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Ricordati di dimenticare la paura: Cosa fa di un atleta un uomo felice
Una carabina sgangherata, un manuale di tiro scritto in cirillico («ma con molte illustrazioni»), un bersaglio perennemente occupato da una coppia di colombi che ha fatto il nido «nel posto più sbagliato della terra». Ma soprattutto tanta, tanta voglia di vincere. Il giovane Niccolò Campriani è uno studente d'ingegneria ma è anche il miglior tiratore «in piedi» mai nato nella storia del suo sport. Un predestinato.
Nel giorno più importante della sua vita, alle Olimpiadi di Pechino del 2008, proprio nell'istante in cui sta per stringere tra le mani quello che ha sempre sognato, la medaglia d'oro, scopre di avere un avversario imprevisto e imbattibile. L'ultimo colpo. Quello decisivo.
Il «blocco dell'ultimo colpo» si rivela un problema più grande del previsto. E per superarlo, Niccolò finisce per lasciare l'Italia e rifugiarsi in America. Lì, intraprende un viaggio dentro se stesso, alle origini dell'ambizione, alle radici stesse della propria essenza di uomo, tra i sogni di gloria e gli equivoci imposti da un ambiente e un paese, l'Italia, che non sa più vincere, ma neppure più perdere.
Quattro anni di studio, allenamenti e riflessioni da «cervello in fuga», per scoprire infine che «tra il mirino e il bersaglio non c'è solamente aria e distanza», ma anche paura. Paura di fallire e di deludere gli altri e soprattutto se stessi. Paura, insomma, di dover fare i conti con la propria identità.
Durante questo viaggio, Niccolò incontrerà il «se stesso» tredicenne; lo rivedrà in mutande, da solo, davanti a uno specchio, intento a concentrarsi, durante un'interminabile notte, alla vigilia di una gara, la prima, quella in cui cominciò il gigantesco equivoco della sua vita di atleta. Da quella notte, risalirà controcorrente il fiume della propria vita, incrociando personaggi e voci e fantasmi, e imparando finalmente che accettare i propri limiti è il primo passo da compiere non per superarli, ma per provare a spostarli un po' più in là.
«Ricordati di dimenticare la paura», la frase ascoltata nel momento più inatteso di questo viaggio, diventa così il mantra che lo porterà a ritrovare la sua strada di uomo e di sportivo.
«Cos?è che fa di un atleta un campione?» chiedono a Niccolò alla fine di questo suo romanzo di formazione.
«Non lo so. Davvero, ancora non lo so. Però adesso posso dire con certezza che cosa fa di un atleta un uomo felice».
Nel giorno più importante della sua vita, alle Olimpiadi di Pechino del 2008, proprio nell'istante in cui sta per stringere tra le mani quello che ha sempre sognato, la medaglia d'oro, scopre di avere un avversario imprevisto e imbattibile. L'ultimo colpo. Quello decisivo.
Il «blocco dell'ultimo colpo» si rivela un problema più grande del previsto. E per superarlo, Niccolò finisce per lasciare l'Italia e rifugiarsi in America. Lì, intraprende un viaggio dentro se stesso, alle origini dell'ambizione, alle radici stesse della propria essenza di uomo, tra i sogni di gloria e gli equivoci imposti da un ambiente e un paese, l'Italia, che non sa più vincere, ma neppure più perdere.
Quattro anni di studio, allenamenti e riflessioni da «cervello in fuga», per scoprire infine che «tra il mirino e il bersaglio non c'è solamente aria e distanza», ma anche paura. Paura di fallire e di deludere gli altri e soprattutto se stessi. Paura, insomma, di dover fare i conti con la propria identità.
Durante questo viaggio, Niccolò incontrerà il «se stesso» tredicenne; lo rivedrà in mutande, da solo, davanti a uno specchio, intento a concentrarsi, durante un'interminabile notte, alla vigilia di una gara, la prima, quella in cui cominciò il gigantesco equivoco della sua vita di atleta. Da quella notte, risalirà controcorrente il fiume della propria vita, incrociando personaggi e voci e fantasmi, e imparando finalmente che accettare i propri limiti è il primo passo da compiere non per superarli, ma per provare a spostarli un po' più in là.
«Ricordati di dimenticare la paura», la frase ascoltata nel momento più inatteso di questo viaggio, diventa così il mantra che lo porterà a ritrovare la sua strada di uomo e di sportivo.
«Cos?è che fa di un atleta un campione?» chiedono a Niccolò alla fine di questo suo romanzo di formazione.
«Non lo so. Davvero, ancora non lo so. Però adesso posso dire con certezza che cosa fa di un atleta un uomo felice».
- GenresNonfiction
201 pages, Paperback
First published April 16, 2013
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
March 25, 2014
Allora, sono arrivata a questo libro grazie ai cento nomi dello Sport che Gianni Mura pubblica ogni anno su Repubblica. Di Campriani, il giornalista scrive:
Così sono riuscita a procurarmene una copia. La mia bibliotecaria di fiducia ha fatto i salti mortali per farmela arrivare dalla biblioteca di Soriano nel Cimino.
Beh, il libro si legge molto velocemente. Lo stile mi piace parecchio anche se a volte mi dà l'impressione di star leggendo un romanzo invece di un'autobiografia. Però ci sono un sacco di dettagli sulla vita da tiratore e il college in America. Insomma, è da ammirare solo perché ha deciso di studiare e vincere allo stesso tempo. Proprio oggi che Amedeo della Valle decideva di piantare l'uni in Ohio per diventare professionista in Italia. Sarà...
C'è una cosa che mi rode parecchio però. Niccolò si stupisce tanto di quanto sia brava Petra, la sua ragazza e compagna di nazionale. Racconta di quanto possa concentrarsi, tirare, mugugnare con i giornalisti... E continua a descriverla come «una ragazza di soli vent'anni». Ma lo dice spesso. E alla fine i due hanno qualcosa come un anno e mezzo di differenza.
Però è un libro che consiglio di leggere. Apre gli occhi su un mondo completamente nuovo.
Campriani Niccolò, tiratore. A parte le medaglie che vincono, cosa sappiamo, in generale, dei tiratori? Per rimediare, consiglio la lettura di Ricordati di dimenticare la paura(Mondadori). È la biografia di Campriani, scritta bene. E dopo averla letta questo ragazzo (uno dei tanti cervelli emigrati) vi sarà ancora più simpatico.
Così sono riuscita a procurarmene una copia. La mia bibliotecaria di fiducia ha fatto i salti mortali per farmela arrivare dalla biblioteca di Soriano nel Cimino.
Beh, il libro si legge molto velocemente. Lo stile mi piace parecchio anche se a volte mi dà l'impressione di star leggendo un romanzo invece di un'autobiografia. Però ci sono un sacco di dettagli sulla vita da tiratore e il college in America. Insomma, è da ammirare solo perché ha deciso di studiare e vincere allo stesso tempo. Proprio oggi che Amedeo della Valle decideva di piantare l'uni in Ohio per diventare professionista in Italia. Sarà...
C'è una cosa che mi rode parecchio però. Niccolò si stupisce tanto di quanto sia brava Petra, la sua ragazza e compagna di nazionale. Racconta di quanto possa concentrarsi, tirare, mugugnare con i giornalisti... E continua a descriverla come «una ragazza di soli vent'anni». Ma lo dice spesso. E alla fine i due hanno qualcosa come un anno e mezzo di differenza.
Però è un libro che consiglio di leggere. Apre gli occhi su un mondo completamente nuovo.
June 24, 2018
Questo libro fila dritto nella top 5 dei migliori libri del 2018.
E' il lungo viaggio di Niccolò Campriani che ha inizio con il suo fallimento - sempre che di fallimento si possa ancora parlare - alle olimpiadi del 2008, e si conclude con la vittoria di un oro e un argento alle olimpiadi successive. Ma Niccolò comprenderà bene durante il suo viaggio che non è la vittoria ciò che conta davvero; che in un modo dello sport malato dove contano solo i risultati, la vera vittoria sta nella ricerca del "gesto perfetto" e nella concentrazione massima che gli consentirà di realizzare il tiro da 10.
Meraviglioso il rapporto con Petra, forse l'unica a conoscerlo veramente nel profondo, ma anche con l'altro campione Matt Emmons, un'amicizia che va ben oltre qualsiasi rivalità sportiva.
Per noi lettori, invece, c'è l'onore di essere lì, nella mente di Niccolò, a rivivere le olimpiadi ed ogni suo tiro, ogni sua emozione, cercando il gesto perfetto. E imparando che vincere la medaglia d'oro non è la cosa più importante.
E' il lungo viaggio di Niccolò Campriani che ha inizio con il suo fallimento - sempre che di fallimento si possa ancora parlare - alle olimpiadi del 2008, e si conclude con la vittoria di un oro e un argento alle olimpiadi successive. Ma Niccolò comprenderà bene durante il suo viaggio che non è la vittoria ciò che conta davvero; che in un modo dello sport malato dove contano solo i risultati, la vera vittoria sta nella ricerca del "gesto perfetto" e nella concentrazione massima che gli consentirà di realizzare il tiro da 10.
Meraviglioso il rapporto con Petra, forse l'unica a conoscerlo veramente nel profondo, ma anche con l'altro campione Matt Emmons, un'amicizia che va ben oltre qualsiasi rivalità sportiva.
Per noi lettori, invece, c'è l'onore di essere lì, nella mente di Niccolò, a rivivere le olimpiadi ed ogni suo tiro, ogni sua emozione, cercando il gesto perfetto. E imparando che vincere la medaglia d'oro non è la cosa più importante.
November 23, 2017
Non solo sport ma anche di crescita personale. Un bellissimo libro da cui trarre ispirazione per la vita quotidiana.
November 15, 2016
Se vuoi volare da aquila non puoi fare il nido coi passerotti.
Ho conosciuto (televisivamente parlando, s'intende) Campriani nel 2012 a Londra e da subito mi colpì tantissimo come persona. Anche nelle frasi di circostanza che tentava di abbozzare come risposte ai giornalisti (a domande banali e sciocche non è il caso di rispondere con onestà e chiarezza) si riusciva perfettamente a intuire come fosse uno sportivo diverso dagli altri. Per la dialettica, per le riflessioni che proponeva, per come parlava di sé e del suo sport. Queste belle sensazioni si sono acuite enormemente durante le Olimpiadi di Rio, è davvero uno sportivo, un uomo, che rispetto molto e che è un piacere ascoltare. Adesso che ho potuto leggere dei 4 anni tra Pechino e Londra ancora di più.
È un'autobiografia un po' strana, ha delle parti con riflessioni sul suo sport (o su sport analoghi, lui forse direbbe che non ce ne sono, io dal mio cantuccio di ignoranza dico che qualcuno c'è) che ho faticato a comprendere fino in fondo (non solo non ho mai sparato ma non credo di aver mai raggiunto in vita mia, qualunque fosse il motivo, quel livello di concentrazione, di astrazione e di pace che servono per compiere il gesto). Poi ha dei pezzi bellissimi in cui parla della sua vita e del rapporto coi genitori e soprattutto con la fidanzata. Non mancano colpi ben assestati (dei 10 belli, come dice Petra!) alla Federazione e soprattutto alla stampa nostrana, incapace di andare oltre le solite stupidate, assolutamente non adeguata a parlare di sport come si dovrebbe parlarne.
Ci sono alcune pagine dedicate a Schwazer (a Londra fu mandato a casa per doping) e sono probabilmente la cosa più intelligente e sensata che ho letto sull'argomento.
Il libro, nota margine ma neanche tanto, è scritto davvero bene. Si legge velocemente, è appassionante e coinvolgente, molto consigliato.
Ho conosciuto (televisivamente parlando, s'intende) Campriani nel 2012 a Londra e da subito mi colpì tantissimo come persona. Anche nelle frasi di circostanza che tentava di abbozzare come risposte ai giornalisti (a domande banali e sciocche non è il caso di rispondere con onestà e chiarezza) si riusciva perfettamente a intuire come fosse uno sportivo diverso dagli altri. Per la dialettica, per le riflessioni che proponeva, per come parlava di sé e del suo sport. Queste belle sensazioni si sono acuite enormemente durante le Olimpiadi di Rio, è davvero uno sportivo, un uomo, che rispetto molto e che è un piacere ascoltare. Adesso che ho potuto leggere dei 4 anni tra Pechino e Londra ancora di più.
È un'autobiografia un po' strana, ha delle parti con riflessioni sul suo sport (o su sport analoghi, lui forse direbbe che non ce ne sono, io dal mio cantuccio di ignoranza dico che qualcuno c'è) che ho faticato a comprendere fino in fondo (non solo non ho mai sparato ma non credo di aver mai raggiunto in vita mia, qualunque fosse il motivo, quel livello di concentrazione, di astrazione e di pace che servono per compiere il gesto). Poi ha dei pezzi bellissimi in cui parla della sua vita e del rapporto coi genitori e soprattutto con la fidanzata. Non mancano colpi ben assestati (dei 10 belli, come dice Petra!) alla Federazione e soprattutto alla stampa nostrana, incapace di andare oltre le solite stupidate, assolutamente non adeguata a parlare di sport come si dovrebbe parlarne.
Ci sono alcune pagine dedicate a Schwazer (a Londra fu mandato a casa per doping) e sono probabilmente la cosa più intelligente e sensata che ho letto sull'argomento.
Il libro, nota margine ma neanche tanto, è scritto davvero bene. Si legge velocemente, è appassionante e coinvolgente, molto consigliato.
Read
August 17, 2015Una storia che va molto oltre l biografia. I 4 anni intercorsi tra il fatale errore a Pechino 2008 che gli fece perdere la medaglia d'oro, il percorso interiore per capire "cosa c'è che non va", ripartire da capo, via dall'Italia, imparare dall'errore, "ricordarsi di dimenticare". Scoprire, alla fine, che proprio gli errori possono essere la più grande risorsa.
Potremmo anche definirlo "Lo Zen e l'arte del tiro a segno".
Potremmo anche definirlo "Lo Zen e l'arte del tiro a segno".
May 16, 2015
Sono nella bolla !
September 10, 2016
Fatevi un regalo; anche se non è scritto come un libro di quelli che dici che sono scritti bene, leggetelo.
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