I tre racconti qui radunati appartengono a momenti diversi della produzione di Grossman: alla fine degli anni Trenta La giovane e la vecchia e L'alce, al biennio 1960-1961 La cagnetta. Eppure si possono ascrivere, tutti e tre, ai vertici della sua prosa: sia che rifletta sulla mutevolezza beffarda dei destini umani, sia che sottolinei in modo quasi paradossale la superiorità etica dell'animale - l'eterna vittima - sull'uomo - l'eterno carnefice -, Grossman fa vibrare in ogni pagina la corda sottile del bene illogico », e la sua ricerca illumina un mondo opaco e inerte, dove solo pochi sanno vivere secondo coscienza ».
Born Iosif Solomonovich Grossman into an emancipated Jewish family, he did not receive a traditional Jewish education. A Russian nanny turned his name Yossya into Russian Vasya (a diminutive of Vasily), which was accepted by the whole family. His father had social-democratic convictions and joined the Mensheviks. Young Vasily Grossman idealistically supported the Russian Revolution of 1917.
When the Great Patriotic War broke out in 1941, Grossman's mother was trapped in Berdychiv by the invading German army, and eventually murdered together with 20,000 to 30,000 other Jews who did not evacuate Berdychiv. Grossman was exempt from military service, but volunteered for the front, where he spent more than 1,000 days. He became a war reporter for the popular Red Army newspaper Krasnaya Zvezda (Red Star). As the war raged on, he covered its major events, including the Battle of Moscow, the Battle of Stalingrad, the Battle of Kursk, and the Battle of Berlin. In addition to war journalism, his novels (such as The People are Immortal (Народ бессмертен) were being published in newspapers and he came to be regarded as a legendary war hero. The novel Stalingrad (1950), later renamed For a Just Cause (За правое дело), is based on his own experiences during the siege.
Grossman's descriptions of ethnic cleansing in Ukraine and Poland, and the liberation of the Treblinka and Majdanek extermination camps, were some of the first eyewitness accounts—as early as 1943—of what later became known as 'The Holocaust'. His article "The Hell of Treblinka" (1944) was disseminated at the Nuremberg War Crimes Tribunal as evidence for the prosecution.
Grossman died of stomach cancer in 1964, not knowing whether his novels would ever be read by the public.
“Cento cuori malvagi sono più forti di un cuore buono” (pagina 58).
Questo piccolo libricino contiene tre racconti di Vasilij Grossman, autore del più noto romanzo “Vita e destino”: “La giovane e la vecchia”, “L'alce” e “La cagnetta”. I primi due racconti risalgono al biennio 1938-1940, il terzo è invece datato 1960-1961. In mezzo a questi due diversi periodi, la famosa battaglia di Stalingrado e tutti gli altri orrori della Seconda Guerra Mondiale, l'esperienza cruciale che ha segnato Grossman, come scrittore e come uomo. Eppure, leggendo di seguito questi tre brevi racconti, si fatica a distinguere il Grossman scrittore giovanile da quello più maturo.
Se in “Vita e destino” il riferimento letterario per Grossman era stato Tolstoj (e infatti questo romanzo è stato proposto al lettore occidentale come una sorta di “Guerra e pace” del Novecento, sfruttando le analogie tra le due opere in termini di struttura, monumentalità, atmosfera epica, visione della storia), nella sua produzione breve il modello a cui ispirarsi è senza dubbio Anton Checov: autore amatissimo da Grossman, più volte evocato ed elogiato nei suoi scritti.
Nel primo racconto di questa raccolta, “La giovane e la vecchia”, l'autore gioca sui contrasti tra due donne di età diversa che si ritrovano a condividere la stessa abitazione durante una villeggiatura estiva. La donna giovane, nel pieno della carriera e nel fiore degli anni, dovrebbe a rigor di logica essere felice, mentre quella più anziana, sola nei suoi ultimi anni di vita ed angosciata dall'esilio della figlia che non può tornare a casa, sarebbe destinata alla sofferenza. Ma è con lo svolgersi del racconto che avviene il capovolgimento dei destini delle due donne, entrambe a loro modo travolte dalle fredde ed imperscrutabili leggi della vita.
Nel secondo racconto, “L'alce”, protagonista è una coppia di coniugi di mezz'età, lasciata sola ad affrontare i propri problemi e le proprie difficoltà: una moglie rinuncia al proprio benessere ed alla propria vita dividendosi tra un lavoro con poche soddisfazioni ed un marito affetto da una malattia incurabile, la cui condizione terminale segna i rapporti con tutti gli altri conoscenti, sani ed indifferenti. Neanche la vista dei trofei di caccia, lontani ricordi del passato, possono dare sollievo alle sofferenze dell'uomo, che assisterà, quando sarà troppo tardi, ad una premonizione, ad un'epifania, guardando negli occhi l'alce che molti anni prima aveva ucciso a sangue freddo, e la cui testa imbalsamata aveva decorato le pareti della sua abitazione.
Il terzo racconto, “La cagnetta”, è la storia commovente di una cagnetta randagia che verrà catturata da un gruppo di scienziati, i quali la addestreranno e le affideranno una missione molto particolare: quella di viaggiare a bordo di una piccola astronave, affinché si possano studiare le reazioni di un organismo vivente alla navigazione nello spazio profondo. Questa erede di Laika svilupperà un rapporto viscerale, un sentimento di forte empatia ed affetto, di cieca fiducia, verso l'uomo che essa vede come il suo nuovo padrone, lo scienziato a capo della squadra incaricata di svolgere l'esperimento.
Il realismo è tratto peculiare dell'autore, che riesce nella straordinaria sintesi di adesione alle avanguardie artistiche sovietiche (che in qualche modo mostrano i prodigi della scienza, della tecnica e dell'economia socialiste), senza però rinunciare ad essere un severo critico del regime: la descrizione cruda e non retorica, non artificiosamente ottimista, di un popolo ridotto in miseria, oppresso da una politica invasiva, necessariamente incapace di garantire la felicità collettiva promessa dal raggiungimento degli obiettivi imposti dai piani quinquennali, emerge in questi scritti, che come suoi altri non hanno avuto vita facile in patria. Centrali in questi tre racconti sono, tuttavia, la riflessione sulle leggi imprevedibili e beffarde che governano le vite ed i destini degli uomini, l'inesorabile esperienza di dolore e sofferenza (che possono essere dovuti ad un lutto o ad una perdita, come nel primo racconto, o ad una malattia incurabile, come nel secondo), l'inevitabile condizione di solitudine (in tutti e tre i racconti), con il conseguente primato dell'individuo sul collettivo, del singolo sulla massa, il confronto tra i comportamenti etici degli esseri umani, eterni carnefici, e degli animali (un'alce nel secondo racconto, una cagnetta randagia nel terzo), eterne vittime, non necessariamente inferiori, e la manifestazione del bene disinteressato, istintivo, illogico, a discapito del male onnipresente (un tema presente soprattutto nel secondo e nel terzo racconto).
Un filo sottile sembra legare questi tre brevi racconti tra loro, ed è forse quella malinconia con cui il narratore ricopre le sue storie, fatte di esistenze drammatiche, di vite disperate e tristi, che tuttavia non rinunciano ad essere libere, che nonostante tutto non si rassegnano a combattere il male con l'esercizio spontaneo del bene. Una posizione condivisa da Grossman, che si mostra straordinariamente empatico con chi, animale o uomo, persegue il bene reagendo al male in modo istintivo, intuitivo, irrazionale, senza essere influenzato da preconcetti e senza risultare paralizzato da quella terribile e disumana indifferenza che è diffusa nell'uomo nuovo dei regimi totalitari novecenteschi.
Molto piacevole e ricca di spunti anche la postfazione di Mario Alessandro Curletto, che sottolinea la “prodigiosa empatia” di Grossman, la straordinaria capacità della sua prosa di immedesimarsi nelle vite degli altri, di cogliere nella quotidianità di tutti noi “un coacervo di bellezza, crudeltà, purezza, meschinità, incoerenza, bontà, miseria morale e materiale, stupidità...” (pagina 87).
Un’opera breve ma incredibilmente potente, capace di colpire al cuore con una delicatezza che solo i grandi autori riescono a trasmettere. Grossman, con il suo stile semplice e diretto, racconta storie che svelano l’anima umana in tutta la sua vulnerabilità e complessità, dipingendo un quadro di dolore, amore e speranza che resta impresso a lungo.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta, in particolare, è un gioiello di umanità e compassione. Attraverso la figura di una cagna abbandonata e il suo rapporto con l’uomo che la accoglie, Grossman riflette con straordinaria profondità sulla solitudine, sul bisogno di amore e sul valore della fiducia. La capacità dell’autore di attribuire ai suoi personaggi, umani e animali, una dimensione emotiva così autentica e universale è disarmante, tanto da rendere ogni pagina un’esperienza coinvolgente e toccante.
La raccolta nel suo complesso affronta temi universali come il senso della vita, la forza della memoria e la resistenza dell’animo umano di fronte all’oppressione e alle avversità. Ciascun racconto è un piccolo capolavoro, intriso di quella tensione morale e filosofica che caratterizza tutto il lavoro di Grossman, ma senza mai risultare pedante o retorico. La sua scrittura, limpida e priva di artifici, va dritta al cuore, con una sincerità che lascia senza fiato.
"La cagnetta" è un’opera che si legge tutta d’un fiato ma si porta dentro per molto tempo. Grossman, con la sua straordinaria sensibilità, ci ricorda quanto sia importante vedere la bellezza e la dignità anche nelle situazioni più semplici e nelle vite più fragili. È un piccolo grande libro che consiglio a chiunque cerchi una lettura capace di emozionare profondamente e di far riflettere sull’essenza della condizione umana. Un capolavoro intimo e universale che lascia un segno indelebile.
Tre racconti brevi ma intensi, e ricchi di alcuni dei temi approfonditi da Grossman in opere più note e corpose. La giovane e la vecchia è uno sguardo onesto e sincero al dramma della mutevolezza dei destini umani, che colpisce alcuni individui, al contempo favorendone altri; L’alce (il migliore dei tre a mio avviso) è una storia di compassione e redenzione, in cui è centrale il tema della maternità, caro allo scrittore; nella Cagnetta (il racconto che da il titolo alla raccolta) viene messo in scena, attraverso il punto di vista di un animale, la preminenza etica della vittima rispetto al carnefice (tema che trova pieno sviluppo in opere come Tutto scorre... e Vita e destino). Una lettura piacevole, che permette di accostarsi ad un Grossman diverso, quello di scrittore di racconti.
Sono tre splendidi racconti brevi, uno più bello dell'altro. La giovane e la vecchia, L’Alce, La cagnetta. Sotto il segno di Cechov: nel primo racconto, in gran parte ambientato in una casa di vacanze al mare, ci si aspetterebbe di veder spuntare da un momento all'altro La signora col cagnolino...
In "La cagnetta", breve raccolta di racconti, tre per l'esattezza, Vasily Grossmann, autore noto al grande pubblico specialmente per il romanzo "Vita e destino", ci offre tre spaccati di vita. Nel racconto "La giovane e la vecchia", racconto che apre il libro, incontriamo due figure di donne; una donna giovane, all'apice della carriera lavorativa e con la vita tutta spalancata davanti ed una vecchia che ha assaporato tutti i drammi della vita, ultimo dei quali la figlia esiliata in seguito ad un processo. Le due donne si ritrovano a soggiornare assieme in una casa di vacanze e qui la più giovane conosce un uomo, ospite di una casa di vacanze a poca distanza dalla sua. Questo incontro sembra porre un nuovo tassello alla vita perfetta della giovane. Però, quasi come un fulmine a ciel sereno, arriva il finale del racconto; finale nel quale le parti si ribaltano. La giovane donna perde, a breve distanza l'una dall'altro, la madre ed il marito sposato da pochi mesi, mentre la vecchia si ritrova ad essere felice per la notizia che il processo della figlia presto subirà una revisione e questo comporta la possibilità che la figlia possa tornare a casa. Nel racconto intitolato "L'alce" troviamo come protagonisti un uomo e una donna, marito e moglie. Il marito è ormai infermo e confinato perennemente a letto mentre la donna si divide tra il lavoro presso l'archivio di una biblioteca e l'assistenza al marito gravemente malato. Il fatto di accudire con così tanta premura e sollecitudine il marito, a scapito delle sue ore di riposo, provoca una serie di problemi di salute alla donna fino a causarne la morte. Un giorno, infatti, la donna esce per andare al lavoro e non fa più ritorno a casa. Cosa le sia capitato non viene spiegato con esattezza. Si sa solo che il marito ha la premonizione che la moglie sia morta. Privato dell'assistenza della moglie il marito infermo si ritroverà con l'unica compagnia di un trofeo di caccia; la testa di un'alce femmina da lui abbattuta anni addietro, quando era ancora forte e vigoroso e amava andarsene a caccia. Sarà solo l'immaginazione malata dell'uomo ma a lui pare che l'alce lo fissi e dai suoi occhi, ormai da tempo vitrei, sgorghino lacrime. L'ulitmo racconto è quello che da il titolo all'intera raccolta, "La cagnetta. Qui protagonista principale è, per l'appunto, una cagnetta, una bastardina randagia con le zampe storte, amante della vita randagia. Questa cagnetta, un giorno, viene prelevata e addestrata per poter andare in missione nello spazio profondo, primo essere vivente a poter osservare lo spazio profondo. Durante l'addestramento questa cagnetta dalle zampe storte impara ad affezionarsi all'uomo che ne cura l'addestramento e questo affetto, anzi questo amore, vedrà la propria consacrazione nel finale del racconto quando, tornata dalla missione spaziale, la cagnetta passerà la prima parte del tempo del nuovo incontro con colui che, nel corso dei mesi, è diventato "...il padrone della sua vita e del suo destino..." con la testa abbassata leccandogli la mano e quando poi solleverà la testa gli occhi saranno "...gli occhi annebbiati, impenetrabili di un povero essere dalla mente confusa e dal cuore tenero e mansueto."
La cagnetta di Vasilij Grossman (Adelphi) è una mini raccolta di racconti. Io di Grossman ho letto pochissimo, solamente L'inferno di Treblinka ed è stato sufficiente per amarlo. Anche queste composizioni mi hanno colpito, ma in maniera diversa. Qui Grossman non sta scrivendo per un giornale, non racconta con dovizia di particolare l'orrore umano. In questi tre racconti, scritti in momenti diversi della vita, c'è qualcosa di malinconico. Un filo conduttore che io ho interpreta a modo mio.
La cagnetta si apre con il racconto La giovane e la vecchia, sappiamo già che si giocherà sui contrasti. Due donne di età diversa si ritrovano a condividere la stessa casa, una all'apice della giovinezza e quindi potremmo pensare della felicità, l'altra al tramonto della vita. Quest'ultima soffre a causa della figlia lontana, condannata a scontare una pena lontano dalla famiglia. Ma in realtà i ruoli sono invertiti: è la vecchia ed essere felice e la giovane a soffrire perché le leggi della vita sono incomprensibili e soprattutto imprevedibili.
L'alce invece è il racconto che ho sottolineato per intero. Ogni frase meritava attenzione e una riflessione. Il protagonista è un uomo ormai infermo, che viene accudito dall'"eroica" moglie che di giorno lavora, di notte veglia l'ammalato... RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Novela corta, muy corta, en la que Grossman nos explica la historia de la perra Petrushka en un claro homenaje a la famosa perra astronauta Laika y también de otras dos menos conocidas, Strelka y Belka; sin que lo haga de forma directa el escritor ruso compone un relato acerca de cómo se vivió en la Unión Soviética los primeros años de la exploración espacial antes de enviar al primer hombre al espacio.
Una narración tierna que encoje el corazón y conmociona cuando uno recuerda que etas cosas ocurrieron realmente (y por desgracia siguen sucediendo)