L’Alberopietra è risorto a nuova vita. Il sangue di Nairnering Cuordifoglia sparso sulle sue radici, credute ormai aride, ha ridato speranza a un intero regno. Finalmente Mojheardean può sedere sul Trono di Pietra e risollevare le sorti del suo popolo e, forse, delle intere stirpi fatate. Nair sa bene che non sarà sufficiente: non per la pace, né per lenire il tormento della sua anima nera. La corte di Pietrabuia non è un posto sicuro e lui ha fatto una promessa: farà qualunque cosa pur di risanare il suo debito. Mojheardean ha lottato nell’ombra per tutta la sua vita. Ha combattuto, celando i propri intenti, contro la sua stessa stirpe maledetta dalla follia. Ha subito indicibili torture e ha giocato con astuzia ogni arma a disposizione per occupare la scomoda seduta del Trono di Pietra. Un’esistenza votata al riscatto per la sua gente, per un popolo che aveva smesso di sperare. Tra le insidie di una corte in bilico sull’orlo di un cambiamento epocale, Mo sa che quello non è che l’inizio e che mantenere saldo il regno richiederà un sacrificio ancora più grande. Il suo pensiero, però, non fa che tornare a colui che ha salvato tutti loro, e si trova combattuto tra il desiderio di cedergli ogni cosa e il terrore di farlo. Ma lasciare avvizzire il proprio cuore potrebbe essere un prezzo che non è disposto a pagare.
Quel gioco poteva essere troppo crudele anche per loro.
Personalmente capisco se un libro mi è piaciuto dal numero di citazioni che mi sono segnata durante la lettura. Per questo libro sono state molte, a decine. E la spiegazione è semplice: una bellissima scrittura. Suggestiva. Intensa. Elegante. A tratti così ipnotica e coinvolgente da farti sentire sotto un incantesimo.
Preciso che non avevo letto il primo volume e mi sono decisa per questo grazie alla cover da applauso. Ecco, già la cover per me anticipa le atmosfere e la magia intrinseca alla storia contenuta. Quel volto giovane, eppure triste, consapevole di troppi pesi, ti introduce da subito in un regno, quello di Pietrabuia, appena uscito da un periodo di sofferenza e oblio, e che lentamente tornando alla vita e alla normalità. Il nuovo sovrano è ancora confuso, ma al contempo consapevole delle sfide che lo attendono. Ho trovato ben delineato Mo nelle sue sfaccettature di "buono" che deve però mantenere l'autorità e apprendere in fretta i compromessi della politica, sia agli occhi dei sudditi, sia nel gioco delle alleanze con le famiglie nobiliari, le altre creature, gli altri governanti.
Alice e il suo vampiro-killer sono un valido aiuto, molto divertenti con le loro incursioni romantico-surreali (non li conoscevo, ma l'autrice è abile nel regalare al lettore un breve ripasso delle vicende precedenti per mettersi alla pari).
Ma è il Luminoso che mi ha dato i veri tremori di delizia. Personaggio potente ma tormentato, in un'aura d'oscurità, eppure dolce, generoso, protettivo. Nairnering è una creatura che non si dimentica facilmente.
Nel complesso, il romanzo mi è piaciuto in ogni sua parte. Una storia originale, che delinea almeno tre coppie, attorno cui ruota un universo buono/cattivo, luce/ombra, in cui è stato piacevole immergersi e da cui è stato troppo veloce uscire. Leggerò sicuramente il seguito.
L'autrice ha uno stile di scrittura bellissimo, articolato magistralmente, le descrizioni abbracciano tutti i sensi portando non solo a vedere ma anche a sentire, avvertire e toccare. La diversità di un linguaggio più alto del mondo magico e quello più diretto e arguto di chi vive a contatto con il mondo reale si intreccia in modo armonico creando interazioni e dialoghi affascinanti e ironici oltre che intensi e estremamente dolci. La coralità della storia è gestita perfettamente, tutti sono protagonisti, Mo e Nair con il loro amore troppo forte e grande, Alice e Alistair inseparabili a servizio del Re in nome dell'amicizia e affetto tra Mo e Alice, Mab la regina guerriera e Rain il gemello tormentato di Nair che mi hanno lasciato a bocca aperta e in trepidante attesa del prossimo libro che non arriverà mai troppo presto.
È una storia a dir poco meravigliosa, palpitante di magia, guardate le piante che salutano e sentite la pietra che vive. È eccitante per i risvolti narrativi, tutto è in pericolo, nessuno è al sicuro. È emozionante e delicato nei gesti, nelle carezze dei sentimenti. È originale e accattivante grazie ai tanti protagonisti vecchi e nuovi che insieme vivono un'avventura epica.
Cosa posso dire di più? A me ha totalmente affascinato e conquistato la penna di Giuditta Ross e non posso che ringraziarla per avermi fatto vivere intensamente il suo mondo magico ed i suoi meravigliosi protagonisti.
Comincio col dire che finalmente i nostri attesi fatini sono tornati!
Non vedevo l’ora di immergermi di nuovo nei boschi di Kouckma e tornare alla corte dell’Alberopietra.
Abbiamo già conosciuto nel precedente libro i protagonisti e gli altri personaggi di questa storia (e se non lo avete letto correte subito ai ripari!): la mezza fae e mezza vampira Alice e il suo bellissimo ma irascibile fidanzato vampiro Alistair St. Claire, i gemelli fae Luminosi Rain e Nair, infine Mojheardean, detto Mo dalla sua cara Alisee.
Dopo essere stato ingiustamente imprigionato e torturato tra le spire del Rovo di Morte, Mo era riuscito a fuggire e infine a tornare nel regno dei Fae Grigi. Qui ha preso il posto che gli spettava e si è insediato sul trono di Pietra, ma non tutto è rose e fiori, nonostante l’Alberopietra dopo secoli sia tornato a nuova vita grazie al sangue del Luminoso Nairnering Cuordifoglia, perché gli abitanti del regno non si fidano ancora di questa ritrovata vita, soprattutto alcune nobili famiglie non vedono di buon occhio l’ascesa del nuovo Signore di Pietrabuia. Molte sono le insidie che si celano all’interno della corte ma per fortuna Nair, che era partito dopo aver ridato vita e speranza al regno dei Grigi, torna… e il motivo non è solo la protezione del suo principe.
L’enorme sentimento che c’è tra Nair e Mo aleggia e si solidifica tra le parole e i pensieri che Giuditta riesce perfettamente a farci sentire attraverso la sua scrittura: ogni dubbio, ogni reticenza e ogni abbandono si riescono a cogliere in ogni minima sfumatura.
Tutta la sofferenza che ha patito Mojheardean e tutte le cicatrici che deturpano il suo corpo, ma soprattutto la sua anima, sono ancora lì, un memento fin troppo presente che impedisce a Nair di perdonarsi per quello che ha dovuto fare quando era il suo carceriere, tuttavia quel grumo di contrizione, come la pietra, viene scalfito goccia dopo goccia dall’amore che nonostante tutto provano l’uno per l’altro.
Naturalmente oltre ai due protagonisti anche gli altri personaggi si susseguono e arricchiscono il libro con scene frizzanti e divertenti, soprattutto quando ci sono di mezzo Alice e St. Claire con il suo “Cazzo di fate”.
Anche Rainering Fiordineve e la regina dei Luminosi Mabliereen hanno degli scambi davvero molto pungenti e il non detto tra di loro crea una tensione che, sono sicura, si evolverà in modo molto interessante nel prossimo libro.
Rispetto al primo libro la crescita è evidente, la narrazione è fluida e davvero molto coinvolgente sia nelle parti romantiche che in quelle di azione. Lo stile rimane quello meraviglioso di sempre, così poetico ed evocativo da riuscire a trasportarti direttamente all’interno delle scene, facendoti vivere emozioni uniche.
Ho questo libro nel kindle dal giorno in cui è uscito. Ho amato tantissimo "Alice, non è il paese delle meraviglie" e ho atteso con estrema trepidazione l'uscita del romanzo sui "fatini". Mi ha tenuta distante solo un blocco del lettore epico, superato il quale è stato bellissimo ritornare nel mondo magico creato dall'autrice, così ben narrato da sembrare vero. Ed è stato altrettanto entusiasmante ritrovare lo stesso stile di scrittura: poetico, ricco, ricercato ma allo stesso tempo immediato. La storia d'amore di Mo e Nair è potente, piena di sofferenza e sensi di colpa, ma così pura da farti dimenticare tutto il brutto che c'è stato e farti agognare il lieto fine ad ogni pagina. Ci sono tantissime cose che ho apprezzato in questo romanzo. Ad esempio come sono tratteggiati i personaggi. Ognuno ha una propria "voce", così personale e inconfondibile da ritrovarti a pensare "È proprio una frase da XXX" "Non potevo aspettarmi altro da YYY". Questo li rende vivi al punto da farti credere di poter sentirli respirare tra le pagine. Ora non mi resta che aspettare il libro di Mab e Rain, sperando che l'uscita non coincida con un altro blocco del lettore.
A volte il passato può essere doloroso e ingombrante come un macigno, eppure tra le mani di Mojheardean sire di Pietrabuia anche la solidissima pietra può diventare malleabile e docile. Infondo tra le spire del Rovo di Morte non è stato stillato solo sangue. In quell’abbraccio crudele e spietato è nato un sentimento completamente inaspettato, sì tenero e fragile come un germoglio ma anche tenace e durevole come la pietra. Creature affascinanti, poteri spaventosi e anime affini. Amori, tradimenti e nuove alleanza all’apparenza fragili ma forgiate su veri sentimenti d’amore e d’amicizia. Una scrittura coinvolgente, una trama avvincente e una storia d’amore struggente. Una lettura goduta e assaporata pagina dopo pagina come non mi accadeva da tantissimo tempo.
Giuditta Ross è a parer mio una delle migliori penne in circolazione. Capace di creare mondi da sogno popolati da creature mitologiche, quelle che spesso arricchiscono le nostre visioni notturne.
Ecco danzare in un caleidoscopico girotondo fatine, licantropi, streghe, e persino un burbero e inacidito vampiro.
Ma se apparentemente i suoi urban sembrano seguire la scia letteraria moderna, vi informo subito che Giuditta è molto vintage. E’ talmente imbevuta di mito che le sue creature sono molto diverse da quelle a cui ci hanno abituato edulcorati libri fantasy.
Le sue fate “ le fae” sono come la vera tradizione vuole: volubili, capricciose, di una bellezza surreale la stessa che colora le nostre fantasticherei quelle notti lontane di mezz’estate, nel meriggio dorato, come sussurrerebbe la voce soave di Carrol.
E magari vezzeggiati dai latti e dai vezzi dell’adorabile Puck.
Sono l’essenza stessa dell’ecosistema, da lei traggono vigore e a loro donano fecondità, e nuova linfa vitale.
State pur sicuri che laddove tocca il suolo il piede di fata, la natura gorgoglia rigogliosa, e accarezza grata quelle regali appendici.
E proprio perché partecipi di quel ciclo ecologico, esse sono e devono essere suddivise in due coorti distinte e al tempo stesso gemelle: la corte dell’inverno, denominata unseelie e la corte dall’estate, la seelie.
Questi aggettivi non hanno nulla da spartire con la concezione orientale del mondo, ossia divisa in bene e male. Semplicemente sono due colori che partecipano essi stessi a creare il favoloso mosaico composito che noi chiamiamo madre natura.
O i cibernetici chiamano sistema interconnesso di legami, azioni e retroazioni.
Ma sempre quello è
Ecco che scrivere questa recensione, in questo radioso giorno di primavera, con il vento che sussurra complice, diviene un vero atto estatico.
Sono ancora rapita dall’incanto forse un po’ crepuscolare di pietra buia, avvinta dalla bellezza triste del suo Principe Mo, e divertita dallo sprezzante cipiglio ombroso della sua fata, il suo amore l’enigmatico Nair cuordifoglia.
E che dire della effervescente Alice, il collante tra due razze, luminosa e al tempo stesso oscura, promessa di pace tra, non solo le fazioni fatate in lotta nel magico regno, ma anche tra le razze protagoniste di tante leggende che ancoraggi popolano la nostra immaginazione.
E poi c’è lui il burbero Alistair, forse troppo vecchio per questo mondo, ma capace di partecipare al rinnovamento grazie alla magia più grande, quella dell’amore, del sacrifico del se e di ogni parte nascosta del nostro io.
Il mondo dei Fe era in declino.
Non prosperava più.
Forse perché nessuno umano, loro servo (servo nell’accezione etimologica di custode) non donava più le sue energie e i suoi sogni per far crescere l’albero antico, deposito segreto di ogni creazione.
Da sempre, infatti è l’albero a sostenere l’impalcatura dei mondi, unisce il sopra con il sotto, il regno delle idee o della magia con quello della realtà.
Sostiene le dimensioni e con un vento divino le fa oscillare cosi tanto da farle incontrare, cosicché ognuna può donare all’altra la sua specificità. Abbiamo noi umani un disperato bisogno di fae, e al tempo stesso i fae hanno un disperato bisogno di umanità per poter esistere.
Non solo pensiero labile ma idea concreta.
Perché non possono sussistere forse, idee senza forma, né forma senza idee, ma devono passare su questo piano d’azione e diventare forma. Ma la forma non è altro dalla sostanza, ma è il modo con cui quest’ultima si trasmuta in un vero e proprio atto alchemico.
I fae sono la nostra sostanza, sono il materiale di cui sono fatti sogni, fantasticherie illusioni e emozioni, e devono colorare la vita di ogni umano.
Ecco che l’albero, asse dei mondi va nutrito con la più sacra delle energie, simboleggiata dal sangue versato, ed è qua l’idea favolosa della Ross, per amore.
Nient’altro che amore, intinto di mille sfumature domina questo meraviglioso, incantato, ammaliante urban fantasy.
E’ l’amore che unisce ciò che è diviso, l’amore che cura le ferite causate da un’accusa, da un pregiudizio, l’amore che restituisce l’innocenza alla piccola bimba fatata, l’amore che allieta e deterge il terribile senso di colpa.
L’amore uccide la solitudine ma sopratutto l’amore spezza l’incanto demoniaco della reliquia che lo rappresenta per eccellenza: il vetro nero.
Esso è nero di colore e di anima, corrompe, rosicchia l’essenza stessa del mondo magico, e forse, mi viene da pensare che proviene come scarto proprio dal nostro mondo in cui il benevolo, il sogno, l’armonia è corrotta da questa sfrenata ricerca del successo a ogni costo.
Nel regno incantato dei fae tutto è equilibrio, oscuro e luminoso danzano per creare le vita.
Noi stessi siamo frutto di questa dicotomia che diventa, in fondo, un unicum importante: il lato oscuro è depositario degli impulsi più nascosti che vengono di volta in volta illuminati dalla luce.
C’è bisogno delle due corti vicine, unite dal patto più importante: fondare una comunità basta sulla variegata composizione di ogni colore, dal più brillante al più grigio.
E questo è lo stesso concetto di bellezza celtica, la cui tradizione cullò i primi racconti di fate, laddove l’oscuro è anche e sopratutto fonte di luce, poiché è il nero che racchiude ogni lucentezza, l’assorbe e la contiene proteggendola, dentro di se.
Al contrario il bianco respinge ogni altro colore, divenendo purissimo, ma quasi algido, lontano immerso nelle sue missioni tanto da non distinguere più il lecito dall’illecito.
Per ironia della sorte il principe dei fae unselie ( l’oscuro o il grigio) diviene quasi più umano, più dotato di sfumature complesse del suo grande amore, troppo impegnato nel suo ruolo di guerriero per concepire una passione non fine a se stesa, ma capace di fargli provare empatia. Nair è già cambiato, qualora vedendo gli occhi di Mo, prova compassione e senso di colpa, per averlo torturato, perché cosi gli avevano ordinato i suoi superiori.
Senza domandarsi se lui fosse il vero colpevole.
Ecco che nonostante gli intrighi delle due corti per una supremazia del potere, forse estranee al mondo incantato, ma probabilmente frutto di una contaminazione con il nostro perduto universo sociale, il mondo dei Fae è salvo.
E’ salvo perché ha dimostrato la capacità di quel sentimento eterno tanto cantato dai nostri poeti, di annullare le distanza, di annullare le differenze e di vivere in un solo respiro appassionato.
Forse la vera magia della Ross è di dare a quell’emozione cosi bistrattata da tanti romanzi, la sua dimensione sacrale, piena di una sensualità elegante e mai fuori posto.
Perché non c’è bisogno di trasgressione, di acrobatico sesso per celebrarlo, perché l’amore basta all’amore.
E davvero è capace di curare ogni ferita:
Vedi questa donna?
Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato,
non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non hai unto con olio il mio capo;
lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo.
Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati,
recensione a cura del blog "libri magnetici" by El
Desiderare tanto da non poter respirare, ecco cosa non si potevano perdonare. Ecco cosa li avrebbe distrutti, corrosi dall’interno.
Se avete letto il primo volume de “Gli eredi della Foglia” e lo avete amato quanto me, allora potete solo immaginare, amici Magnetici, come possa essere stata felice di leggere la storia di Nairnering e Mojheardean. Senza nulla togliere a quella di Alice e Alistair, che spalanca le porte su questo mondo fantastico, Nair e Mo si sono piantati nel cuore appena li ho conosciuti e, semplicemente, non se ne sono voluti andare. “Alice, non è il Paese delle Meraviglie” ha avuto, tra tanti meriti, proprio quello di non relegare i personaggi di contorno a meri secondari: sia Mo che Nair, come Rain, Mab, Noan e ‘Dhu, ci hanno accolti a braccia aperte, incidendosi come lame in un racconto di sogno e sangue, lasciandoci orfani quando abbiamo letto la parola “fine”. Nonostante il romanzo sia tutt’altro che breve, avremmo voluto davvero non finisse mai e adesso è giunto il momento di approfondire molto di quello che è stato lanciato verso di noi. Se Alice e Alistair hanno avuto momenti di scontro e incomprensioni spesso fomentati dalla rabbia e dalla passione, qui il tono cambia, ed è quello di una melodia malinconica, ma non per questo meno incessante. È il suono di un nome che trema scivolando sulle pareti di pietra di un castello che nasce da essa, lucido come il dolore che porta con sé.
Nairnering. La sua mente continuava a sussurrarne il nome. Di giorno come di notte. Lui aveva fatto in modo che il destino di Pietrabuia potesse cambiare. Lui e il potere inestimabile del Sangue della Foglia.
Divisi come moderni figli di Montecchi e Capuleti, Mo e Nair appartengono a due fazioni opposte del regno dei fae. Se il primo è un Grigio, ultimo erede di una stirpe caduta in disgrazia per le scellerate decisioni dei suoi predecessori, Nair è un Luminoso, con un dono che lo segna e lo divide.
Era quello che non aveva più sopportato del suo magnifico retaggio. La felicità che vi trovava. Una felicità che non guardava in faccia nessuno, che non teneva conto della sua anima nera. Del male che aveva fatto, del dolore che aveva portato con sé ovunque andasse. Per questo l’aveva messo a tacere come un’ignobile tara. La Grande Madre non poteva aver accordato a lui un tale inestimabile dono.
Ma oltre a questo vi è di più, perché siamo a conoscenza del passato indicibile che li lega e li distrugge. Accusato di aver preso parte al tentato omicidio di Alisee, prima che divenisse Alice quando Alistair l’ha salvata, Mo è stato imprigionato per anni tra i rami del Rovo di Morte, torturato all’infinito perché creduto colpevole al pari del fratello. Quello che li ha legati e che tuttora li lega è la consapevolezza del dolore subìto e inflitto, in uno scambio continuo alimentato da un sentimento che non ha potuto fare a meno di nascere. Bellissimo il modo in cui l’autrice riesce a rendere questo rapporto, oltre ogni definizione di dominazione o assoggettamento: non sono né vittima né carnefice, entrambi alla pari in ciò che li divora, sia esso rimorso o vergogna.
«Non c’è perdono per me» gli disse, troppo da vicino, la sua voce che sapeva di fumo e desolazione assoluta. «Ma questo non mi impedisce di desiderare, di bramare quello che non merito. Quello che non mi appartiene.»
Nair sembra deciso a mantenere le distanze e le sue parole hanno un sapore irrevocabile, perché è consapevole dell’importanza del proprio ruolo di ambasciatore presso Pietrabuia. Anche Mojheardean è all’apparenza inavvicinabile, mentre lotta per mantenere il distacco da lui durante le lunghe notti solitarie frastagliate dagli incubi.
«Sei qui come…» una spina nel cuore, a giudicare dal dolore, «… ambasciatore di Mabliereen della Luce Ardente. Niente di più. »
Mentre la battaglia infuria dentro di loro, gli eventi scatenati dalla distruzione del Rovo e dalla messa alle strette del Cerchio sono implacabili e le corti fatate rischiano la guerra civile. Quanto la corruzione ha inciso sugli animi di coloro che avrebbero dovuto ergersi come giudici onesti? Il Vetronero ha davvero cessato di esistere o i suoi frammenti smaniano per ricongiungersi ed essere usati nuovamente per sovvertire il trono di Mabliereen? In tutto questo la debole corte restaurata di Mojheardean necessita di un protettore; il principe stesso, adesso Re per quanto si senta inadatto, ha bisogno di qualcuno che riesca a vedere oltre le trame del popolo. Alistair è un alleato formidabile, ma ha chiarito fin dal principio che l’incolumità della sua compagna ha la precedenza su tutto il resto, fine del mondo compresa. E mentre Rain assolve il suo compito restando accanto a Mab, combattendo contro i mostri che gli albergano nel petto e il sentimento che prova per lei, è dunque a Nair che spetta quello arduo di proteggere Mo, cercando al tempo stesso di sopraffare il lamento pulsante del proprio cuore.
Incuranti dei drammi che albergano nei protagonisti, pedine poco raccomandabili e avversari temibili si muovono sulla scacchiera del gioco per il regno. Chi ha deciso di ristabilire un nuovo Cerchio ha chiamato a raccolta moltitudini di schiavi: mentre fae, umani e mannari vengono sacrificati per perseguire uno scopo preciso, una mostruosa creatura lotta per rinascere, cibandosi del sangue più puro con cui bagnare le proprie spine. Tra tutti i nuovi personaggi spicca Veyla, rapita anch’essa allo scopo di nutrire il Rovo, che ha poteri nascosti molto simili a quelli di qualcuno che conosciamo bene. La sua intrepida parlantina e il coraggio tipico dei bambini sono un raggio di luce in un libro dai toni più cupi del precedente: adesso siamo nel vivo della storia e le sofferenze di entrambi i popoli devono trovare una risoluzione, pena la perdita definitiva dell’Equilibrio che regge le sorti del mondo intero, umano e non. Veyla è speranza, soprattutto per Mo e Nair, perché il legame che si crea è simile a quello di una famiglia, in cui due genitori inesperti devono imparare a gestire i capricci esplosivi di una copia in miniatura di Alice. E non ne abbiamo abbastanza nemmeno di lei, che ritroviamo adesso muoversi a proprio agio nel castello dell’amico Mo, sempre protetta dall’ombra imponente di un vampiro del tutto privo di senso dell’umorismo e ossessionato dalla sua sicurezza. E mentre i nostri occhi vagano cercando conforto all’ombra dell’Alberopietra, una nota ci chiama da lontano, inquieta e potente. È il richiamo silenzioso di quel gemello distante, quel Rain freddo come il ghiaccio il cui fuoco trattenuto adesso urla per essere liberato e risuona per i boschi come un lamento purissimo, pronto a esplodere e fare terra bruciata in quella che si preannuncia essere la conclusione perfetta di questa bellissima trilogia.
Fu il chiarore di un lampo e il colpo lo schiantò, abbattendolo, il dolore un fiore che si ingrandiva a dismisura appena sotto lo sterno. L’ultima cosa che vide prima che quel fuoco bianco lo divorasse fu il viso stravolto della sua regina. Poi, le lingue di fiamma gelida sprigionarono dal suo corpo, lambirono e bruciarono ogni cosa. Ogni pensiero.
Triskell Edizioni ci propone questo Urban Fantasy, il secondo della Serie delle Foglie.
Inutile negarlo, ormai di romanzi con Vampiri e Lupi ne abbiamo letti in tutte le salse e per tutti i gusti, ma questa serie ha qualcosa di diverso dagli altri romanzi che hanno come protagonisti i Vampiri. Qui ci sono anche … … … … … … (concedetemi la suspense) le FATE!
Per chi, come me, è appassionato di fate questo romanzo è un piatto assolutamente appetibile e gustoso. Solo chi mi conosce sa quanto questo argomento mi tocchi personalmente: mica a caso vivo in Irlanda, il paese delle fate. Scusate… mi sono lasciata trasportare dal mio personale entusiasmo e apprezzamento per gli argomenti trattati, ma non ho potuto resistere.
Torniamo all’autrice.
La Ross utilizza un linguaggio che colpisce dritto al cuore del lettore, che sa emozionare ed è capace di far sentire il sapore della giovinezza. Come se la sua scrittura fosse, essa stessa, un magico incantesimo.
Vitale e vivace, la lettura è talmente fluida che non si vorrebbe mai interromperla.
I protagonisti, profondi e carichi di personalità, sono accattivanti ma anche divertenti, intrattenendoci con scambi davvero sfiziosi.
Un romanzo che pagina dopo pagina ci trasporta in un mondo incantato, fatto di luce ma anche di oscurità, di amore e di odio, di piacere ma anche di dolore. Perché luce e ombra, seppur nella loro diversità, si plasmano. Due entità che, all’improvviso, diventano una sola.
Sia ben inteso che si tratta di un romanzo adatto ad un pubblico giovane ma che consiglio anche agli adulti come me che sono disposti a vivere e rivivere fresche e giovani emozioni.
L’autrice non ci parla solo di una storia d’amore ma anche dell’amore inteso come sentimento , raggiungendo piccoli picchi filosofici che ci portano a fare riflessioni intelligenti.
Ovviamente consiglio di leggere anche il romanzo precedente per poter comprendere a pieno il percorso dei protagonisti. Uno dei quali subirà atroci torture.
Se dovessi sintetizzare questo romanzo con un aggettivo utilizzerei la parola “Spumeggiante”. Una ventata di aria fresca che si respira aprendo la finestra in una stanza chiusa da troppo tempo: la stanza dell’anima.
Secondo libro della serie “Gli eredi della foglia” riprende da dove ci aveva lasciato il primo e ha come protagonisti principali Nair, il luminoso dal potere inaspettato, e Mo, Re della corte Oscura.
Loro hanno un passato, fatto di violenza e prevaricazione, quindi il loro presente è caratterizzato da sensi di colpa, soprattutto per quanto riguarda Nair. Innegabile però l’attrazione, quasi morbosa, che li spinge a cercarsi, a volersi, a proteggersi l’un l’altro. Saranno in grado di superare le colpe passate?
Ero curiosa di tornare nel meraviglioso mondo creato dalla Ross e di approfondire la storia di questi due personaggi, che già avevano stuzzicato la mia curiosità nel precedente libro. Loro sono tormentati e sembra impossibile la redenzione. L’autrice calca molto su questo, persino troppo, a un certo punto avrei preferito che lo ribadisse meno, ha reso la parte centrale del libro statica, almeno per me.
La vicenda si intreccia con quanto già successo nel precedente libro e getta le basi per il proseguo. La macrostoria quindi, fatta di intrighi e lotta per il potere, mi è piaciuta, molto, ho proprio apprezzato la sua evoluzione. ... continua sul blog
Che dire, questo secondo volume ha una marcia in più rispetto al primo. Sembra che l'autrice abbia sciolto la pietra che la frenava e sia sbocciata. Il suo modo di scrivere si è fatto più corposo, più calmo e più poetico. E che dire dei protagonisti di questa fase "di mezzo", Nair e Mo l'uno in cerca di redenzione e l'altro in cerca del suo cuore? Ovviamente siamo nel bel mezzo di un gran casino tra razze, di tradimenti e di congiure che non fa altro che incalzare verso una guerra che ormai è alle porte del regno dei Luminosi. Le lotte per il potere si fanno sempre più decisive e cruente. In tutto questo, un fiorellino coraggioso cresce tra la palta e il sangue salvando Nair dalle prigioni... Ora, non mi resta che leggere l'ultimo volume della trilogia dove saranno sicuramente protagonisti Rain e Mab 💜
Voto: 4.5 RECENSIONE A CURA DI LADY MARMELADE Aspettavo da tempo l’uscita di questo libro, il primo mi era piaciuto molto; ebbene sì lo ammetto, qualche volta un romanzo m/f stuzzica la mia curiosità e non potevo farmi certo scappare di leggere una saga con protagonisti vampiri, licantropi, ma soprattutto le fate… Le fate mi hanno sempre affascinato, soprattutto quelle della mitologia nordica, divise tra le corti della luce e dell’ombra. Ho divorato tutte le serie giunte in Italia anni fa e nel preciso istante in cui è entrata in scena la coppia di gemelli, Nair e Rain, sapevo che mi avrebbero dato tante soddisfazioni. Lo stile della Ross è fresco, divertente, evocativo e sboccato al punto giusto, soprattutto quando a parlare è il Succhiavita St Clair, la sua adorabile fata vampira Alice e il dissacrante Nair! Un terzetto che è tutto un programma, con un continuo scambio di battute che a dato dinamicità al testo e mi ha fatto finire il libro in un lampo! Venite a leggerla sul nostro blog!