Un'analisi sull'uso della violenza in una società in cui è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale. E un invito a finirla con la politica inefficace davanti ai problemi e impotente davanti ai prepotenti. Ci accusano di antipolitica: nossignori. La libera disponibilità di tutta la propria forza è il principio di un sapere necessario a vivere e ad agire oggi in vista di domani. Andare fino in fondo alla propria forza di resistenza e di opposizione, fa bene alle persone e all'umanità. Un pamphlet incendiario sul perché e sul come si può combattere senza odiare, disfare senza distruggere, lottare senza farsi distruggere.
Confuso in più parti, o mi verrebbe da dire anche dall'inizio alla fine (colmo com'è di esempi ben poco esemplificativi e di salti logici nient'affatto chiari) quantomeno sul patto sociale, argomento su cui si fonda la prima parte del testo, è a grandi linee condivisibile. Sulla violenza molto meno, troppo abbozzata l'idea, raffazzonata com'è in sfumature interpretabili a piacimento; sul rapporto violenza-genere sessuale, che pure sarebbe argomento assai interessante, la tesi rimane troppo ancorata alla storiografia, ben poco a quella realtà attuale di cui, pure, questo pamphlet si propone come antidoto. Come si possa descrivere (e addirittura risolvere) l'odierno magma che ci affligge spendendo pagine e pagine (o, meglio, paginette e paginette) sulla prima guerra mondiale rimane per me un mistero, soprattutto quando poi gli aggettivi di cui si vorrebbe l'autrice far interprete sono "postmodernismo" e "contemporaneo". L'intento non sarebbe neppure da scartare, in sintesi riducibile a "la violenza può essere giusta se accompagnata da grandi ideali e motivata politicamente da chi è in subordine verso chi è potente proprio in virtù di un patto sociale frantumatosi" (interpretazione del testo e parafrasi del sottoscritto); l'argomentazione è però assai debole, la scrittura abbastanza piatta con alcuni picchi ridicoli (a pag. 71, per esempio, si sta parlando di come e quando usare la violenza e la Muraro se ne esce con questa perla: "Quando è il caso di decidere come comportarci, regoliamoci come fanno le cuoche con il sale: 'Quanto basta'", e verrebbe da ridere se l'argomento non fosse serissimo... e ho riso comunque, lo ammetto). Incendiario, dice la quarta di copertina, e incendiari difatti sono gli argomenti trattati, tutti altamente infiammabili; di contro, l'effetto sul lettore è quello di due gocce d'acqua, nemmeno troppo calde.
Interessante l'idea di prendere in considerazione anche la risposta violenta, alle violenze subite... pero' Dio non c'entra molto... e pure tutto quanto alla fine non ho capito dove esattamente volesse andare a parare..