Secondo le aziende costruttrici, quella della vita a termine degli oggetti di consumo, soprattutto elettrici ed elettronici, sarebbe soltanto una «triste leggenda», un sospetto infondato perché privo di riscontri fattuali. Sfidano a dimostrare l'esistenza di una difettosità deliberata, l'introduzione di qualcosa di simile a geni di mortalità in grado di far inceppare, a tempo debito, stampanti e lavatrici, televisori e computer, accorciandone la durata e costringendo gli acquirenti a sostituirli in modo sempre più compulsivo. Arrivano a negare ogni plausibilità all'idea stessa di «obsolescenza programmata», fenomeno - consustanziale alla nostra società della crescita illimitata - che invece è accertato e quantificato da ricerche indipendenti, testimoniato da progettisti che iniziano a parlare, combattuto da associazioni di consumatori, e sulla cui realtà tutt'altro che leggendaria Serge Latouche ci ha aperto gli occhi. Anche grazie al suo saggio, nei pochissimi anni trascorsi dalla prima edizione si sono smosse le acque in un ambito che coinvolge interessi colossali, e hanno preso consistenza iniziative a diversi livelli: rapporti conoscitivi, commissioni comunitarie, progetti di legge europei per proibire o scoraggiare la commercializzazione di prodotti tecnologici a scadenza occulta, e insieme azioni dal basso, siti dedicati e forme di resistenza conviviale per imparare a riparare ciò che altrimenti finirebbe nelle discariche. Latouche ce ne informa ampiamente in questa nuova edizione, senza appiattirsi sulla logica del complotto e del sabotaggio industriali, ma senza cadere neppure nel tranello delle pseudosoluzioni di ecoefficienza, che riversano sul mercato apparecchi meno energivori il cui risparmio tuttavia non compenserà mai i costi ambientali della rottamazione del vecchio. Simbolica, ossia effetto del declassamento indotto dalle mode, pianificata, diretta o indiretta, come nel caso dei software ormai incompatibili con i nuovi sistemi operativi, l'obsolescenza ha molti aspetti e una sola finalità: perpetuare l'economia di iperconsumo e spreco. Una sciagurata follia, per Latouche, che le contrappone la via virtuosa della decrescita, dove agli oggetti, e a noi tutti, sia data ancora una possibilità.
Serge Latouche (born January 12, 1940) is a French emeritus professor of economics at the University of Paris-Sud. He holds a degree in political sciences, in philosophy and in economy.
Latouche is a specialist in North-South economic and cultural relations, and in the epistemology of the social sciences. He has developed a critical theory towards economic orthodoxy. He denounces economism, utilitarianism in social sciences, consumer society and the notion of sustainable development. He particularly criticizes the notions of economic efficiency and economic rationalism. He is one of the thinkers and most renowned partisans of the degrowth theory. Latouche has also published in the Revue du Mauss, a French anti-utilitarian journal.