Questo libro mi è piaciuto talmente tanto che non so di preciso cosa dire. Io nel 2008 ero in piena adolescenza e anche se adesso ho passato quel periodo, sono ancora abbastanza vicina per ricordarmi tutto. Ed è incredibile come i ragazzi alla fine siano tutti uguali, incredibile come io mi riveda negli atteggiamenti descritti ma anche un po' nella parte di quella cresciuta che non sopporta più qualcosa che facevo anche io. Perché dai, ammettiamolo, abbiamo tutti fatto gite in cui l'unica cosa importante era chiudersi nelle camere a fare un po' di casino e nei musei venivamo trascinati dai professori per poter parlare di viaggio di istruzione. Tutti abbiamo passato intere giornate a mandare sms, a chattare su msn con le faccine che si esprimevano al posto tuo, anche quando magari non c'entravano niente ma le avevi salvate con lettere frequenti. Tutti, ma proprio tutti, abbiamo amato e odiato quel periodo, sentendoci un po' in trappola per quello che dicevano sulla nostra generazione. E allora sì, Bajani ha fatto un ottimo esperimento, rendendolo per nulla noioso, con uno stile molto veloce e sicuramente vicino ai ragazzi. Ha fatto un ottimo lavoro perché la lettura ti lascia addosso un senso di malinconia, ma una malinconia delicata, di quelle che provi quando ti rendi conto che ormai tu sì che ti preoccupi di ripararti sotto i cornicioni quando piove. Questo libro fa venire voglia di sdraiarsi a letto accanto a qualcuno, accendere la lampadina sul comodino e mettersi a leggere a voce alta, mentre fuori il buio diventa sempre più intenso. E non so, non è un vero e proprio romanzo perché è appunto più un reportage, ma non mi è dispiaciuto proprio per niente. Interessante e anche divertente.