«Per come vanno le cose nel mondo, secondo me ognuno deve avere un piano b. Io ho il Sudafrica. Tu piuttosto. Hai pensato al tuo piano b?». La sentenza è emessa da Giulio, padre idealista e divorziato che sta per lasciare l’Italia, lasciandosi alle spalle la carriera universitaria, per rifugiarsi altrove e provare a ritrovarsi.
Il suo interlocutore è la voce narrante del romanzo che si descrive così, «lavoro per un giornale ma sono uno scrittore». E si tratta di Paolo Giordano, l’autore di Tasmania (Einaudi) appena uscito in libreria, fra i titoli più contesi alla Fiera di Francoforte, già venduto in ben 19 paesi (rappresentato da MalaTesta Literary Agency).
Giordano, torinese classe ’82 - vincitore del Premio Strega e Campiello Opera Prima con La solitudine dei numeri primi, seguito da Il corpo umano e Divorare il cielo - firma il suo quinto romanzo, il più bello, perché nichilista e contemporaneo, attestandosi come il narratore più sfaccettato sulla scena italiana, capace di parlare di nuvole e orgasmi, terrorismo e divorzio, gender gap e Lanzarote. Tutto insieme, in una storia con i piedi piantati nel fertile terreno dell’autofiction. E citando Woody Allen, vi riesce senza citarsi addosso. Uscendo dal selciato dei saggi - Nel contagio (2020), Le cose he non voglio dimenticare (2021) – Giordano torna romanziere e con Tasmania strizza l’occhio all’ironia sorniona di Emmanuel Carrere, trovando una propria accordatura, borghese e sabauda. Il filo rosso è l’infinita stesura di un «libro sulla bomba», un passo da reportage, parlando anche di vittime e sopravvissuti a Hiroshima e Nagasaki. Intanto, le pagine corrono veloci, con un ventaglio di pensieri e riflessioni, popolate da personaggi che si contendono la scena, decretando una riuscita narrazione corale.
Giordano (che incontrerà i lettori a Roma, il 4 novembre allo Spazio Sette Libreria con Annalena Benini e le letture di Jasmine Trinca) apre la narrazione raccontando d’una crisi coniugale. Dopo terapie ormonali, ansia da prestazione e un’inevitabile crisi di coppia per la mancata gravidanza, Lorenza e il protagonista optano per una terapia homemade, partendo per la Guadalupa, con l’intento di tornare ad essere «solo una coppia». Certo, «stimando un migliaio di chilogrammi di anidride carbonica a testa per tratta, avremmo immesso nell’atmosfera un totale di circa quattro tonnellate di CO2 per superare la tristezza che si era annidata nel nostro matrimonio. Ne valeva la pena. Quanto alla mia coscienza ecologica, andava accantonata giusto per un attimo». Insomma, lui è «contrario allo spreco» e lei «contraria all’infelicità». La soluzione poteva essere una fuga ai tropici?
In Tasmania troviamo il caos e la disillusione del narratore, seguendo la parabola narrativa che corre dal 2015 ai giorni nostri, cadenzata dalla sequenza di attentati terroristici – dal Bataclan al concerto di Manchester del 2017 - in una sorta di «Kamikaze Tour». Ed ecco Curzia, la precaria del giornalismo che scrive solo di terrorismo, Karol, il prete innamorato e Jacopo Novelli, lo scienziato amato dai talk, «l’uomo delle nuvole», un accademico italiano che passerà dalla celebrità al boicottaggio. Prestando voce a Novelli, Giordano distilla sentenze perfette per Twitter - «non esistono più delle vere differenze politiche. Esiste solo l’essere pro o contro la verità» - coniando la definizione per la nostra epoca, «il tempo pre-traumatico», consapevole che gli scienziati soffrono della Sindrome di Cassandra, perché pur avendo (spesso) ragione, nessuno li ascolta. E intanto, eccoci alle prese con un mondo più vicino all’Apocalisse, «dove da una parte si muore di sete e dall’altra si annega».
Sì, nel dubbio, meglio iniziare seriamente a pensare ad un piano b. Magari si potrebbe davvero optare per la fascinosa Tasmania. A patto d’avere abbastanza contanti per comprarsi un rifugio antiatomico. Ed eccoci a parlare sempre di soldi. Ed è un paradosso, visto che è stato proprio questo modo di pensare arraffa tutto ad aver decretato la crisi climatica. Ma finché dura la musica, balleremo. Come sul Titanic.