Il libro inizia con un funerale: quello della Signora Maria, storica avventrice del bar Tiberi, di proprietà di Massimo, trentenne romano e protagonista di questo romanzo . Il fatto che tutto parta proprio da qua, ci svela anticipatamente l’importanza primaria dell’estinta ai fini del racconto.
Perché se il destino è scritto, il destino in questo caso, porta proprio la firma della Signora Maria su un testamento che cambierà le vite dei due protagonisti.
Al funerale si staglieranno via via tutte le figure che ruotano intorno al Bar del protagonista, riconosciuti curiosamente non per il loro carattere, ma in base al tipo di caffè “solito” da loro consumato: ad esempio Tonino il meccanico (caffè lungo), Lino (caffè al ginseng), Rina la fioraia (caffè al vetro con bicchiere d’acqua). Ho trovato questo metodo di presentazione dei personaggi simpaticamente efficace; ci porta a conoscerli come se in quel bar il caffè lo prendessimo ogni mattina anche noi!
Poi arriva lei, Genevieve, ragazza francese legata misteriosamente alla Signora Maria. Massimo, che non si è mai innamorato in vita sua, ma che nemmeno ha mai sentito tale bisogno, s’ innamora a prima vista di lei, del suo essere misteriosa, spaventata da un paese che non è il suo e totalmente inarrivabile, viste le difficoltà di dialogo.
“Successe quel mattino. Il suo arrivo non fu un fulmine a ciel sereno. Ma non si può nemmeno dire che ci sia stato il tempo di prepararsi. Diciamo che fu come una nevicata quando la guardi con il naso all’insù: i fiocchi sembrano danzare a mezz’aria indecisi sul da farsi e riempiono il cielo come fossero sospesi, ma in realtà ti arrivano addosso velocissimi e se non ci stai attento ti sommergono e ti entrano nel colletto.”
Devo dire che all’inizio ho faticato un po’ a tenere il ritmo del libro in quanto la quasi totale mancanza di dialogo tra i due protagonisti e la conseguente suspense creata dal bisogno di vedere al più presto un risvolto positivo della vicenda, crea un fastidio non indifferente pari quasi a quella di quando una situazione del genere ci si ritrova a viverla davvero. Un po’ come quando ci innamoriamo noi (almeno una volta nella vita è capitato a chiunque) e restiamo lì, in quel limbo terribile, senza sapere se quel sentimento che iniziamo a provare sia giusto oppure no, se la persona che abbiamo di fronte proverà o meno le stesse nostre sensazioni.
Attesa che però vale la pena di affrontare, perché, nonostante le difficoltà i due inizieranno a provare qualcosa di forte,che andrà al di là del dialogo stesso, perché a volte l’amore parla da sé, anche senza proferire parola, aiutato da tanti piccoli eventi apparentemente insignificanti e che invece decideranno la svolta di tutta una vita.
“Lei rispose soltanto con un sospiro e lo baciò sulla guancia, lui lo prese come un incoraggiamento, si mise seduto, si schiarì la voce e cominciò a cantare in un francese tutto suo..
Rome ne pas me décevoir ce soir, aide-moi afin qu’elle dise oui….
Nel silenzio che seguì l’incerta esibizione…. ….Genevieve si avvicinò e gli diede un altro bacio, come se adesso non sapesse far altro”
Alla fine l’amore trionferà? Io posso rivelarvi solo che le ultime pagine mi hanno tolto il fiato…