Valerio Magrelli aborde souvent le thème de l'enfance dans ses livres. Le mot « exfance » constitue une création lexicale de l'auteur et rappelle l'expression : « vieillir, c'est retourner en enfance. » Exfance est un recueil de maturité.. Je suis tellement effrayé et seul au monde. que je perds les objets, un à un.. Pour que quelqu'un me retrouve?. Ou j'allège la charge. pour ne pas toucher le fond?. La ligne de force des poèmes d' Exfance réside dans leur capacité à nous présenter le monde tel qu'il est, sans fioritures, au moyen d'une langue claire et précise, de sorte que le lecteur puisse se reconnaître partout, à l'intersection de deux vers, au détour d'un enjambement, au centre d'une image. Nous sommes en présence d'une poésie de tête et de coeur où intelligence et émotion vont main dans la main et cohabitent harmonieusement. Préfacé par Denise Desautels et traduit de l'italien par Francis Catalano et Antonella D'Agostino, Exfance , dans sa version originale, a reçu, en 2022, les prix de poésie Dessi et Napoli..
He graduated in philosophy at the University of Rome and is an expert in French literature which he has taught and teaches at University of Pisa and University of Cassino.
“Ogni tanto mi telefona il mio amico malato. Dovrei dire piuttosto «un» mio amico malato, visto che non è il solo. Ma lui è diverso dagli altri, è «il mio amico malato». Da quanto lo conosco? Non ne ho idea. È un poeta, e abbiamo letto insieme. Quando? Venti anni fa? Facciamo pure trenta – mezza vita. E lui, nel frattempo, ammalatosi, ha cominciato a chiamarmi, ogni tanto. Rispondo sempre, ovunque. Resto a sentirlo a lungo; resto a sentirmi a lungo. Se lui è malato, io che cosa sono? Perché mi cerchi? Per ricordarmi che anch'io sono malato? Non come te, ma quasi, mia dolce ombra sfregiata”.
In questa raccolta poetica la lingua di Magrelli si sviluppa con concretezza e originalità, senza concetti verticali o astrazioni da abbandono lirico. Nell'etimologia del titolo esiste già il senso di una espulsione che sostituisce una introduzione (ex- invece di in-); un essere gettati, esistenzialmente, nel mondo e nel linguaggio, come apparizioni che incontrano negli altri la possibilità di parlare e comunicare. Nel testo sono manifesti i segnali e le tematiche che rimandano alla formazione di traduttore di Magrelli, il quale spesso si trova a cercare qualcosa e insieme a ricordare un equivalente, a esprimersi spesso nel tramite di analogie e affinità verbali occasionali. Una cosa molto interessante scritta da Magrelli riguarda la difficile relazione tra la poesia e la verità, il problematico bisogno per scrivere di cercare di dire senza dire, procedere per omissioni e mancanze, avvicinarsi al senso di una frase senza svelarne smaccatamente la natura più profonda. La contemporaneità per Magrelli è spesso rumorosa e disturbante, l'identità è spesso uno stato incidentale, l'anima soggiorna oggi in affitto in un ambiente inorganico e virtuale. Forse con l'età scompare/qualcosa di analogo alla cartilagine,/un tessuto psichico/che fa da cuscinetto/tra la creatura e la sua vita./I due punti si toccano, e fa male./Si arriva troppo vicini alla corrente,/e brucia./E così il poeta continua a ricordare che è facendosi male che si ottengono le cose che cerchiamo, la pace, il perdono, il nostro spazio da occupare: è con il sangue e con il dolore che fin da bambini ci troviamo ogni volta che evolvendo e adattandoci cadiamo nel luogo delle responsabilità, nella realtà violenta e esplosiva, che confina la soggettività e riduce l'umano a oggetto. La poesia narra la malinconia, il tempo che sfugge dalle mani; invecchiare, impotenti e soli; guizzare nella crudeltà. La vecchiaia è a forza di cose anche sdoppiamento. E così è il poeta che legge, viene divorato e scavato dai libri, ogni parola ridotta a briciola e oblio, e lui polverizzato dalle parole altrui. Si può concludere con il poeta che l'economia della poesia è la “metamorfosi del male”, riciclare in maglioni e tappetini l'angoscia e il dolore.
“I numeri ci aiutano: 64. Era l'autobus che passava sotto casa, la casa degli amori/degli orrori. L'autobus che portava alla stazione, da dove sono scappato per salvarmi/credendo di salvarmi. Ma adesso, che di anni ne ho 64, senza volerlo/volendolo con tutte le mie forze sono tornato sul luogo del delitto a trarre in salvo chi è rimasto là per tutto questo tempo prigioniero/ostaggio. Come ho potuto lasciarlo così a lungo nelle mani del nemico? Come potrò sostenere il suo/il mio sguardo?”
Poesie e prosa per raccontare l’uscita dall’infanzia Uno sguardo all’ indietro , a ciò che ci ha cambiati , (specie in questi ultimi due anni), ma a anche a tutte quelle trasformazioni che inevitabilmente si subisce crescendo: le delusioni, le novità, le solitudini.
Cosa resta diventando adulti? La lettura, il valore delle parole che rimangono, che fissano i ricordi e riconciliano con il presente Exfanzia è pieno di sorprese: le poesie diventano come le briciole di Pollicino, aiutano a trovare la strada, a rimanere autentici, e attraverso la tenerezza dei gesti, conservare la consapevolezza del tempo che passa
“È possibile uscire vivi dalla vecchiaia? Poi mi guardo allo specchio e vedo papà e mamma che abitano il mio volto disputandoselo. Allora non ve ne siete ancora andati!, penso, vedendo che fanno capolino sulla mia faccia, giocando tra le linee del viso. A nascondino, quindi... E forse si divertono cercandosi tra loro, io solo, escluso, a fare da teatro per questi amanti morti che mi usano come lo spazio, morto, del loro corteggiarsi. Servo a qualcosa, almeno, se i miei amati fantasmi si dànno appuntamento tra i miei occhi, naso, fronte, mascella, per tornare ad amarsi.”
Ho un debole per Valerio Magrelli: in lui, l’anima scientifica e quella poetica si fondono e in lui mi rispecchio.
Partiamo dal titolo “Exfanzia”. Ho pensato subito ad una presunta etimologia latina: di qualcosa che proviene dal mondo dei bambini.
In un’intervista Valerio Magrelli dice “È sempre molto curiosa la storia dei titoli. Di solito c’è il cosiddetto “titolo di lavorazione”, che viene subito fuori e spesso poi modificato. In questo caso invece mi è ritornata su, è il caso di dire, una parola che avevo creato vent’anni fa. Nel mio primo libro di prose, Nel condominio di carne, nei primi capitoli c’è proprio un riferimento a questa parola, exfanzia, che creo per descrivere la mia infanzia. A mio avviso quello che è più importante è il prefisso che inverte ovviamente (etimologia immaginaria…) quello originario, per segnare non tanto un periodo passato, come si dice di un ex compagno, ex commissario… quanto un’espulsione. Per me quell’ex sta a indicare un’espulsione dal verbo che significa parlare, un’espulsione dalla parola: un’espulsione da sé. Ma non l’ho approfondita più di tanto, ti confesso, e mi piace per certi versi questa sua oscurità. È più che altro un segnale. Ex: moto da luogo.”
“Una eccezione alla regola
La verità è come il sangue: ci permette di vivere, ma non dovrebbe mai venire alla luce.”
“Toilettes
In certi gabinetti con la cellula elettrica la luce scatta non appena si entra.
Ma dopo un po’, se si rimane fermi, ritorna il buio
(mancando il movimento, il meccanismo viene portato a credere che la stanza sia vuota).
Cosí resto felice nelle tenebre, sorpreso dalle tenebre, sorpreso per l’assenza, finalmente felice nell’assenza.”
“Mezzo me è un cane» (scritto sul retro dei racconti di Lucia Berlin)
Il cane sono io ALBERTO GIACOMETTI
Mezzo me è un cane. Risponde muovendo le gambe, come se fossero coda. Lascia che il corpo parli, da sé, tutto da solo. Perché mezzo me è un cane.”
“Quando sarò risorto, vi prego, sopprimetemi, mettete fine alla ripetizione che ha tormentato tutta la mia vita fino a farmi rinascere. «Due volte», è la maledizione: non c’è nulla che non abbia dovuto ri-fare. È per questo che aspetto di risorgere e trascinare tutto un’altra volta. Sempre una volta in piú, questa è la regola da cui la mia vita viene devastata. Una di troppo, ed eccomi qua oggi: risorto. Risorto inutilmente, questo è il punto, senza nessun vangelo da annunciare oltre all’orrore dell’eterno ritorno.”
Ancora nell’intervista
“IP: […] Non posso non chiederti qualche cosa sulla pandemia: sia perché uno dei centri logici della tua intera produzione poetica è il corpo e la malattia; sia perché contingenza vuole che gli ultimi due anni di Exfanzia coincidono proprio con l’esperienza pandemica. Il Covid ha lasciato tracce? In che misura ha segnato questa raccolta?
VM – La pandemia ha inciso in maniera rilevante. Pensa che i capitoli finali, i Quattro poemetti, si concludono con uno dedicato alla pandemia. E, ancora una volta, sono molto contento del titolo: “Antropocedio”. L’avevo, all’inizio, declinato in “Antropocidio”. Ma era un po’ prevedibile: l’omicidio, l’uccisione dell’uomo, direi il suicidio dell’uomo, no? E alla fine mi è venuto in mente, partendo dal greco epicedio, il canto funebre, l’antropocedio. Diventa insomma un canto funebre, perché la pandemia, non ce lo dobbiamo dimenticare, è un prodotto di un guasto, di un flagello etologico generale e, anzi, tra l’altro, un prodotto la cui fonte non si è affatto esaurita. Storicamente, potrebbe ricominciare domani con un altro virus.”
Quel che credo è che per Magrelli sia difficile reggere all'imponenza di Cavie. Exfanzia inizia molto sottotono e si riprende man mano grazie a picchi di poeticità e ironia tipici dell'autore. Alcuni componimenti andrebbero riletti più e più volte per coglierne tutte le sfumature, altri sembrano stati inseriti a casaccio, come se ci fosse stato bisogno di riempire il volume. Peccato. In ogni caso le poesie più piacevoli si ergono a colonne portanti.
"[...]Ogni modulo è l’anello che ti tiene incatenato. Ogni uomo nella culla verrà utato dal mercato."
"E forse si divertono cercandosi tra loro, io solo, escluso, a fare da teatro per questi amanti morti che mi usano come lo spazio, morto, del loro corteggiarsi.[...]"
"Perché ho scoperto la libertà di scarabocchiare e uscire dalle linee da campire, e uscire dai colori da impiegare. Oggi disegno col pastello bianco."
Lessico molto colloquiale, poche le parole ricercate. L'ho trovato poco incisivo nonostante Magrelli tenti sempre di spiazzare il lettore con plot twist negli ultimi versi di ogni componimento. La sofferenza che racconta non sembra così grave e spesso ci scherza sopra. Due o tre componimenti invece li ho proprio amati.
Una lettura veloce, che mi ha soddisfatto ma non entusiasmato. Queste poesie sono spesso brevi illuminazioni, a volte tenere, ma più spesso malinconiche. Varie poesie emozionano, sì, ma spesso mi sono sembrati più degli spunti da elaborare ulteriormente.
Che bello Magrelli che protegge con i suoi versi dai giorni avversi. Uno scudo dalle piccole grandi angherie del quotidiano. La mia inquietudine si placa in questo sentire sottile, serafico, anche un po' magico, infantile appunto.