Un passato fastoso, un presente difficile, e una inesauribile riserva di sogni: è l’eredità che riceve alla nascita Pupi Avati, figlio di due mondi, la ricca borghesia urbana bolognese e l’arcaica tradizione contadina di Sasso Marconi. La galleria degli antenati è unica: la bisnonna Olimpia, asolaia emigrata in Brasile in cerca di fortuna con i tre figli piccoli, il nonno Carlo che trovò moglie grazie a venticinque bignè, gli zii materni che ogni anno portavano ai Savoia le ciliegie di Sasso Marconi, il nonno Giuseppe che chiese alla Madonnina del Paradiso una grazia “fatale”, i genitori protagonisti di una incredibile storia d’amore... Con questi presupposti, come stupirsi se la tua vita diventa un’unica grande avventura, dalla via Emilia a Cinecittà? Nella Bologna del dopoguerra si svolge l’educazione sentimentale di Pupi, un ragazzo timido ma un po’ mascalzone, un perdigiorno con una bruciante passione per il jazz, un rapporto complesso con le donne, un amore irreversibile per il cinema. Poi l’addio alla carriera da musicista, la parentesi come rappresentante di surgelati, i difficili esordi cinematografici, la Roma degli artisti, l’insolito lavoro con Pasolini, i pedinamenti per conoscere il maestro Fellini, i successi di pubblico e critica. La grande invenzione racconta tutto questo e molto altro ancora.
L'autobiografia di Pupi Avati è una immersione nella poetica dei suoi film e la descrizione dell'Italia e soprattutto della sua provincia che tanto ci piace vedere nella rappresentazione che egli ne fa col suo cinema. Bello per chi ama il suo cinema o il cinema in generale.
Un'autobiografia davvero bella ed emozionante, che a mio parere può essere apprezzata anche da chi non conosce o non ama particolarmente il cinema di Avati. A me come regista piace molto, e trovo che anche come scrittore Pupi se la cavi egregiamente: sa essere commovente ma anche leggero, simpatico, per nulla pieno di sé; mette in fila aneddoti su aneddoti, che spaziano su tutti quegli elementi cardine della sua esistenza e in parte anche del suo lavoro di regista: la musica - il jazz -, Bologna, le donne, la famiglia, la fede, le amicizie; e, ovviamente, il cinema.
Ne vengono fuori un sacco di ritratti di persone, di figure fondamentali nella vita del regista, come la madre, il fratello, la moglie; o di personaggi più o meno importanti del nostro cinema, come Monicelli, Fellini, Tognazzi, e stretti collaboratori come Cavina, Abatantuono, Nik Novencento, Carlo Delle Piane e moltissimi altri. Fantastico quando parla di Dalla e di come gli ha fregato il posto e il ruolo di primadonna nella sua Jazz band.
L'autore non risparmia affatto le critiche a se stesso e ad alcune delle scelte da lui fatte, ma nel complesso si legge il ritratto di un uomo realizzato, più volte vittorioso e talvolta sconfitto, sempre capace di rialzarsi in piedi grazie al suo talento; ma senza disdegnare quella giusta dose di fortuna che a volte lo ha accompagnato (tra i momenti migliori, il racconto di come trovò i soldi per il primo lungometraggio).
C'è dunque sempre una passione invidiabile dietro a ogni cosa narrata nella "Grande invenzione", un libro che davvero si manda giù tutto d'un fiato e che i fan di Avati non possono certo lasciarsi scappare.
Conoscevo Pupi Avati dai suoi film e con molto piacere ho letto la sua autobiografia, dalla bisnonna vedova emigrata con i figli in Sud America, al nonno donnaiolo, al padre scomparso tragicamente quando Pupi aveva solo 12 anni, alla madre, figura forte, carismatica e sempre presente nella sua vita, fino alla sua passione per il jazz ed infine per il cinema.
Leggendo le pagine dedicate ai suoi film, inizialmente horror (sono ancora terrorizzata dalla casa delle finestre che ridono brrr) ho riscoperto attori come Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Diego Abatantuono (dopo Regalo di Natale la sua carriera e' decollata dopo il terrunciello degli esordi), Nik Novecento (scomparso purtroppo a soli 23 anni e che ricordo nelle puntate del Maurizio Costanzo Show), Gianni Cavina, Mariangela Melato, Anthony Franciosa (bellissimo con Paul Newman ne La lunga estate calda), Ben Gazzara, e tanti, tantissimi altri che hanno avuto successo con Lui: Neri Marcore', Vanessa Incontrada, Antonio Albanese e Katia Ricciarelli.
Scritto ovviamente molto bene, il libro si chiude con una carrellata finale di pensieri e voci della sua vita privata e professionale, molto commovente e poetica.