Tutte le volte che leggo la McGown mi domando perché gli autori di gialli siano trattati così male dall’editoria italiana. Per una Ruth Rendell, P.D. James o Elizabeth George che ce l’ha fatta ad arrivare ad edizioni più importanti, ci sono i McGown, W.J. Burley, Margaret Yorke, Deborah Crombie e ancora i Fredric Brown (!!), Reginald Hill (!!!!), che invece non ce l’hanno fatta, senza colpa, senza essere da meno. Eppure mi immagino che qualcuno li abbia letti, prima di pubblicarli nei Gialli Mondadori: è allora perché, perché non notare la differenza di qualità e non dargli una chance ad emergere dalla massa che spesso è mediocre?
La casa a editrice Polillo con I Bassotti, ha meravigliosamente portato alla luce, ritraducendoli finalmente, i gialli della Golden Age. Sarebbe ora che qualche editore avesse il coraggio di rivalutare e rilanciare anche gli scrittori degli anni 60/90 invece di rincorrere come pecore mode passeggere.
Passando al romanzo, la trama è solidissima, gli indizi sono disseminati ad arte, i dialoghi naturali, i personaggi vivi, riusciti. Qualcuno ha dimenticato di proclamare, tanti anni fa, Jill McGown la nuova regina del giallo.