Alla semplice vista dell’ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati, già sanno che è un predatore, è un’informazione scritta nel loro dna. L’ombra di un predatore umano sconvolge una tranquilla cittadina del Nordest. In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Pochi giorni dopo, alla questura arriva una busta, che contiene una lettera e un dvd, con cui l’assassino sfida la polizia, e in particolare l’ex agente Alex Nero, che viene richiamato in servizio per tentare di catturare il serial killer. La strada per arrivare alla soluzione del caso sarà tortuosa, irta di insidie e pericoli, fino alla sconvolgente rivelazione finale. L’ombra del falco è un thriller teso e cinematografico che resterà a lungo nella memoria dei lettori. Ma anche un romanzo che dipinge con toni asciutti e taglienti il ritratto di una società malata, popolata di “mostri” pure nella realtà di tutti i giorni.
un buon romanzo.. mi è piaciuto molto il fatto che le indagini sul serial killer da classico romanzo giallo, sono mischiate a intrighi e corruzione a tinte fosche tipiche del noir.. una crasi perfettamente riuscita.. mi ha ricordato i noir multi pov alla De Marco o alla Carlotto.. ottimi i personaggi, tormentati e neri, bella la trama complessa e con un paio di colpi di scena che non avevo proprio visto arrivare.. d'altro canto si sente che e un opera prima, dato alcune cose un po' ingenue: Alex è sempre al posto giusto al momento giusto, coincidenze un po' troppo fortuite, e arriva sempre al primo colpo alla risoluzione di una cosa complessa o a trovare subito l'indizio necessario.. insomma, un po' forzato in alcuni passaggi, come anche l'insta love un po' irrealistico.. tolto queste cose un po' acerbe, resta un noir del nord-est italiano avvincente e truculento!!
So che è qui da poco, ma questo credo che è un caso semplice, dice un tizio nel libro. E l'Autore ce lo fa notare, utilizzando l'immagine abusata del rumore di una lavagna graffiata. Ora, io non sono un fissato con la grammatica, né un particolare estimatore del congiuntivo. Anzi. Soprattutto nei dialoghi apprezzo l'indicativo, il parlato, il detto male. Avrei tralasciato volentieri, se solo l'Autore non me l'avesse fatto notare, chiedendosi tra l'altro come possa superare il concorso per uditore giudiziario uno che non conosce i congiuntivi. E cosa mi combina, l'Autore, qualche riga dopo? Questo: aveva pensato che era quello che le ci voleva, stasera. Non vi dico di indignarvi per quel le ci che fa tanto brigadiere affetto da lirismo acuto, tout est pardonné, però cerchiamo di non ferire di congiuntivo, perché rischiamo di perirne. Metto le mani avanti: se ci sono congiuntivi sbagliati, in questa recensione, è perché sono voluti.
Detto questo, che non è importante, parliamo del libro. La storia è ambientata a Udine e io sono partito a mille. Una storia ambientata a Udine? Uao! Adoro i giallinoir ambientati in provincia, penso sempre di trovare quelle piccole storie ignobili di pessimo gusto che mi piacciono tanto. Voglio imbattermi in Matilde Crescenzaghi, in personaggi banali, grigi, tristi. Invece no. Si capisce che le vicende si svolgono a Udine giusto perché l'Autore lo dice. Poteva essere Matera, Brighton o San Francisco ed era uguale. Quando ricapita, a Udine, di finire in un romanzo?
Poi c'è lo sfondo. Per favore, basta. Basta con i politici ladri, i giudici corrotti, i poliziotti cattivi. Basta. Non è divertente. L'Autore vuole fare la figura di quello che non le manda a dire, e invece è solo un pappagallino che ripete le stesse frasi che sentiamo ripetere al bar, in ufficio, in strada. I potenti sono cattivi, arraffoni, maneggioni, collegati, attaccati al dio denaro, macchinatori (si dice macchinatori?), mani in pasta, vendicativi, quasi onniscenti. Noiosi. Noiosissimi. Dice frasi tipo questa: In realtà quando sei scomodo, quando dici verità che fanno paura, ti ignorano, o al massimo ti liquidano come pazzo. O come questa: puoi essere il più bravo, ma sappiamo tutti come si fa carriera, in Italia. Ancora: la follia è l'unica cosa che spaventa il potere, perché un folle non è controllabile o ricattabile. Non vi basta? C'è anche questa: succede così, quando parti lancia in resta contro i poteri forti: ti trasferiscono in qualche località sperduta del meridione, lontano da tutto. I poteri forti, il folle che dice la verità contro il potere... ma c'ha sedici anni 'sto Porazzi? Non che dette a sedici anni queste cretinate siano meno cretine, ma almeno uno c'ha il tempo di vergognarsi, poi. I poteri forti. E chi lotta lancia in resta contro di loro? In meridione! Mi ha ricordato un capolavoro della cinematografia italica, con uno strepitosto Diego Abatantuono nei panni del poliziotto Achille Cotone spaventatissimo dal fatto di poter finire in Barbagia. I poteri forti.
La trama. Arzigogolata oltre misura, l'ho pure capita poco e mi sembra di averne afferrato dei pezzi in telefilm passati qua e là in tv. Niente di eccezionale, comunque, e con il peccato mortale di essere appesantita da considerazioni sociopolitiche di dubbio gusto e sicura banalità.
Per finire, un punto in meno per avere citato Pasolini. Dovrebbe essere vietato.
E poi, dodici milioni di punti in più per questa frase: Fuori è già buio e fa freddo, quel freddo umido che ti entra nelle ossa, da cui non puoi ripararti. Il freddo umido, signora mia! Avesse aggiunto che fa venire la cervicale, avrei cacciato tutti i libri dalla mia libreria e avrei messo solo copie del Porazzi. Freddo umido batte poteri forti tre a zero.
Serial killer anomalo, buona l'idea (ma verosimile?).Tanta carne al fuoco(troppa?), Qualche escamotage,qualche incongruenza, ma recensione molto favorevole a questo giallista italiano.Appassiona.
Nella discarica di una silenziosa e grigia cittadina della provincia friulana viene trovato il cadavere sventrato di una ragazza. L'assassino, un morboso predatore assetato di sangue, sfida il ruvido ex-agente Alex Nero inviandolgli una lettera in questura, ed è panico nella città. Il ritmo adrenalinico, le atmosfere torbide e plumbee, i fotogrammi di una città (e di una società) tipicamente nostrana, corrotta e ammorbata dal vizio, rendono questo di Porazzi un esordio thriller più che buono. Sicuramente consigliabile agli amanti del genere!
Grandissimo questo primo libro con protagonista l'ex poliziotto Alex Nero. Un'indagine che non ti lascia un attimo con continui colpi di scena ed un finale che non ti aspetti. Complimenti Pierluigi.
Davvero ottimo. Sin dall'inizio ti immergi nella storia e nei personaggi. Ritmo sempre incalzante che ti tiene incollato alle pagine. Finale sorprendente. Cosa pretendere di più?
Ebbene sì, dopo qualche mese dalla sua uscita finalmente ho messo anch'io le mani, e gli occhi, su questo thriller italiano, piaciuto a molti ma anche parecchio discusso. Finalmente ho potuto farmene una mia idea. Le 4 stelle per me se le merita tutte: lo reputo un ottimo esordio per un autore italiano, giovane, che sicuramente può fare molta strada. Certo, all'inizio si nota subito che lo stampo è quello di molti thriller americani, ma ben presto la storia cattura il lettore e non gli lascia scampo. L'uso del tempo presente rende lo stile molto diretto e immediato, contribuendo a far salire il ritmo della lettura. L'ambientazione nel 'mio' Nordest può sembrare strana e fuori luogo, di primo acchito, abituati come siamo alle ambientazioni americane. Ma non è assolutamente improbabile e dopo un po' si riconosco luoghi, situazioni simili, depravazioni che leggiamo quotidianamente sui giornali. Improbabile un serial killer a Udine? Sono anni che 'unabomber' imperversa da queste parti e ancora non sono riusciti a catturarlo. E infine una parola su quell'indizio così palese, ma anche così criptico: la soluzione è lì, a poco più di metà libro, a disposizione del lettore che voglia metterci solo un pochino di impegno. Certo, bisogna capire il meccanismo del giochetto... e poi provare a trovare la soluzione prima che ce la dica l'autore. Io ci ho provato e l'ho trovata... una delusione perchè l'indizio era troppo palese? Macchè, il nome è stato proprio una sopresa e non volevo crederci, anzi sono andata avanti a leggere a spron battuto perchè... magari... beh, potevo anche sbagliarmi. Fino all'inevitabile epilogo che ci lascia sperare che Porazzi abbia ancora in serbo per noi nuove storie adrenaliniche e mozzafiato.
Che la piccola città sia una inesauribile fonte di vizi privati ampiamente paludati di pubbliche virtù è un dato di fatto (ci vivo, nella piccola città di questo noir), e gli archetipi dei personaggi e delle situazioni descritte sono perfettamente riconoscibili. Questo non sarebbe poi un gran problema, il problema è che i caratteri sono tutti troppo caricaturali, che il colpevole si scopre ben prima che un eccesso di riferimenti al sistema T9 Nokia costruisca una solida pista di indizi, che troppe pistole fumanti vengono lasciate in giro e che non si capisce dove voglia portare il finale aperto, dato che proprio non si sente la necessità di una continuazione di questo libro. A favore del romanzo c'è una buona scrittura gialla, che fa si che non si senta la necessità di abbandonare nonostante le gravi pecche.
Forse se lo avessero decantato meno, non l'avrei caricato così tanto di aspettative e mi avrebbe deluso meno. La trama c'è ma ci sono anche troppe banalità, ingenuità e inverosimiglianze. Non è mai partito e non mi sono mai affezionata ai personaggi, non li ho "sentiti" e mi hanno lasciata abbastanza indifferente e questo per me è un grosso difetto, anche in un thriller. Il finale "amoroso" poi l'ho trovato davvero banale e non preparato, mi ha fatto più che altro sorridere. Insomma, un libro potenzialmente buono, con una copertina molto accattivante, ma che non mi ha proprio convinta, peccato!
Splendido thriller a tinte forti ambientato nella sorprendentemente vivace Udine. Personaggi molto ben calibrati, storia imprevedibile ed avvincente fino alla fine.
Libro dal quale mi aspettavo molto e che ha pienamente mantenuto le attese. Complimenti a Porazzi !!
Davvero ottimo. Sin dall'inizio ti immergi nella storia e nei personaggi. Ritmo sempre incalzante che ti tiene incollato alle pagine. Finale sorprendente. Cosa pretendere di più?