Perché il valore civico dei monumenti è stato negato a favore del loro potenziale turistico, e quindi economico? Perché la «valorizzazione» del patrimonio culturale ci ha indotti a trasformare le nostre città storiche in «luna park» gestiti da avidi usufruttuari? Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ci accompagna in una visita critica del nostro paese: dallo showroom Venezia, a una Roma dove si delira di piste di sci al Circo Massimo, a una Firenze dove si affittano gli Uffizi per sfilate di moda e si traforano gli affreschi di Vasari alla ricerca di un Leonardo inesistente, a una Napoli dove si progettano megaeventi mentre le chiese crollano e le biblioteche vengono razziate, all’Aquila che giace ancora in rovina mentre i cittadini sono deportati nelle new town, scopriamo che l’idea stessa di comunità è stata corrotta da una nuova politica che ci vuole non cittadini partecipi ma consumatori passivi. Le pietre e il popolo non è solo un durissimo pamphlet contro la retorica del Bello che copre lo sfruttamento delle città d’arte, ma è un manuale di resistenza capace di ricordarci che la funzione civile del patrimonio storico e artistico è uno dei principi fondanti della nostra democrazia, e che l’Italia può risorgere solo se si pensa come una «Repubblica basata sul lavoro e sulla conoscenza».
Sono nato nel 1971 a Firenze, dove vivo. Studio l’arte dell’età barocca e la storia del patrimonio culturale.
Mi sono formato alla Normale di Pisa, ho insegnato a lungo alla Federico II di Napoli e ora sono professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università per Stranieri di Siena.
Sono convinto che gli storici dell’arte servano a fare entrare le opere d’arte nella vita intellettuale ed emotiva di chi si occupa di tutt’altro.
Penso anche che l’amore per la storia dell’arte non debba essere un fatto privato (o peggio un’evasione, o un modo per non pensare), ma pubblico e ‘politico’. L’articolo 9 della Costituzione ha, infatti, mutato irreversibilmente il ruolo del patrimonio storico e artistico italiano, facendone un segno visibile della sovranità dei cittadini, dell’unità nazionale, e dell’eguaglianza costituzionale, perché ciascuno di noi (povero o ricco, uomo o donna, cattolico o musulmano, colto o incolto) ne è egualmente proprietario.
Ma tutto questo è assai difficile da capire, perché oggi la storia dell’arte non è più un sapere critico, ma un’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ (e dunque fattore di alienazione, di regressione intellettuale e di programmatico ottundimento del senso critico). Strumentalizzata dal potere politico e religioso, banalizzata dai media e sfruttata dall’università, la storia dell’arte è ormai una escort di lusso della vita culturale.
È per questo che oggi non basta fare ricerca e insegnare, ed è per questo che ho scritto A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011), La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012), Le pietre e il popolo (minimum fax 2013), Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (minimum fax 2014), Privati del patrimonio (Einaudi 2015), e (con Vincenzo Trione), Contro le mostre (Einaudi 2017).
Tra i miei libri di ricerca recenti: La libertà di Bernini (Einaudi 2016) e Costituzione italiana. Articolo 9 (Carocci 2018).
Ho ideato e condotto due serie televisive dedicate a Bernini e a Caravaggio per Rai 5 e la serie Favole, forme figure per Loft, la tv del Fatto Quotidiano.
Scrivo sul Fatto Quotidiano, per il quale ogni lunedì tengo la rubrica Le pietre e il popolo. Ho anche una rubrica sul Venerdì di Repubblica: Ora d’arte.
Ho provato (direi inutilmente) a rimettere in piedi una sinistra in Italia, e sono presidente dell’associazione di cultura politica Libertà e Giustizia. Ho dedicato un piccolo libro all’impegno civile degli intellettuali: Cassandra muta (Gruppo Abele 2017).
Le maestre della scuola dell’infanzia lo hanno spiegato benissimo a mio figlio Filippo. Ogni animale ha una tana – gli hanno detto – e anche gli uomini hanno una casa: anzi gli uomini sono i soli che ne hanno di due tipi. C’è la casa di ogni famiglia, o di ogni individuo. Ma poi c’è una casa di tutti. A Firenze, gli hanno spiegato, quella casa si chiama Palazzo Vecchio. E’ più grande e più bella di tutte le altre case e appartiene proprio a tutti: non importa se sono belli o brutti, poveri o ricchi, colti o ignoranti, maschi o femmine, deboli o forti. E non importa nemmeno se sono nati a Firenze. Così, quando Filippo (che ha tre anni) passa per piazza della Signoria, mi dice: “Babbo, Palazzo Vecchio è così bello perché è di tutti”.
Ecco, mi sembra un buon modo per spiegare ai bimbi, anche se molto piccoli, il valore del bene comune.
Più che Galleria degli Uffizi (vista la provenienza dell’autore e il discreto spazio che occupano nel volume) qui si apre una vera e propria Galleria degli Orrori. Ho prenotato un paio di trapianti di fegato e ho travasato litri e litri di bile, rimasta in attesa di un improbabile (quanto mefitico) riciclo. Più che i fatti in sé, che già dovrebbero essere sufficienti per più di una sommossa popolare, ne scaturisce il tipico modus operandi di questi ultimi decenni. E lo sconforto si infittisce poiché, temo, non sia tanto la classe politica a cedere il passo a una becera quanto gretta decadenza culturale, aggravata da una stupefacente ingordigia economica, quanto noi tutti che rappresentiamo quello che, più volte, Tomaso chiama “il popolo” (con un vago retrogusto di sinistra d’altri tempi), ad avere perduto ormai ogni significativo riferimento culturale e umano, per affogarci di falsi quanto effimeri miti, e perennemente in svendita. Resta un’ottima e meritevole lettura (consigliata, senza dubbio), come spesso accade con i testi di Tomaso.
Montanari rappresenta un mix tra competenza di settore, impegno civile e vis polemica praticamente unico in Italia. Leggerlo suscita un senso di indignazione consapevole che non può che essere utile per la costruzione di una cittadinanza consapevole. L'unico difetto imputabile a Montanari è di lasciarsi a volte prendere la mano, mostrando di avere reale difficoltà a dialogare col diverso e col nuovo. E non è un difetto da poco. La seconda parte di questo libro, dedicata a Firenze e al suo ex primo cittadino, lo dimostra bene (anche se la ridicolizzazione di Matteo Renzi in esse contenuta è a suo modo imperdibile).
The book is certainly interesting. It was written when Matteo Renzi was still "only" mayor of Florence. I imagine how little unenviable position could have today Tommmaso Montanari after that Renzi became PM and after the resounding result of the European elections. Yes, because the last chapter of the book is all dedicated to Florence, when Matteo Renzi was mayor of the city and how many truobles he has combined the artistic heritage of the city. Precisely for this reason I support him in the strongest terms, for what it's worth. And I thank him for making public what has happened. While I knew the situation Library Girolimini in Naples I didn't know anything of the vicissitudes of Florence. Negative note: the tone is a bit too large and with Savonarola's style with emphatic use of words such as, for example, impiety.
Una pietrea dopo l'altra l'Italia fu costruita, una pietra dopo l'altra viene divorata dai appetiti feudatari. Montanari presenta cifre e fatti che minano alle fondamenta la Costituzione Italiana (art. 9): doloroso da leggere, aiuta ad aprire gli occhi sulle origini della barbarie di chi ci mal-governa