Il titolo del presente racconto, Cane e padrone, a priori mi respingeva, padrone... una parola che proprio non sopporto. In originale, Herr und Hund, quindi Signore e cane, suonava meglio, così parto con la lettura, sperando di leggere qualcosa di coinvolgente sul rapporto uomo-cane.
Le prime pagine meritano, la scrittura di Mann è molto descrittiva e piena significati. Conosco il cane, Bauschan, conosco il signore, l'io narrante e pian piano il racconto scorre via... Purtroppo la parola padrone viene a galla e proprio come non volevo. Nel senso, il cane e l'uomo non posso essere semplicemente due amici, due esseri viventi, di specie diverse, che condividono un'esperienza?
Comunque, fino a metà il tutto è una discreta lettura, forse a tratti troppo fredda.
Da metà in poi inizia a risultarmi noiosa, prolissa e l'io narrante di un'antipatia fastidiosa, così arriviamo ad una frase che mi ha fatto cadere le braccia: Noi amiamo la caccia in sè, non per la preda o per uno scopo utilitario... Un concetto del genere lo avevo rilevato anche in un altro libro, traslato nella pesca, ma siamo lì: "Il vecchio e il mare" di Hemingway. Non riesco a concepire un concetto del genere, perchè uno uccide per mangiare, va beh ci può stare, uno ammazza per guadagnarci o per divertimento, mi fa ribrezzo, ma qui qual è il fine? Boh, come diceva il buon vecchio Kurt Vonnegut: "Così va la vita!". Caro Kurt, quante ne sapevi :-D