Romanzo thriller d'avventura/azione, "forse" più adatto nella forma di film o, meglio ancora, di videogioco, ma comunque la scrittura è molto scorrevole e senza tanti fronzoli e quindi la lettura risulta a tratti coinvolgente ed intrigante. Non un capolavoro, ma una buona lettura per intervallare altre letture più impegnative.
Quaranta ore per avere salva la vita o meglio per "vincere" il gioco (Scavenger), passando da un livello ad un altro. Per i patiti di videogiochi, qui soprattutto i "first-person shooter" o sparatutto in prima persona, una lettura che farà salire su un bel po' di "amarcord".
Io non amo molto il genere, però chi non ha mai giocato a Doom? O Wolfenstein? O Unreal Tournament?
"Le pile di faldoni e fascicoli che ho accumulato sono, credo, capsule del tempo che rappresentano gli interessi di una persona che io non sono più; lo stesso vale per i miei romanzi, i quali preservano quello che provavo e pensavo in passato. Anche i libri dei miei scrittori preferiti sono capsule del tempo, che mi riportano nella Londra nebbiosa di Dickens, o nella vecchia New York di Edith Wharton, o nella Parigi degli anni Venti di Hemingway. Sono opere che mi trasportano non solo nel passato vissuto dai loro autori, ma anche nel mio passato, restituendomi quel che ho sperimentato leggendoli per la prima volta."
"Avessimo abbastanza mondo e tempo...
Ma alle mie spalle odo continuamente
l'alato carro del tempo che si avvicina veloce:
e laggiù, da ogni parte, avanti a noi
si stendono deserti di vasta eternità."
(Andrew Marvell 'Alla sua amante ritrosa')