, nel mondo dell’informazione in Sicilia? Fulvio Abbate ci accompagna in una passeggiata: gli antichi palazzi, gli storici mercati, le “zone nuove”, i luoghi scelti per decine di location cinematografiche - da “Il sasso in bocca” a “Il giorno della civetta”, “Meri per sempre”, “Totò che visse due volte”... - ed esecuzioni di mafia, sono per lo scrittore teatro di memorie ma anche occasione per un’osservazione aggiornata. L’amore per questa città - “romanzo storico vivente” - non cede alla nostalgia, proprio come la riflessione non cede al moralismo o alla facile denuncia: Abbate sceglie un atteggiamento di disincanto, quasi gli sia necessario stabilire il giusto distacco dalla Palermo dell’infanzia e della formazione, e mostrarla solo per quel che è stata e quel che è. I personaggi che cita, incontra o rievoca sono vecchi amici e colleghi della stampa, che con lui hanno diviso le prime esperienze da cronista alla redazione de “L’Ora”, scrittori, uomini di cultura e di spettacolo, figure della “mitologia cittadina” (come il barone cocainomane sulla cui tomba figli e amici celebrano la sua ultima “sniffata”) o dei repertori di Cosa Nostra, i protagonisti e le vittime di coraggiosi tentativi di riscatto. Tra narrazione e reportage, si svolge così una sorta di “biografia cittadina”, all’insegna dei colori - “Più di una metafora, forse” - della locale squadra di calcio, il rosa e il nero, e di quel mistero cui nessuno ha mai trovato soluzione.