No, qui dentro non leggerete (solo) di cadaveri, violenza e fumo, nelle solite tristi e cupe atmosfere dei romanzi ambientati nei campi di concentramento. Leggerete anche di altro, perché siamo a Terezin, il più anomalo tra gli scenari d’orrore ideati dai Nazisti: il campo della musica, dell’arte, del teatro….solo apparentemente. Perché dei circa 150.000 ebrei qui rinchiusi, costretti a prestarsi a una vera e propria grottesca messinscena per celare al mondo l’atrocità dei campi, solo poco più di 3000 alla fine si salvarono. Gli altri fecero la fine che tutti noi conosciamo, dopo essere appunto serviti a salvare le apparenze. Il protagonista di questo racconto, purtroppo, non farà eccezione. Ma ogni sera, insieme ai suoi compagni, si riunisce attorno al torpore di un lumino e con loro raccoglie idee, cronache, disegni da pubblicare sul "Vadem", cioè “Avanguardia”, un giornale clandestino, arma di resistenza e baluardo di testimonianza.
In un’atmosfera onirica e sognante, il lettore, nonostante l’orrore e la tragicità che urlano il luogo in cui la vicenda è narrata, è avvolto da una sensazione di leggerezza e vitalità, in cui il coraggio e la dignità dei protagonisti vengono sempre messe in primo piano.
"Vadem" è realmente esistito, e Matteo Corradini ne ha ricostruito la storia, studiandone le pagine arrivate fino a noi e oggi conservate al museo di Terezin, per lasciarci questo romanzo delicato nonostante tutto.
Il messaggio è evidente: mai lasciare che la brutalità possa sopraffare del tutto la dignità, il rispetto per se stessi, la propria forza interiore.
Delicato e atroce. E bellissimo. Per tutti, ragazzi e adulti.