Fosco Maraini looks back at the world he first unfolded nearly 50 years ago in his classic account of the visits he made to Tibet. He brings back to life a world which will never be seen again. In the tradition of Italian travellers from the days of Marco Polo, Maraini went to Tibet to learn, to understand, to give and to receive. His encounter with the people of Tibet, from princesses to peasants, aided as he was by a good knowledge of the language, is a true meeting of minds. The text, which attests to the disciplines of the scholar allied to the sensitivity of the poet, is enriched by the narrative value of the author's photographs, including many Buddhist temple artefacts now forever lost.From the Hardcover edition.
(Source: wikipedia) Nacque il 15 novembre 1912 dallo scultore Antonio Maraini (1886-1963), di antica famiglia ticinese, e dalla scrittrice Yoï Crosse (1877-1944), di padre inglese e madre ungherese di origine polacca.
Bilingue italo-inglese fin dalla nascita, crebbe e si formò nell'ambiente intellettualmente vivace proprio del suo nucleo familiare e della Firenze degli anni 1920 - 1930. Nel 1934, spinto dalla sua immensa curiosità nei confronti dell'Oriente, si imbarcò sulla nave Amerigo Vespucci come insegnante di inglese, visitando l'Africa del Nord e l'Anatolia. Nel 1935 sposò la pittrice siciliana Topazia (n. 1913), dell'antica famiglia Alliata di Salaparuta, principi di Villafranca, da cui ebbe le tre figlie Dacia (Fiesole, 1936), Yuki (Sapporo, 1939 - Rieti, 1995) e Toni (Tokyo, 1941).
Maraini si laureò in Scienze Naturali e Antropologiche all'Università degli Studi di Firenze. Nel 1937 raggiunse l'orientalista maceratese Giuseppe Tucci, che conosceva assai bene sanscrito, tibetano, hindi, nepali, bengali e altre lingue asiatiche, in una spedizione in Tibet, alla quale ne sarebbe seguita un'altra undici anni più tardi, nel 1948. Da tale esperienza scaturì la grande passione che lo portò a dedicarsi allo studio delle culture e dell'etnologia orientale e a scrivere Segreto Tibet.
Prima della seconda guerra mondiale, Maraini si trasferì in Giappone, dapprima nel Hokkaidō, a Sapporo, e poi nel Kansai e a Kyōto, come lettore di lingua italiana per la celebre università locale. L' 8 settembre 1943 si trovava a Tokyo e rifiutò, assieme alla moglie, di aderire alla Repubblica di Salò. Venne quindi internato in un campo di concentramento a Nagoya con tutta la sua famiglia. Durante la prigionia compì un gesto d'alto significato simbolico per la cultura giapponese: alla presenza dei comandanti del campo di concentramento si tagliò il mignolo della mano sinistra con una scure. Non ottenne la libertà, ma una capretta ed un orticello permisero alla famiglia Maraini di sopravvivere. Finita la guerra tornò in Italia, per poi ripartire verso nuove mete quali il Tibet, Gerusalemme, il Giappone e la Corea.
Conosciuto per i suoi numerosi lavori fotografici in Tibet e in Giappone, Maraini fotografò le catene del Karakorum e dell'Hindu Kush, l'Asia centrale e l'Italia in generale; fu insegnante di lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze e uno dei massimi esperti di cultura delle popolazioni Ainu del Nord del Giappone.
Maraini si cimentò anche nella composizione poetica, utilizzando la tecnica da lui definita metasemantica, di cui è un esempio l'opera Gnosi delle fànfole.
Noto anche come alpinista, svolse la sua attività principalmente nelle Dolomiti, dove compì le sue prime ascensioni con Emilio Comici, Tita Piaz e Sandro del Torso. Partecipò inoltre ad alcune importanti spedizioni del Club Alpino Italiano: quella del 1958 al Gasherbrum IV (7980 m, nel Karakorum, Pakistan), guidata da Riccardo Cassin, e quella del 1959 organizzata dalla sezione di Roma del CAI al Saraghrar Peak (7350 m, nell'Hindu Kush, Pakistan), guidata da Franco Alletto e Paolo Consiglio. Su entrambe le spedizioni scrisse un libro: Gasherbrum 4, Baltoro, Karakorum e Paropamiso (vedi la sezione dedicata alle opere).
Dopo aver divorziato da Topazia Alliata, nel 1970 sposò in seconde nozze la giapponese Mieko Namiki con la quale visse a Firenze, nella villa paterna di Torre di Sopra, presso il Poggio Imperiale, lavorando alla sistemazione del suo archivio fotografico e dei suoi moltissimi libri rari.
È morto nel giugno del 2004, con la volontà di essere seppellito in un piccolo cimitero della Garfagnana.
Descrisse la prima parte della propria vita nell'autobiografia romanzata Case, amori, universi, pubblicata presso Mondadori nel 1999. I suoi libri più rari sono disponibili nella biblioteca del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.
This is a great little book, which ended up turning into an important historical document as Tibet was invaded by China shortly after the author trip to Tibet. It describes the day to day live of ordinary Tibetans in very candid ways rather than focusing on the exotic and mysterious, as has often been the case when treating with Tibet.
Tre stelle e mezza L’opera raccoglie il resoconto delle spedizioni scientifiche guidate dall’orientalista Giuseppe Tucci nel Tibet durante il 1937 e il 1948, a cui Maraini partecipò per documentarle fotograficamente. Si tratta di un Tibet molto diverso da quello hollywoodiano ed edulcorato cui siamo abituati, ancora non normalizzato dalla brutale invasione cinese, tanto che, per l’edizione del 1998, l’Autore fu costretto a integrare il testo aggiornando il lettore sulle profonde mutazioni e sugli sconvolgimenti subiti dalla società tibetana e dal suo patrimonio artistico.
Ho apprezzato soprattutto la prima metà del libro, che racconta il viaggio dall’Italia al Tibet e si conclude con l’omaggio al professor Tucci. La seconda, francamente, mi è piaciuta molto meno, appesantita com’è dalle ripetute e dettagliate descrizioni della complicatissima mitologia tibetana e della relativa iconografia.
A questo proposito un consiglio: se volete apprezzare al meglio il ricco apparato fotografico che accompagna il testo, scegliete la versione cartacea oppure usate un tablet e non un semplice e-reader, come ho fatto io.
Altro bellissimo libro di Maraini. Anche se a me è parso più "acerbo", più "giovanile" di "Ore Giapponesi", Segreto Tibet risulta un libro estremamente affascinante per più di un motivo.
Maraini ha (aveva, purtroppo) l'incredibile capacità stilistica di rendere la descrizione di una cultura, una storia, una società, così intimamente personale, e proprio per questo estremamente avvincente.
Inoltre, Maraini ci parla di un fantasmagorico Tibet che, purtroppo, oramai non esiste più. E non (solo) perché sono passati molti decenni dai suoi bellissimi viaggi (come accompagnatore del Tibetolo Giuseppe Tucci) sul "tetto del mondo", ma soprattutto per le travagliate vicende storiche che il Tibet ha subito da allora, e che oramai sono note, anche se non così approfonditamente come meriterebbero.
Consiglio vivamente questo libro, anche per le meravigliose foto d'archivio, che mostrano sì la ricchissima cultura Tibetana, ma anche quella straordinaria umanità del popolo del Tetto del Mondo.
Volume stupendo per le notizie che fornisce su un Tibet ormai scomparso e le foto di opere e architetture andate poi distrutte. Interessantissime le spiegazioni sul buddismo tibetano, date in maniera semplice e comprensibile. Unico neo nella prima parte i continui confronti con i villaggi delle alpi italiane, che definirei ingenui, e la descrizione della principessa del Sikkim molto tipica di un uomo italiano di quel tempo.
Sometimes insightful, sometimes judgemental, sometimes beautifully lyrical and poetic, sometimes long winded. An honest account, a true travellers account without a lot of complaining but a bit of a wry acceptance of the changing conditions of what would have been a hard journey back then. Worth while hearing about the people of all classes he met, the conditions of the temples and the atmosphere of the different landscapes they passed through.
I was pleasantly surprised of this random thrift store book find, as I waited a dry explanation of Tibet culture, but instead got a cool adventure novel better than most of "real" novels I've read. Special mention has to be given to prose, which reminds me of Celine's work, meaning at times text it's beautifully poetic and at times quite harsh stuff where people are ugly, everything is horrible and that damn butter is everywhere!
Non è stata una passeggiata e è un testo da riprendere in mano. Denso, colto, interessante, a tratti leggero e sorridente. Lascia una tremenda amarezza sapere quante opere d'arte quanta cultura e quanta storia sono state spazzate via, distrutte, abbattute, umiliate durante l'occupazione cinese e la rivoluzione culturale. E che rabbia e che disperazione vedere che gli anni passano ma i fondamentalismi non cambiano.
Libro meraviglioso, che documenta veramente un Tibet oramai perduto, dilaniato dalla Rivoluzione Culturale cinese e dalla perdita della sua autonomia. Le fotografie contenute nel testo sono stupende e purtroppo anche uniche, rappresentando ciò che non c'è più. Lettura sempre scorrevole e piacevole, in pieno stile Maraini. Chi ha letto opere come Ore Giapponesi o il resoconto della spedizione al Gasherbrum IV ritroverà lo stesso Maraini che personalmente apprezzo molto.
Nonostante alcune parti un po’ troppo specifiche (che comunque possono interessare molto i cultori visto la loro accuratezza) ci sono delle descrizioni di paesaggi volti e persone che lasciano senza parole.