Miracolo Orientale
Questo libro è un po’ sfuocato all’inizio, come spesso è l’infanzia, quando le giornate non hanno uno scopo particolare e il tempo scorre lento. Intanto la protagonista Sara racconta la sua famiglia, si guarda intorno, attraversa l’adolescenza e il suo carattere si forma, disincantato, indipendente. Nella Gerusalemme degli anni ’30 va a fare un corso per infermiera spedita dalla madre, che non la considera abbastanza bella da stare a casa e pensare a sposarsi e questa è la sua fortuna, perché la sua intelligenza ha spazio per crescere al di là degli isterismi materni. Sono anni felici, nei quali Sara può godere di feste e concerti in compagnia di amici, senza il sentore di quanto presto l’incanto sarà rotto. Dopo, gli eventi precipitano e il tempo subisce una netta accelerazione.
Nel racconto ci sono personaggi godibilissimi, come Miracolo Orientale, lo spasimante dell’attempata zia Victoria, che non può accettarlo, a sua detta perché farebbero una coppia da ridere, donnona e omino: personaggi buffi ma anche perfettamente realistici.
E in effetti uno dei molti pregi di questo libro sta nell’essere realistico e convincente: nessuno è perfetto e senza macchia e l’escalation della violenza in Palestina viene raccontata per gradi, come una marea che monta. Niente succede d’improvviso. Sara rincontra il suo amore di ragazzina in circostanze abbastanza drammatiche, in un momento in cui la sua stima nei confronti del marito ha subito un grave colpo e attraversa una crisi che non è da romanzo rosa, semmai da romanzo di guerra.
E’ un libro fedele per quanto possibile ai fatti e alle atmosfere, che riesce a rievocare in modo vivido e conciso e contiene anche cose sorprendenti. Mi è piaciuto molto il discorso che il dottor Barzel tiene alle infermiere durante una lezione, nel quale dice che la morte è il prezzo pagato dall’uomo per la sua individualità. Quando si era materia biologica non evoluta, le cellule venivano sostituite da cellule uguali e l’entità si perpetuava. Quando le cellule si sono differenziate e hanno fatto l’uomo, l’animale, la pianta, a noi è stato dato di godere della nostra vita, emozioni, conoscenza, colori, paesaggi, sentimenti. Il prezzo è di dover restituire alla terra quello che abbiamo avuto. Mi è sembrato un pensiero “biologico”, equilibrato, soddisfacente.