Svazek představuje soubor raných próz Thomase Bernharda, které vznikaly na sklonku padesátých let, z nichž některé publikoval pouze časopisecky či v literárních přílohách německých novin.
Thomas Bernhard was an Austrian writer who ranks among the most distinguished German-speaking writers of the second half of the 20th century.
Although internationally he’s most acclaimed because of his novels, he was also a prolific playwright. His characters are often at work on a lifetime and never-ending major project while they deal with themes such as suicide, madness and obsession, and, as Bernhard did, a love-hate relationship with Austria. His prose is tumultuous but sober at the same time, philosophic by turns, with a musical cadence and plenty of black humor.
He started publishing in the year 1963 with the novel Frost. His last published work, appearing in the year 1986, was Extinction. Some of his best-known works include The Loser (about a student’s fictionalized relationship with the pianist Glenn Gould), Wittgenstein’s Nephew, and Woodcutters.
32 kısa hatta mini hikaye, kimisi yarım sayfa, kimisi 1,5 sayfa. Ama içerikleri derin, çok derin. Bunu kitabın başında çevirmenler Ahmet Uğur Nalcıoğlu-Ahmet Sarı “Dehşetin Retoriği Üzerine Çevirmenlerin Önsözü” adı altında mükemmel bir şekilde açıklamışlar. Thomas Bernhard'ın metinlerinin otopsisini yapmışlar, onun “Bernhardesk” dedikleri dilini, biyografisindeki özel durumları, yapıtlarındaki temaları, olayların geçtiği yerleri, sanatoryumlarda sağında ve solunda her gün ölen ve başkalarının ölümüne şahit olan, ama yaşamak için yine de direnen, ölüme karşı çıkan kişiliğinin diline etkilerini anlatmışlar.
“Olaylar”ı okuyup bitirdiğinizde bu kitabının uzun düz metinlerinden farklı olarak , hikaye kahramanlarının figürlerinin hepsinin farklı meslek dallarından olduklarını ve bunların felsefi açıdan yoğun iç sorgulamalarını ve sonuçlarını göreceksiniz. Thomas Bernhard sevenlere mutlaka öneririm.
Γεγονότα που εκτυλισσονται με φωτογραφικό σχεδόν τρόπο σε μια με δύο σελίδες, που σε αρκετές περιπτώσεις ωστόσο αρκούν για να σε ταρακουνησουν συθεμελα. Η μικρή φόρμα είναι η δυσκολότερη αλλά όταν πετυχαίνει, όπως εδώ, είναι απόλαυση. Σε μερικές σελίδες του θα βρείτε μια υποψία Κάφκα και μια δόση Πόε.
Πρώτη επαφή με το έργο του Τόμας Μπέρνχαρντ και δηλώνω αρκετά ικανοποιημένος. Στη βιβλιοθήκη μου έχω εδώ και καιρό κάμποσα βιβλία του, όμως αποφάσισα να τον γνωρίσω με το πιο φρέσκο στα ελληνικά, μιας και ήθελα κάτι σύντομο και περιεκτικό. Δεν ξέρω πόσο αντιπροσωπευτικό της γραφής και του τρόπου σκέψης του συγγραφέα είναι αυτό το βιβλιαράκι, όμως είχε την πλάκα του και σίγουρα κατάφερε να μου κεντρίσει το ενδιαφέρον και να μου δημιουργήσει κάθε είδους εικόνες και σκέψεις. Το βιβλίο αποτελείται από τριάντα ένα πολύ σύντομα αυτοτελή κείμενα, στα οποία ο Μπέρνχαρντ με αποστασιοποιημένο τρόπο και μπόλικο κυνισμό αφηγείται κάθε είδους ιστορίες. Υπάρχουν κάποιες πολύ ωραίες ιδέες εδώ μέσα, ενώ το στιλ γραφής και το συνολικό ύφος του συγγραφέα έχουν τις δικές τους ιδιαιτερότητες. Εντάξει, δεν ενθουσιάστηκα κιόλας, όμως από αυτές τις βινιέτες κατάλαβα ότι ο Τόμας Μπέρνχαρντ έχει κάτι το ξεχωριστό. Λίαν συντόμως θα διαβάσω κάποιο από τα μυθιστορήματά του (τείνω προς το "Ο αποτυχημένος", αν και προφανώς είμαι ανοιχτός σε προτάσεις). 7.5/10
Mhm. Also einige von diesen kurzen Vignetten sind sehr clever und atmosphärisch, andere wiederum lesen sich etwas fad. Alles in Allem aber lesenswert. Grundsätzlich liebe ich diese Form der Literatur. Fleur Jaeggy z.B ist eine Meisterin darin.
L’essenza di Bernhard, maestro della “Kurzgeschichte”
Vorrei iniziare queste mie note con un elogio editoriale. Eventi è ancora oggi disponibile in libreria a cura dell’ottima casa editrice SE, che nel tempo ha pubblicato parecchie opere dell’autore austriaco. Rispetto alle due precedenti opere da me lette, edite dalla stessa casa editrice, questo volume è arricchito dall’avere a fronte il testo originale: inoltre, accanto ai 31 racconti facenti parte dell’edizione originale berlinese del 1969 ne propone in appendice ulteriori due, non pubblicati nella prima edizione, nonché il discorso che Bernhard pronunciò nel 1968 in occasione del conferimento del Premio di Stato austriaco per la letteratura: quest’ultimo mi sembra un frammento non letterario di notevole importanza per penetrare nella personalità pubblica di Bernhard. Come sempre in queste edizioni, il volume è completato, oltre che da un brillante saggio di Luigi Reitani, da una esaustiva nota biografica e da una serie di fotografie che ritraggono l’autore in varie fasi della sua vita. Ritengo giusto lodare questa piccola casa editrice milanese, di cui forse non esiste neppure un sito internet (io non l’ho trovato), sia per la scelta degli autori che formano il suo catalogo, sia per la cura che mette in ogni volume pubblicato. È questa una ulteriore conferma che a fronte del drammatico decadimento della grande editoria italiana fortunatamente il panorama dell’offerta letteraria è sostenuto essenzialmente dalla vivacità intellettuale di molte medie e piccole case editrici. Detto ciò, con questo volume sono giunto alla lettura della quinta opera di Thomas Bernhard, e forse la nube di incertezza che caratterizzava il mio personale giudizio critico su questo autore si sta diradando. Queste cinque opere possono infatti essere suddivise a mio avviso in due precisi ambiti letterari: tre di esse (Il soccombente, Amras, Cemento) sono costituite da storie unitarie e di una certa ampiezza, apparentate al romanzo o quantomeno al racconto lungo. Lo stile letterario di ognuna è in parte peculiare, ma la loro struttura di fondo è comune: frammenti di vita di un personaggio principale che narra in prima persona, in una sorta di monologo interiore, nel cui ambito ampio spazio assumono riflessioni su svariati temi esistenziali, sull’arte e sulla società austriaca della contemporaneità di Bernhard. La diversità maggiore rispetto a questo schema strutturale la si riscontra in Amras, dal testo frammentato, nel quale il monologo interiore del protagonista è intervallato ed intersecato da lettere, citazioni e aforismi; tuttavia anche Amras può essere fatto rientrare tra i romanzi di Bernhard, e la sua diversità può senz’altro testimoniare la capacità dell’autore di maneggiare con sapienza differenti approcci narrativi. In tutt’altro universo narrativo ci si trova leggendo L’imitatore di voci ed Eventi. Racconti brevi o brevissimi, che raramente superano la pagina, narrati in uno stile impersonale e cronachistico, che rivelano piccole storie della provincia austriaca, le quali assumono proprio per la loro tragica ordinarietà il valore di una forte denuncia sociale ed esistenziale. Anche se come si vedrà esistono sottili differenze tra le due raccolte, si può affermare che prevalga una analogia di fondo. Da queste letture, seppure ancora parziali, dell’autore austriaco, mi sembra di poter quindi affermare che – al netto del Bernhard pre-Gelo che in ogni caso non pare aver lasciato gran traccia di sé - esistono almeno due Bernhard maggiori (cui si affianca il drammaturgo, che peraltro non conosco): quello dei romanzi e dei racconti lunghi, caratterizzato dall’uso esteso e ossessivo del monologo interiore, e quello del racconto breve, la Kurzgeschichte, nelle quali lo stile di scrittura è nettamente diverso, essendo basato sulla mera esposizione dei fatti da cui è bandita ogni riflessione e morale; ciascuno di questi due Bernhard fondamentali si declina poi in sottoberhnard a seconda delle sfumature strutturali che conferisce alle singole opere, spesso a onor del vero più che sfumature. È forse interessante notare che questi due Bernhard così diversi tra di loro non sembrano essere il risultato di un’evoluzione cronologica della cifra stilistica dell’autore: i racconti di Eventi, infatti, pubblicati a Berlino nel 1969, erano già pronti per la stampa nel 1960, ed alcuni di essi erano già usciti sul finire degli anni ‘50. La loro composizione dunque è antecedente a quella di Gelo, l’opera che segna il vero esordio letterario di Bernhard; L’imitatore di voci esce invece nel 1978, quando, oltre a Gelo ed Amras l’autore ha già scritto alcune delle sue opere più importanti, come Perturbamento, La fornace e Correzione. Dico subito, confermando con ciò il giudizio già espresso commentando L’imitatore di voci, che allo stato delle mie letture ritengo di gran lunga più significativo, quanto a valore letterario intrinseco, il Bernhard delle Kurzgeschichten rispetto a quello dei romanzi. All’inizio del suo commento compreso nel volume, Luigi Reitani, sottolineando la rilevanza di Eventi nell’evoluzione poetica di Bernhard, considera questa opera una ”… ideale introduzione alla più complessa scrittura del maggior autore austriaco del dopoguerra – un «Bernhard per principianti», è stato detto – sia pur nei limiti, che non occorrerà nascondere, di un lavoro giovanile ancora lontano dalla maturità delle opere successive.” Il critico, coerentemente alla sua analisi, individua tale rilevanza essenzialmente nel fatto che molti dei temi e delle atmosfere che si ritrovano nei brevissimi racconti di Eventi saranno oggetto di sviluppo nelle opere della maturità. Mi permetto di dissentire da tale giudizio, ed anzi in un certo senso di capovolgerlo. Eventi, nella forma e nella sostanza, rappresenta per quanto ho letto forse l’apice della poetica di Bernhard, l’opera nella quale riesce, con il dono della sintesi fulminante, a fissare molte delle tematiche che in seguito avrebbe sì ripreso nei suoi romanzi, ma lasciandosi andare ad una estenuante verbosità in gran parte fine a sé stessa, sintomo a mio avviso di un avvitamento in senso solipsistico della sua personalità artistica, cui forse non è stata estranea la progressiva evoluzione della malattia. Gran parte della forza letteraria di Eventi deriva infatti dalla loro forma letteraria, che come detto presenta molte analogie con quella che più tardi utilizzerà ne L’imitatore di voci . Se però in quel caso il lettore si trova di fronte a racconti redatti in uno stile giornalistico, quasi a veri e propri articoli di giornale nei quali i fatti e fatterelli narrati sono puntigliosamente localizzati nel tempo e nello spazio al fine di conferire loro una sorta di verisimiglianza (aneddoti, li definisce Reitani), i racconti di Eventi si caratterizzano al contrario per la pressoché totale assenza di riferimenti temporali e spaziali, il che conferisce loro un carattere formale di apologo, il cui intento morale od educativo è comunque immediatamente contraddetto dal loro stesso contenuto. È a mio avviso affascinate esplorare, tramite la lettura comparata delle due opere, i sottili meccanismi stilistico-strutturali attraverso i quali Bernhard riesce a differenziare sostanzialmente il loro tono generale, conferendogli come detto caratteri tanto diversi, che pure li fanno giungere ad una analoga forza satirica e robustezza letteraria. Elemento determinante in questo senso è il modo in cui l’autore caratterizza grammaticamente la comune indeterminatezza nominale dei personaggi protagonisti dei singoli racconti; in Eventi pochissimi personaggi hanno un nome proprio, e ne L’imitatore di voci nessuno: quasi sempre sono identificati per il tramite della loro professione o ruolo sociale. Tale affinità è però solo apparente, in quanto ne L’imitatore di voci il protagonista è identificato attraverso l’uso dell’articolo indeterminativo (un escursionista, un boscaiolo, un autore di teatro) mentre in Eventi l'identificazione avviene per il tramite dell’articolo determinativo (il professore, l’imbianchino, la sorella del parroco). Altra scelta grammaticale che distingue nettamente Eventi è l’impiego del presente indicativo: tutti i personaggi agiscono infatti nel momento stesso in cui lo scrittore annota le loro azioni, o meglio tutti i personaggi agiscono in un presente che diviene, per la sua stessa immanenza, atemporale. Sono sufficienti queste apparentemente minime differenze, unite alla già citata indeterminatezza spazio-temporale, per fare dei personaggi di Eventi degli archetipi, e per conferire alle loro piccole storie un carattere di generalità, in definitiva per farle divenire moderne parabole (la definizione è di Reitani) sulle contraddizioni, la crudeltà e la pochezza intellettuale della società austriaca del secondo dopoguerra. Il volume si apre con uno dei pochi racconti che contengono un elemento di speranza ed ottimismo, anche se forse proprio per questo a mio avviso uno dei meno significativi: due giovani salgono angosciosamente le lunghe scale di una torre fredda e senza finestre; giunti finalmente in cima ”… si spogliano e cadono nudi nelle braccia l’uno dell’altra.” Anche se ci si può affannare ad evidenziare le chiare ascendenze romantiche del racconto ed a rimarcare come il tema della torre verrà ripreso in una delle opere capitali di Bernhard, Amras, resta il fatto che forse giustamente solo a questo primo frammento può essere appioppata l’etichetta di Bernhard per principianti, data la pochezza un po’ stereotipata della narrazione e la banalità della conclusione. È a mio avviso con il secondo racconto che si entra appieno nelle atmosfere peculiari di Eventi; lo analizzerò per dare per quanto possibile un’idea del contenuto dell’intera opera. L’incipit (che da solo equivale ad un quinto dell’intero racconto) è un ottimo esempio della loro forma letteraria complessiva, che come accennato tanta importanza assume nel determinarne il significato. ”LA FANCIULLA siede sulla panca all’ombra di un melo, non lontano dal portone di una costruzione somigliante a un castello, che un distinto signore ha scoperto in un’alta valle durante una delle sue escursioni, vagando di chiesa in chiesa e da una costruzione tipica a un’altra.” Il racconto prosegue: il signore osserva di sottecchi la fanciulla, essendo osservato a sua volta da alcune suore che lavorano in un orto attiguo, e pensa di attaccar bottone con la giovane. D’improvviso però questa inizia a strapparsi i capelli e ad emettere suoni inarticolati; il signore si rende conto di trovarsi all’ingresso di un manicomio e si allontana immediatamente, mentre le suore trascinano all’interno la fanciulla. La forza di questo racconto, e di molti altri in questo volume, sta a mio avviso proprio nella capacità del giovane Bernhard di esprimere compiutamente in poche righe i punti fondanti della sua visione della realtà che lo circonda. Analizziamo brevemente il testo. L’incipit è idillico, quasi alla Stifter: siamo in un’alta valle, piena di chiese e monumenti, e la fanciulla siede sotto un melo nei pressi di un castello. Il signore è un escursionista, e nelle sue escursioni ricerca proprio il pittoresco che questi luoghi possono offrirgli. Presumibilmente viene dalla città: è comunque estraneo ai luoghi. Di questo pittoresco fa parte anche la fanciulla, da cui infatti si sente attratto. Bernhard in poche righe ci dipinge l’Austria rurale vista dal di fuori, un’immagine della sua terra come idillio della montagna e della piccola comunità che ha radici antiche, risalenti almeno proprio al Biedermeier di Stifter. Tutto corrisponde a ciò che il signore si aspetta: l’alta valle, le chiese, il castello e il melo sotto la cui ombra siede la fanciulla. Senonché la realtà è un’altra, molto più crudele, ed è una realtà che il signore non può accettare, tanto da allontanarsi in fretta mentre le suore nascondono la fanciulla alla vista, trascinandola dentro. In una Kurzgeschichte che si risolve in venticinque righe e che ambisce ad essere emblematica ogni parola, ogni scelta testuale ha inevitabilmente il suo peso. Così, se è palese che il senso generale della storia risiede nello iato esistente tra l’immagine di un’Austria felix accreditata dagli stessi austriaci e la conformazione reale di quella società, sono anche in questo caso i particolari a fare la differenza, a conferire al racconto una precisa efficacia narrativa. La prima cosa da notare a questo proposito è che la protagonista, il cui nome in maiuscolo apre il racconto e gli dà il titolo, è la fanciulla, e non il signore, come avrebbe potuto essere: in fin dei conti è lui che agisce, mentre la fanciulla ha un ruolo passivo. Questa scelta però sottolinea fortemente come oggetto del racconto sia la tragica condizione della società austriaca, e come essa sia vittima anche dell’immagine che proietta all’esterno. Quando questa immagine cade come un velo, la realtà che emerge non può tuttavia essere accettata dall’osservatore, che fugge abbandonando la fanciulla al suo destino, e presumibilmente mettendosi subito alla ricerca di nuove chiese ed edifici tipici. C’è infine un ulteriore elemento forte da sottolineare: coloro che nascondono la realtà sottraendola all’osservazione, custodendo nei meandri del castello la pazzia sono suore, a sottolineare il ruolo che la Chiesa svolge nel mantenimento dell’ordine idillico che nasconde i veri orrori. Molti altri sono i racconti altamente significativi compresi in Eventi, a cominciare da L’attore, che non a caso Bernhard riporterà integralmente in Amras, per finire con Il sopravvissuto annota: li lascio alla scoperta del lettore, confermando che a mio avviso questo Bernhard, accanto a quello de L’imitatore di voci, possiede stimmate da grande scrittore, che a fatica ho ritrovato nelle opere cosiddette maggiori. Come detto, il volume riporta anche il discorso che Bernhard tenne in occasione del conferimento del Premio di Stato austriaco per la letteratura, nel 1968. In generale ritengo questo frammento un ottimo esempio della approssimazione ideologica del pensatore Bernhard, della sua tendenza alla critica e alla censura apodittiche e prepolitiche, non supportate da una necessaria capacità di analisi, della sua tendenza ad essere comunque esagerato e per ciò stesso inadeguato già notata a proposito delle critiche al cancelliere Kreisky contenute in Cemento. Bernhard conclude però il suo breve discorso con una frase a mio avviso significativa: ”Quel che pensiamo è già pensato, quel che sentiamo è caotico, Quel che siamo non è chiaro.” Ecco: oltre a dirci che forse non ha più senso fare arte in un mondo in cui tutto è già stato pensato, Bernhard pare comunicarci che ciò è vero anche per quanto lo riguarda. Personalmente lo credo: gran parte di ciò che poteva dire l’aveva già detto, in quel 1968; quasi tutto il resto sarà uno stanco, verboso rigirarsi su qualcosa di già espresso.
Events. Things that happen. Things that have happened. Things that will happen. Things that can happen. Stuff happens. Chaos. Ridiculousness. Angst. Death. No, but seriously folks, sometimes I think Bernhard's having a little fun with us. Here's what he says at his acceptance speech for the Austrian Literature prize in 1968: "there is nothing to praise, nothing to condemn, nothing to accuse, but so much is ridiculous; everything is ridiculous when one thinks of death...What we think, is thought of already, what we feel is chaotic, what we are, isn't clear. We don't need to be ashamed, but we are nothing and we deserve nothing but chaos." [1] Whoa, chill out dude. Easy with those Kafka pills. He's just exaggerating to make us think, right? To make us look deeper. I don't know; read these "events" (these telegrams from Kafka land): how are they different from life?
[1] Translated from the original, partly with the help of google translate, partly with the help of the Italian translation. "es ist nichts zu loben, nichts zu verdammen, nichts anzuklagen, aber es ist vieles lächerlich; es ist alles lächerlich, wenn man an den Tod denkt...Was wir denken, ist nachgedacht, was wir empfinden, ist chaotisch, was wir sind, ist unklar. Wir brauchen uns nicht schämen, aber wir sind auch nichts und wir verdienen nichts als das Chaos." (88)
In racconti di poche righe, il lato tragico e assurdo della condizione umana: il tema di Bernhard. "Nulla abbiamo da narrare, se non la nostra miseria."
Frammenti di una umanità alla deriva, condannata, insalvabile. Una specie di versione austriaca di Spoon River in cui, anche se non incontrano esiti fatali, i protagonisti sono già morti. Brevissimi racconti (quasi sempre non più lunghi di una pagina) che si concludono con un anticlimax aperto pervasi di angoscia e tensione in ogni singola riga. Leggo che il libro, pubblicato nel 1969 (ma scritto già nel 1960, quindi all'epoca del passaggio tra la poesia e la prosa con Gelo, primo romanzo di Bernhard) racchiude in nuce molto dello stile del futuro Bernhard e anche delle storie che rivedremo nelle opere successive. Di sicuro un'opera di altissimo livello.
"La violoncellista sa che tra lei e il maestro d'operette c'è solo nausea, nient'altro. Nonostante questo ogni giorno, alla stessa ora, si insinua in camera sua e nel suo letto. Il male dei trentenni si è impadronito di lei, e per quanto vi si opponga, il processo della sua distruzione avanza ineluttabile."
Thomas Bernhard im Insta-Reel-Format. Absolute Cinema. Perfekt zum halb-performativen Lesen in der U-Bahn. Überhaupt nicht, was man von ihm erwartet, aber dennoch typisch "Bernhardesk". Kaum Übertreibungen, kaum Wut. Auch thematisch: Es wird wie immer der Mensch angegriffen, hier sogar in allen möglichen Charakteren, aber interessanterweise hat er sich hier vor "Seltsame" und "Unheimliche" – Grüße an alle Mark-Fisher-Ultras – für seine Verhältnisse wohl schon "übernatürliche" Ausgangspunkte und Szenarien gestellt. Teils so gut, dass man sich wünscht, sie wären nicht nur eineinhalb Seiten lang; teils so, dass es nicht mehr ist als irgendwelche lose Wörter auf einer Seite. Der Klappentext brüstet sich damit, dass im Band auch eine "Liebesgeschichte" vorliegt. Keine Sorge, viel Zärtlichkeit und Schmetterlinge findet man bei den "zwei jungen Leuten" nicht, und er ist sich zum Glück treu geblieben. Ein zärtlicher Bernhard wäre unvorstellbar. Hochverrat. Stattdessen kalte Wände und die Flucht in den unbekannten Menschen.
"Quel che pensiamo è già pensato, quel che sentiamo è caotico, quel che siamo non è chiaro." (p. 91, dal Discorso in occasione del conferimento del Premio di Stato austriaco per la letteratura, 1968)
This initially struck me as a minor work by Bernhard, perhaps a collection of writing exercises from his transition from local journalist to literary author, something that might have moved straight from a creative writing workshop into a German high school class where students are made to interpret parables.
But I don't think that assessment is correct. I think the short stories form a kind of panorama of Austrian society, standing out from Bernhard's other prose in that characters' inner states receive hardly any attention, and Bernhard's engagement with the second world war and Holocaust appears in a different, more tangible light -- for instance, through the explicit description of a mass shooting.