“Una società fatta dagli uomini e per gli uomini, in cui la donna è soltanto un ospite”, scrive lapidaria Gabriella Parca alla pubblicazione, a fine anni Cinquanta, di Le italiane si confessano. E l’Italia di quegli anni è proprio così, un mondo fondato su inscalfibili, “naturali” pregiudizi maschilisti. Per questo il libro fa scandalo, e continuerà a farlo per almeno altri due decenni. Lascia infatti parlare le donne, che si raccontano in oltre trecento lettere inviate alla “piccola posta” di due settimanali femminili, lettere mai pubblicate perché ritenute troppo problematiche, troppo scabrose. Attraverso l’abilissimo montaggio operato da Parca, conosciamo le storie, le ansie e le incertezze di giovani infatuate dell’uomo sbagliato, o che scoprono il sesso per la prima volta, coltivano ambizioni di carriera, devono sottostare ai rigidi dettami della famiglia. Queste testimonianze dirette compongono un ritratto vivissimo e desolante dei rapporti tra i sessi, del privilegio maschile, della quotidiana lotta della donna, “maggioranza oppressa”, per trovare un posto all’interno di una società che la considera sempre dopo, dietro, sotto l’uomo. A distanza di anni, con un’appassionata prefazione di Chiara Tagliaferri, torna finalmente in libreria un classico del femminismo italiano.
Nata a Castel di Tora (RI) e laureata in lettere all'Università di Roma, ha fatto parte del Centro Italiano di Antropologia Culturale dove è stata anche assistente alla cattedra di Civiltà Indigene Americane. Gabriella Parca ha seguito e documentato con grande interesse l'evoluzione dei costumi della società italiana del dopoguerra con particolare attenzione alla condizione delle donne. Nel 1972 è stata tra le fondatrici del mensile Effe, il primo rotocalco italiano di controinformazione al femminile mentre nel 1975 ha fondato uno dei primi consultori laici d'Italia, il Centro Problemi Donna (ora Centro Progetti Donna) di Milano. Il suo libro più famoso, Le italiane si confessano (Parenti, 1959) ha avuto quindici edizioni ed è stato tradotto e pubblicato in Francia, Argentina, Germania, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi e Stati Uniti. Da questo libro è stato inoltre tratto il film Le italiane e l'amore. Ha scritto e pubblicato sulla rivista Pioniere tra il 1952 al 1955.
Come ogni anno ho cercato di portare avanti una mia "tradizione letteraria", a ridosso dell'8 marzo opto volutamente per letture che abbiano come tema centrale la donna. La scelta stavolta è ricaduta su questa sorta di epistolario - scoperto grazie alla preziosa Carolina Capria (@lhascrittounafemmina su Instagram) - "Le italiane si confessano" di Gabriella Parca.
Un libro che destò parecchio scalpore perché il carteggio qui contenuto è del tutto autentico, il lavoro di Gabriella Parca fu di fare una selezione tra quelle che non ricevettero mai una risposta e pubblicarle in forma anonima. Sono lettere che le ragazze degli anni '60 e '70 inviarono alla redazione del fotoromanzo GrandHotel che aveva riservato uno spazio per la cosiddetta posta del cuore... Ritenute troppo scandalose, vennero scartate poiché toccavano dei temi considerati tabù. Sì, perché offrono uno spaccato antropologico dell'intera Nazione - anche se emerge una particolare arretratezza nelle regioni meridionali - queste giovani donne, appartenenti ai ceti bassi della società, si confidano con degli sconosciuti perché non potevano affidare i propri turbamenti a nessun altro. S'interrogano con grande ingenuità e spudorata franchezza sull'indipendenza femminile, sulla possessività e gelosia tossica del loro fidanzato, del loro ruolo di figlie assoggettate a padri padroni, sul valore della verginità; raccontano storie di violenza e abusi e tanto altro ancora e lo fanno con un italiano stentato, a causa del basso grado di scolarizzazione.
Due sono le emozioni che ho provato leggendo; per prima tanta, ma davvero tanta tenerezza perché sappiamo già che i loro interrogativi rimarranno insoluti e poi è subentrata la rabbia. Dovete sapere che per evitare spiacevoli anticipazioni, ho il vizio di leggere prefazioni e note solo a libro finito ed è così che ho scoperto che, all'epoca, nella prefazione alla prima edizione del libro Pierpaolo Pasolini scrisse: “È la più divertente lettura che io abbia fatto in questi ultimi anni”. Vi posso garantire che di divertente non c'è proprio nulla, anzi. Qui vediamo muovere i primi passi incerti in direzione di una graduale presa di coscienza sulla questione di genere e sull'emancipazione femminile.
Così come la Storia viene scritta dai vincitori, così la Letteratura viene creata dall* intellettuali e l’immaginario che plasma, di conseguenza, prende avvio dalla prospettiva di una minoranza. Le lettere qua raccolte ne sono una prova lampante: i classici del Novecento, anche avendo l’attenzione di recuperare valenti penne femminili, non riescono a descrivere propriamente la realtà comune di quegli anni, perché si tratta di uomini e donne istruiti, che vedono “il popolo” (termine sul quale insiste Parca nella prefazione) con un inevitabile filtro, soprattutto in un’epoca in cui la distanza sociale era incolmabile.
Questa serie di testimonianze è unica ed infinitamente preziosa; risulta evidente che l’arma utilizzata per rimettere ad un posto di subordinazione le donne e le ragazze nel Dopoguerra sia la solitudine: isolate dal mondo e da una qualsivoglia rete sociale, si ritrovano estranee persino a loro stesse. La dipendenza totale le priva della tridimensionalità, dando loro valore esclusivamente in relazione ad un uomo - il tema dominante di questa rubrica, non a caso, è “l’amore”. La riedizione di “Le italiane si confessano” (1959) si inserisce in un filone di necessaria riscoperta storica (nel quale si colloca anche il magistrale film “C’è ancora domani”) ed è preceduta dalla prefazione di Gabriella Parca, riportata dalla stampa per Feltrinelli del 1977. Questo suo breve testo è eccezionale: riassume chiaramente la condizione della donna nei decenni 50-70, maggioranza oppressa, a cui mancano basilari diritti, e che si trova rinchiusa in una prigione psicologica configurata dalla mistica della femminilità, che ruota attorno all’esclusione dall’educazione, all’imposizione di tabù perpetrati per isolare ed emarginare, alla relegazione in ruoli rigidi e precostituiti e all’esaltazione del “sacrificio” - il patriarcato si è servito di valori, quali amore e maternità, per impostare un dominio sulla donna.
Il pregio del libro è che queste lettere lasciano trasparire il contesto sociale che circondava e soffocava queste ragazze, e i concetti sopracitati emergono spontaneamente, ma, contemporaneamente, si tratta di singole storie con le quali non si può che entrare in empatia: alcune richieste commuovono, altre fanno tenerezza, purtroppo la maggior parte atterriscono per la sofferenza che comunicano - spero le donne che hanno affidato alla rubrica i loro problemi, in un modo o nell’altro, abbiano ricevuto il conforto che meritavano e si siano sentite capite.
Interessantissimo come documento storico, ti fa montare una rabbia folle per la condizione femminile di quegli anni e la mentalità maschilista imperante, ma da leggere purtroppo alla lunga diventa noioso in quanto le lettere per forza di cosa si assomigliano un po’ tutte. Ps: assurdo che Pasolini abbia osato dire che questo libro è divertente, come si può ridere di tanta solitudine e sofferenza? Bah.
"Come se mi strappasse un pezzo di carne dal corpo" Nonostante l'uniformità linguistica data dall'autrice per rendere più scorrevole e leggibile la lettura traspare da queste lettere - alla quale non è mai stata una risposta- uno spaccato sincero di quegli anni, di una condizione, di speranze e sogni che qualsiasi saggio non riesce a far trasparire con la stessa potenza. Mi ha commosso la speranza di queste ragazze e donne e mi ha colpito il loro dolore come un pugno. Mi ha colpito molto il commento scritto da Calvino che qui è riportato e mi sento di sottolineare che a me questo libro non ha fatto ridere per nulla, ho sentito un gran male... Come scrive una mia coetanea in una lettera 'come se mi strappasse un pezzo di carne dal corpo'
La raccolta comprende lettere alla posta del cuore di Grand Hotel. Quando ero adolescente, leggevo la posta del cuore del Cioè, ma i toni sono decisamente diversi; ricordano piuttosto le conversazioni che avevo con mia nonna, nata nel 1929, davanti a un caffè. Erano discorsi intrisi di lezioni di vita e di un senso dell'onore e del rispetto che, per noi donne del mondo moderno, possono sembrare superati e assurdi. Non condivido la scelta dell'autrice di riscrivere le lettere, alterandole e privandole così di una preziosa autenticità. La lettura è breve e apprezzo il lavoro di documentazione svolto dall'autrice.
Un testo inchiesta pubblicato nel 1959. Una raccolta di lettere inviate alla cosiddetta "piccola posta" dei settimanali italiani. Donne di ceti sociali poveri, di varie provenienze geografiche, per lo più analfabete. Oggi il tutto è sostituito dai social, alcune problematiche rimangono. I temi dell'amore, dell'emancipazione femminile, i ruoli delle donne all'interno della famiglia come figlie e come mogli, una sorta di passaggio di proprietà dal padre al marito. Lettere che fanno male e che ci restituiscono un quadro triste e drammatico dell'esistenza femminile di allora. Da leggere e da soppesare senza dimenticare che queste realtà chiuse e bigotte esistono ancora, purtroppo.
Le italiane si confessano è un'opera che raccoglie oltre trecento lettere inviate da donne italiane alla "piccola posta" di due settimanali femminili dell'epoca. Queste missive, mai pubblicate prima perché considerate troppo problematiche o scabrose, offrono uno spaccato autentico e crudo della condizione femminile nell'Italia del dopoguerra.
Attraverso un abile montaggio, Parca dà voce a giovani alle prese con amori sbagliati, scoperte sessuali, ambizioni professionali e imposizioni familiari. Le testimonianze delineano un quadro vivido e spesso desolante dei rapporti tra i sessi, evidenziando il privilegio maschile e la lotta quotidiana delle donne per trovare il proprio posto in una società che le relega in secondo piano.
Uno dei punti di forza del libro è la sua capacità di far emergere la voce autentica delle donne dell'epoca, offrendo una prospettiva intima e personale sulle loro esperienze. La scelta di presentare le lettere senza filtri permette al lettore di entrare in empatia con le autrici, comprendendo le loro ansie, speranze e frustrazioni.
Le italiane si confessano è consigliato a chiunque sia interessato alla storia sociale italiana, agli studi di genere e all'evoluzione della condizione femminile. È una lettura fondamentale per comprendere le radici delle lotte per l'emancipazione delle donne in Italia e per riflettere su quanto sia stato fatto e quanto ancora resti da fare.
In conclusione, l'opera di Gabriella Parca rappresenta un documento storico di inestimabile valore, offrendo uno sguardo sincero e penetrante sulle vite delle donne italiane negli anni '50 e '60. La sua attualità risiede nella capacità di stimolare riflessioni sulle dinamiche di genere e sulle trasformazioni sociali, rendendolo un testo imprescindibile per chi desidera approfondire queste tematiche.
Raccolta di lettere spedite da donne ad una rivista femminile negli anni '60. Il quadro della società che esce fuori dalle lettere è molto desolante di un maschilismo esacerbante. Fa riflettere come in così pochi anni sulla carta la società sia cambiata (all'epoca non c'era il divorzio ad esempio) ma che la mentalità è rimasta molto simile al tempo seppur un po' le cose stanno cambiando. Ho provato molta tenerezza per le ragazze che spesso scrivevano disperate perché non sapevano a chi rivolgersi per avere aiuto. Lo consiglio per riflettere su come eravamo come società in passato e su come cambiare le cose per il futuro. Unico difetto, non ho apprezzato la scelta di "tradurre" le lettere che spesso venivano mandate in dialetto, sarebbe stato bello avere magari sia l'originale che la "traduzione" a lato per avere informazioni sul livello di istruzione e scolarizzazione delle varie autrici.
Bellissimo come concetto, molto interessante, ma ripetitivo e noioso alla lettura. Moltissime delle lettere sono quasi "doppioni", presentano la stessa situazione e l'unico elemento di diversità, ossia la lingua delle autrici, è mancante perché tutte le lettere sono state riscritte come afferma la curatrice della raccolta dopo aver roastato Pasolini senza alcuna pietà (momento più alto della lettura, forse).
Ovviamente sono storie che spezzano il cuore e fanno capire quanto il nostro paese parta da un punto di maggiore arretratezza nei rapporti tra i sessi e nella libertà femminile. Però la brevità delle lettere e il fatto che siano raggruppate per categorie bene o male omogenee guasta a mio parere la lettura, che potrebbe essere molto più coinvolgente.
Molto bella la prefazione di Chiara Tagliaferri, un'autrice di cui vorrei leggere altro molto presto.
Un libro molto attuale, che ci fa capire quanto siano andati avanti, ma quanta strada ancora c'è da fare per i diritti delle donne. I problemi e gli stereotipi che affrontano sono problematiche più che attuali, e trovo assurdo che più di 50 anni dopo spesso noi donne ci ritroviamo in situazioni che ormai dovrebbero essere superate. Ho trovato un briciolo di speranza nell'ultima lettera, una donna che comprende quando ipocrita sia il doppio standard a cui uomini e donne sono sottoposti, e già da allora accusa l'Italia di essere arretrata rispetto agli altri paesi Europei. Mancherà ancora tanto per fare qualche passo in avanti?
Ho letto una vecchia edizione di questo testo, attuale come non mai nelle riflessioni che stimola, incredibilmente rappresentativo di uno spaccato dell’Italia dell’epoca.
La piccola posta dei lettori, che al tempo aveva una certa diffusione - come i fotoromanzi, ad esempio -, è uno strumento di indagine poco utilizzato, ma invece straordinariamente efficace.
Libro divertente e straziante. Essendo composto da lettere scritte ad una rivista ci sono molte lettere divertenti se non esilaranti. D'altro canto il ritratto sociale che ne emergenze è amaro. Alla lunga un po' ripetitivo ma ci sta, è breve
Interessante il concetto, l’idea ma la lettura mi è risultata parecchio difficile, a tratti poco interessante, a tratti addirittura ridicola nella sua semplicità. Non ho mai empatizzato con le donne sia per tempi che per estratto sociale.
In questo libro, pubblicato nel 1959 e oramai fuori stampa, ho letto dei timori, delle preoccupazioni, dei sentimenti delle giovani donne degli anni '50. Queste ragazze e donne sono oggi le nostre nonne, ed è stato bello conoscerle, così intimamente, quando erano adolescenti o ventenni. Ciò che mi ha insegnato questa raccolta epistolare è stato soprattutto constatare che, nonostante gli anni passati e le conquiste femminili raggiunte nel corso della storia moderna, le inquietudini, insicurezze e i tormenti sono simili a quelli delle adolescenti di oggi, soprattutto in ambito romantico. Una bella lettura.