Una notte africana del 1943, mentre nel mondo infuria la guerra, tre italiani fuggono da un campo di prigionia e scalano il Monte Kenya con mezzi di fortuna. Diciassette giorni di libertà, incoscienza e fame che morde, per poi tornare ai reticolati e riconsegnarsi ai carcerieri inglesi. Uno di loro, Felice Benuzzi, racconterà la storia in un libro, anzi: in due libri, e già qui si nasconde un mistero. Chi è Felice? Chi sono i suoi compagni di evasione? Cosa facevano prima della guerra, e cosa faranno dopo? Impossibile raccontarlo senza seguire le scie di molte esistenze, passando dalla Trieste asburgica alla Roma mussoliniana, dalla Cirenaica del guerrigliero Omar Al-Mukhtar alle Dolomiti del rocciatore triste Emilio Comici, dall'Etiopia del turpe generale Graziani alla Nairobi dove morí il Duca d'Aosta, dalle foreste della rivolta Mau Mau alla Berlino della guerra fredda, per arrivare infine ai giorni nostri. O meglio, al 2010, l'anno in cui Roberto Santachiara e Wu Ming 1 inseguono fantasmi fino in cima al Monte Kenya. Point Lenana è il risultato di anni di viaggi, interviste e ricerche d'archivio. È un'inchiesta-romanzo, un poema epico in forma di saggio, una scorribanda nel Novecento resa con una scrittura indefinibile e sicura, spesso commovente, a volte crudele.
Oggetto narrativo non identificato Opera tanto inclassificabile quanto ricca di temi, storie e Storia, riflessioni, suggestioni, testimonianze, Point Lenana prende a spunto il racconto dell’avventurosa esistenza di Felice Benuzzi (alpinista e scrittore, prigioniero di guerra e funzionario dello stato presso le colonie dell’A.O.I., Africa Orientale Italiana, e, dopo la guerra, console e viaggiatore in tutti i continenti del mondo) per offrirci un originale spaccato di storia, italiana ma non solo, soprattutto nella prima metà del ventesimo secolo. Ciò che Wu ming 1 e il suo complice in questo libro sottraggono alla fantasia delle fiction più celebrate del gruppo (Altai, Manituana e soprattutto Q) ci viene restituito con gli interessi in termini di ricchezza storica, meticolosa ricerca documentale, illuminazione a tutto campo dell’epoca esplorata, avvalendosi in tipico stile-Wu Ming dei materiali più svariati: lettere, articoli di giornale, cronache mondane, estratti da saggi storici, autobiografie, interviste ai testimoni diretti e indiretti. Il tutto è magistralmente assemblato fino a realizzare un corposo “oggetto narrativo non identificato”, così definito dagli autori stessi, e documentato tramite una bibliografia finale sterminata a beneficio di tutti noi lettori ed in barba a quei pochi che giudicano l’opera troppo sbilanciata politicamente, come se i fatti che si snodano in sottofondo alla vicenda biografica del protagonista (peraltro saggiamente “apolitico” in tempi in cui non era facile esserlo) fossero opinabili e variamente interpretabili. Infatti una delle due maggiori suggestioni che Point Lenana lascia nel ricordo del lungo e ramificato percorso è la scottante e terribile presa di coscienza (e conoscenza …) dell’elenco di atrocità commesse dal colonialismo italiano in terra d’Africa, non inferiori a quelle oggi ben più ricordate e giustamente vituperate ad opera di francesi, spagnoli, inglesi, portoghesi ai quattro angoli del mondo. Il nostro presunto “colonialismo bonario”, che anch’io personalmente ricordo così liquidato nelle opinioni delle generazioni della mia famiglia, è una favola; anche se, a giustificazione (parziale?) delle mie fonti va considerata (come ben documentato in questo libro) la capillare, sistematica e duratura operazione di occultamento e censura praticata fino quasi ai nostri giorni da parte di politici, storici e centri di potere. L’altra ben più piacevole suggestione che anima Point Lenana è l’amore per la montagna, espresso in vari modi, dall’alpinismo attivo alla fotografia, dalla “narrativa di montagna” al reportage giornalistico, anche in questo caso distribuito in tutto il mondo, Himalaya e vette Antartiche, monti americani e Kilimandjaro e Kenya, che offre il titolo al libro con quella cima che fu l’oggetto della “bravata” di Benuzzi & co. nel 1943, e ovviamente tutto l’arco alpino ma soprattutto le Alpi Giulie così visceralmente amate dall’indimenticabile protagonista.
Forse, uno dei testi italiani più importanti degli anni Duemila.
Il testo parte da un singolo evento curioso, l'ascesa del Monte Kenya da parte di tre prigionieri italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, per restituire successivamente al lettore l'affresco di un'epoca. Un'epoca rimossa, un'epoca dimenticata: quella del nazionalismo italiano, evolutosi in fascismo, da sempre abbracciato al razzismo.
E' un testo necessario in un momento storico, il nostro, in cui - per ignoranza - si assistono a molte riletture del fascismo: chi cerca di minimizzarlo, chi di vederne anche i lati positivi, chi - addirittura - lo osserva con ammirazione per le sue caratteristiche virili (false, per giunta). E' un testo che ci ricorda che prima di essere razzisti nei confronti degli ebrei, siamo stati razzisti nei confronti degli slavi. Ci ricorda che, seppure il nostro colonialismo sia stato pressoché irrilevante al confronto con altre nazioni, ciò non ci ha impedito di essere dei carnefici efferati ai danni delle popolazioni africane. Noi abbiamo usato le armi chimiche, il livello più incivile all'interno del massimo dell'inciviltà: la guerra. In più, ci ricorda anche che tutto questo è stato sistematicamente rimosso, dimenticato, offuscato, reinterpretato in chiave più morbida.
Ma al tempo stesso è anche un grande libro sullo sport e sulla montagna, su come sia importante rivalutare la dimensione riflessiva ed esistenzialistica dell'attività fisica a dispetto di quella agonistica.
La struttura, inoltre, rende questo testo importante non solo per i temi trattati, ma anche per questioni stilistiche. Per larga parte ci troviamo di fronte ad un saggio storico che fa uso di un linguaggio molto più accessibile e coinvolgente rispetto a quello specialistico. Ciò non toglie che siano citate fonti in maniera anche accurata, tant'è che il libro termina con una vasta bibliografia ragionata. Bisogna ricordarsi, però, che il testo è anche qualcos'altro: è la biografia di un uomo, il resoconto di un'impresa, una miscellanea di racconti legati ai più disparati personaggi molto spesso romanzati.
Vengono utilizzati tutti gli stratagemmi narrativi necessari a catturare l'attenzione del lettore e in molti punti sono debitamente segnalati. D'altronde, è dai tempi dello storico Hayden White che si sa che la storia non è fatta solo da eventi, ma anche da come questi eventi vengono narrati. Narrativa e storia non sono così distanti, e lo stesso Aristotele li accomunava affermando che la storia è il racconto di ciò che è avvenuto, mentre il mito è il racconto di ciò che è possibile. E forse, gli autori, attraverso il già stato, vogliono ricordarci che quest'ultimo è, purtroppo, ancora possibile.
Coincidenze, descrizioni, concordanze ripetute, tanto insolite da apparire preordinate. La materia e le persone di cui tratta questo libro fanno curiosamente parte della mia storia personale. Vi entrarono geograficamente, durante le prime villeggiature con la famiglia, come semplice (ma indelebile) sapore di crescita negli anni della mia giovinezza. Mi sfiorarono. Contribuirono a costituire, o cementarono, alcune mie inclinazioni, che avrei nutrito nel tempo con letture ed esperienze da adulto. Le montagne del Friuli; la storia e il senso di un confine geografico camminato metro a metro; le vestigia di due guerre mondiali incontrate nelle mie escursioni; i nomi di un alpinismo pionieristico e appassionato, a battezzare rifugi e bivacchi a me noti da sempre; i nomi stessi dei monti. La differenza tra verità e realtà. Il reale senso del valore. La sobrietà dell'onore. Il tempo.
Tutto ciò, bene al di là della vicenda del personaggio principale di questo libro, pure così emblematica, interessante, bella; e bene oltre le dolenti pagine storiche di cui si narra, analizzate con sensatezza, in modo pacato e credibile, documentato e non pretestuoso. Esplicativo e non didascalico.
Moderno per struttura, scritto in un italiano eccellente e rispettoso, dinamico ma non frenetico, questo libro mi ha sorpreso. Mi è entrato sottopelle come se, per certi versi, fosse sempre stato mio.
PS: se questo commento (che a me piace così) non fosse sufficiente a capire il tono del libro, perché troppo personale, suggerisco il commento di Gerardo, che trovo molto interessante e completo.
Non mi è piaciuto. Ovvero, sì mi è piaciuto. Insomma, boh. Molto interessante, scritto dalla parte giusta, ma. Estremamente documentato, ho imparato cose nuove, ma. Ma cosa? ma per la miseria, "brevi cenni sull'universo". Troppa carne al fuoco e cucinata in modo assai incasinato. Avanti indietro nel tempo e nelle storie, divagazioni a mio avviso non necessarie che appesantiscono, approfondimenti su particolari (sempre IMO eh!) ininfluenti, troppo documentato, troppo dispersivo, troppo tutto. Come in un ipertesto, quasi ogni persona nominata, ogni luogo, ogni data si ramifica in numerose narrazioni parallele che portano da altre storie ancora. Come in un ipertesto infatti si rischia di perdersi per strada a di non ricordarsi più da dove si è partiti. Con il difetto che questo ipertesto segue la logica degli autori e non quella del lettore, ovviamente. Sì, ti ci riportano loro da dove sei partito, ma occorre raccogliere le idee: se abbandoni il libro per qualche giorno, ti trovi sperso. Un ipertesto? macché, un frattale. Irritantissime le parti scritte in seconda persona singolare. "mentre tu facevi ("tu" sta per il diciamo protagonista di cotesto casino :D), tu pensavi che etc". Per fortuna non molte, ma comunque troppe. Confesso qualche abbiocco e qualche sbadiglio, leggerlo a letto poi è micidiale. Se qualcuno, peraltro, pensa di avere in mano un libro di montagna, resterà deluso. Si, montagna ce n'è molta, ma resta sullo sfondo, nonostante la ricostruzione della vita di Emilio Comici, nonostante point Lenana, il Kilimangiaro, il CAI, la val Rosanda, Bonatti, MacFarlane e pure un pizzico di resistenza (appunto, brevi cenni etc). Encomiabile la rivisitazione, senza fette di prosciutto della retorica sugli occhi, del colonialismo italiano in Africa. Italiani brava gente sti gran cazzi, altro che vantarsi di aver costruito le strade e di aver portato la civiltà a quei selvaggi. Da vergognarsi e da non avere il coraggio di guardarli negli occhi, altro che civiltà. E altrettanto interessanti i capitoli sull'italianizzazione forzata di Trieste e delle notevoli porcherie fatte dal regno d'Italia prima e dal fascismo dopo anche in quei territori. E per me che sono altoatesina, capitoli molto intensi. Fatti che gran parte degli italiani ignorano ma vengono quassù e si permettono di giudicare. Trovo inoltre che i wu ming, tutti, abbiano una spocchia insopportabile. Bravi, ma credono di esser bravi e giusti e giustamente collocati solo loro. E in questo libro la cosa non passa, secondo me, inosservata. Tutte queste critiche e gli assegno 4 stelle? guadagnate dai... il termine "capitoli" non è esatto per come è strutturato il libro. insomma la trattazione degli argomenti di cui sopra e il modo in cui sono stati trattati gli fanno guadagnare la quarta stella.
Una narrazione "frattale" I frattali sono strutture geometriche che si estendono in modo illimitato, duplicando se' stesse all'infinito. Così a me pare Point Lenana, che continuamente gemma storie collettive (il fascismo, il colonialismo, la resistenza, i sodalizi alpinistici, Trieste, Fiume) e individuali, con al centro l'alpinista Felice Benuzzi, autore di un curioso librino sulla scalata di Point Lenana, sul monte Kenia, compiuta nel 1943 scappando da un campo di prigionia inglese e riconsegnandosi dopo l'impresa. Due frasi a me pare illuminino il senso di Point Lenana: 1) "In questo libro nessuno è menzionato senza motivo": troviamo infatti decine di personaggi che ritornano, e che in modo frattale sono portatori di una storia che è narrata e ne genera altre (a me è piaciuta molto la storia del mitico alpinista Emilio Comici https://www.youtube.com/watch?v=6u69R...). 2) "Ogni parola, ogni nome, ogni riferimento è diventato cliccabile": così è fatto questo libro: ogni riferimento ne apre altri in modo reticolare. Su questa tela, ecco, si rimane un po' impigliati. Ma ne vale la pena. Alcuni espedienti letterari interessanti: Badoglio che in un incubo scopre che nel futuro la lussuosa villa romana che gli è stata offerta sarà l'ambasciata della repubblica popolare cinese (bolscevichi!) e poi, passaggi rapidissimi dalla Grande Storia allo stato d'animo (ipotizzato, mai dato per certo) dei personaggi che la popolano. Ancora, il "tu" con il quale gli autori si rivolgono a Felice Benuzzi, la persona al centro della narrazione che non smettono mai di interrogare. Perchè lo interrogano? In più pagine gli Autori ci suggeriscono che l'atto di disubbidienza che nel 43 porta Benuzzi ad evadere dal campo di prigionia e scalare Point Lenana è molto più dirompente e sovversivo di quello che appare. Chissà se è vero.
Per tre quarti saggio e per il resto narrativa, di cosa parla questo Point Lenana? Difficile riassumerlo... si potrebbe dire che il fil rouge del libro è la vita di un uomo, Felice Benuzzi, e l'impresa che ha compiuto nel 1943 quando, dopo essere fuggito da un campo di prigionia inglese, salì con tre compagni sulla Punta Lenana del titolo (impresa poi raccontata in un libro scritto da Benuzzi stesso: Fuga sul Kenya). Il buon vumingo1 parte da qui per parlare di tutto quello che ha riguardato la vita di Benuzzi: l'irredentismo, l'alpinismo, il fascismo, il colonialismo... c'è veramente moltissima carne sul fuoco. Non è un libro facile, vista la mole e la quantità di argomenti trattati, ma l'ho trovato molto interessante e mai noioso. Da leggere con multitasking attivato.
P.S. Consiglio di lettura: tenetevi wikipedia a portata di mano.
Felice Benuzzi è un personaggio di quelli che intrigano, senza dubbio. Fascista schierato ma amareggiato dai lati oscuri del regime che inevitabilmente emergono; naturalizzato italiano da genitori stranieri ma grande diplomatico dalla cariera immensa e meritatissima; prigioniero di guerra in Kenya, non trova di meglio che fuggire dal campo di prigionia per scalare il grandioso Monte Kenya, per poi fare disciplinatamente ritorno al campo e consegnarsi agli Inglesi pochi giorni dopo. Niente di più lontano dall'idea di uomo ideale che hanno i cinque compards bolognesi: ma proprio per questo l'idea di indagare su Felice e di far scrivere il senza nome umero uno su di esso e sui suoi tempi attizza Roberto Santachiara (meglio conosciuto come Heriberto Cienfuegos), che lancia la sfida che viene subito raccolta. Una cosa che mi piace di Wu Ming e del suo modo di produrre letteratura è che partono sempre da esperienze personali vissute, non si accontentano di raccogliere dati dietro una scrivania o tra gli scaffali delle biblioteche. Ed anche in questo caso Wu Ming 1 (secondo me il migliore dei cinque, per quello che ho letto di loro) si è fatto letteralmente un culo così, per dirlo alla francese: un letterato cinquantenne che attacca il fianco del monte Kenya, accompagnato dalla sua impareggiabile guida; che gira mezza Italia e mezzo mondo per intervistare figli, nipoti ed amici; che butta all'aria un numero imprecisato di archivi statali in più nazioni diverse è persona che merita rispetto. Il risultato però è riuscito a metà, perchè davvero la sensibilità anarco/sindacalista di Wu Ming è troppo lontana dalle difficoltà e dai tormenti interiori di un diplomatico antirazzista, che è anche uno scalatore e che in nome dell'Italia e dell'amore per i monti tenterà una delle più assurde imprese della nostra storia coloniale (praltro molto più apprezzata all'estero che in italia, come al solito). Ne emerge una struttura narrativa complessa e poco chiara (definita dalll'autore stesso Ogggetto Letterario Non Identificato)a metà tra romanzo, saggio e biografia; ma soprattutto un giustapporsi di storie e di temi troppo numerosi e troppo diversi tra loro. Si va dalla storia della nascita dell'alpinismo italiano (bella l'immagine dell'alpinista triste Emilio Comici), alla cruda rappresentazione del sangue che l'irredentismo triestino ha portato con sè, e di cui le foibe sono state solo la logica quanto drammatica conclusione; dalla ancor più fosca e vergognosa cronaca del colonialismo fascista e degli immondi tangheri che ci hanno guadagnato sopra ( a cui la repubblica ha avuto la spudoratezza di dedicare monumenti), ad interessantissimi cenni sulla diplomazia della guerra fredda. Tante storie diverse su tanti argomenti diversi: ho la sensazione che Wu Ming 1 fosse talmente a disagio nel parlare di questo strano fascista pieno di nobili ideali da tentare di tutto pur di parlare d'altro, sicuramente tra l'altro influenzato dall'altro oggetto letterario non identificato che il collettivo ha prodotto in questi anni (ambientato nelle stesse terre e nello stesso periodo): Timira, di Wu Ming 2 e Antar Mohamed. Ed al lettore cosa resta? Lettura poderosa ed estremamente istruttiva, che restituisce uno schema profondo, coerente ed utile per una lettura da Sinistra dei decenni più cupi della storia dell'Italia Unita. Resta la stroncatura decisiva e senza possibilità di repliche degli stereotipi che l' Italia democristiana si è data per esorcizzare la vergogna del nostro passato di tiranni sanguinari, meschini e razzisti in Africa, in Venezia Giulia, in Slovenia ed altrove. Resta la conferma del fascino totalizzante che la montagna esercita ancora oggi sulle vite della gente di quelle valli, come conferma Paolo Rumiz nel suo "la leggenda dei monti naviganti": ma anche quanto sia problematico per gli uomini delle vette liberarsi da un pesante snobismo di fondo, per rendere le solitudini montane patrimonio di tutti senza rovinare col peso della mercificazione anche questo naturale tesoro. Ti sei fatto il mazzo tanto e ci hai restituito una poderosa visione, caro Ming. ma ti sichiedeva di guardare negli occhi un fascista che non fosse un mediocre, e non ci sei riuscito. Tre stelle.
Un libro meraviglioso. Da persona che ha sempre guardato con sospetto le escursioni e le scalate, da brava pigrona, non pensavo che mi sarei potuta appassionare cosí tanto a questo viaggio sulle montagne. Quello che non potevo sapere é che le "montagne" in questo libro sono tante e diversissime: storiche, sociali, emozionali. Era da un po' che non mi sentivo cosí "arricchita" da un libro. Partendo dalla storia di un uomo, c'e davvero tanto sull'Italia, su Trieste, sull'Africa, sul fascismo, e sopratutto sul colonialismo italiano e i suoi orrori, che non conoscevo fino a questo punto, e che mi hanno ispirato la stessa vergogna che credo abbiano provato o provino molti tedeschi. Adesso, finalmente, capisco. Ma allo stesso tempo c'é un viaggio nella mente e nel cuore di uomini e donne di un altro tempo, e la mentalitá di quelli che hanno il "bacillo dei sassi", che forse quello non cambia mai. Ho la mia lista di persone a cui consigliare questo libro, ma credo che piacerebbe alla maggior parte delle persone a me care. Davvero una bella lettura. E la parte sul colonialismo...beh, che non sia mostrata cosí nelle scuole é solo un crimine.
"Dal 10 al 19 febbraio, durante la battaglia dell’Amba Aradam, l’artiglieria italiana spara 1367 proiettili caricati ad arsine. Al termine della battaglia l’aviazione insegue, mitraglia e bombarda col vescicante le colonne di nemici in ritirata. Lo stesso Badoglio riferirà l’utilizzo, in questa circostanza, di sessanta tonnellate di iprite. Raccontando di questo giorno, il generale Colombini scriverà: Vidi scene raccapriccianti: la pelle degli etiopici si scioglieva, si rompeva, si sfogliava e veniva via lasciando la piaga aperta. Così era per i guerrieri dell’esercito nemico come per le donne e i bambini (fortunatamente pochi) che vivevano in quei luoghi. Rossa è la carne viva esposta dall’azione dell’iprite. Come diceva quel divertente stornello? «Se l’abissino è nero, gli cambierem colore». Dai resoconti e ricordi edulcorati della strage deriverà il termine scherzoso «ambaradàn», che gli italiani useranno per dire baraonda, trambusto, grande confusione."
"Un esponente di spicco come Guido Leto, ex capo dell'Ovra, fu chiamato a dirigere le scuole di formazione della polizia"
Quante cose abbiamo dimenticato in nome della pacificazione nazionale.
Nata sul livello del mare, difficilmente avrei letto di montagna con piacere. In aggiunta, mi si trova nelle valli comasche, con le alpi a vista e poco desiderio di incontrarle da vicino, mentre, soprattutto ad agosto, rientrare a 300 metri sul livello del mare e a centinaia di chilometri da esso fa in genere male. Eppure questo ambiente sta diventando curativo per me e le mie ansie ansiose (cit. Charlie Brown). E Point Lenana è riuscito a trasmettere la curiosità per la montagna e chissà, potrei voler andare a conoscerla a breve.
Saggio storico sulla Seconda Guerra Mondiale molto interessante. I parallelismi tra l'Italia fascista e il suo impero in Africa sono ricchi di dettagli e le storie dei vari personaggi citati sono ben approfondite. Metto solo 3 stelle perché, per ora, è il libro meno Wu Ming che abbia letto. È semplicemente uno stile di narrazione differente dal solito ma, se messo a confronto con gli altri libri che trattano questo periodo, perde un po' del suo fascino e diventa semplicemente un saggio storico leggermente romanzato.
La storia di Felice Benuzzi è una interessante storia inserita nella Storia, quella con la S maiuscola. Quella dell'irredentismo italiano a Trieste, quella del regime fascista che volenti o nolenti li ha tirati tutti dentro, e soprattutto quella dell'avventura coloniale italiana in Africa, con gran ricerca storiografica che smantella una volta di più il mito degli "italiani brava gente".E allo stesso tempo è anche una storia di montagne.
Libro notevole, fitto fitto di persone avvenimenti notizie fatti e curiosità, necessiterebbe una lettura lenta e meditata e meriterebbe numerosi approfondimenti, sia per quel che riguarda la nostra storia, in particolar modo Trieste e le varie campagne d'Africa (e qui una riflessione sorge spontanea: di questi orrori io ne so poco e nulla perché sono un ignorante, il che è vero, o perché dal momento che li abbiamo compiuti noi italiani, non ne facciamo troppa pubblicità? Ferma restando la mia smisurata ignoranza, propenderei per la seconda ipotesi...), sia per quel che riguarda l'alpinismo e gli alpinisti che ne hanno fatto la storia. Che questi sono i due filoni che si intrecciano. Perché il triestino Felice Benuzzi, alpinista che ha scalato anche con Comici, si ritrova prigioniero in Africa e fugge dal campo di prigionia con altri due italiani per scalare il monte Kenya, avventura che racconterà poi nel suo libro Fuga sul Kenya, che sta all’origine di Point Lenana. Qui vi si narrano le storie di questi tre italiani, inserite nella Storia, ma anche la loro minuziosa ricostruzione a partire da ricerche, interviste, testimonianze, lettere, manoscritti.
Quattro stelle piene, la quinta per invogliare alla lettura, perché, come dicono gli autori, il passato coloniale non è alle nostre spalle, ma sulle nostre spalle.
Alpinismo e colonialismi Un altro “oggetto letterario non-identificato” della premiata ditta Wu Ming. Parte diario di viaggio, parte biografia, parte raccolta di interviste, parte tesi storiografica dell’Italia coloniale, questo libro vuole familiarizzare il lettore alla filosofia dietro la pratica dell’alpinismo, ma al tempo stesso vuole anche insegnargli una storia del colonialismo italiano lontana dai luoghi comuni e edulcorazioni… coppia di intenti parecchio strani finché non si riflette che per scalare una montagna bisogna essere sinceri con sé stessi, lo stesso stato d’animo lo si deve avere quando si rovista nella Storia del proprio paese d’origine. Un racconto tutto fuorché lineare che, partendo da una curiosità storica, si dipana in cinquant'anni di storia senza mai perdere il ritmo o l’attenzione del lettore. Un libro apparentato strettamente ad altre due produzioni del collettivo: Il sentiero degli dei per quanto riguarda la montagna e Timira per il colonialismo.
Questo racconto percorre la vita di Felice Benuzzi (di cui io non sapevo nulla prima di leggere il libro). Nel farlo, gli autori ci accompagnano attraverso le pagine più importanti dell'alpinismo Italiano e non. Non solo, le storie narrate coprono il periodo storico che porta dall'impero Austro-ungarico della prima guerra mondiale fino quasi ai giorni nostri. Passando per il colonialismo (pre)fascista in Africa, il periodo fascista in Italia, la seconda guerra mondiale.
Senza paura di offendere le nostre coscienze addormentate, il libro ci racconta delle brutalità compiute dal nostro esercito in Africa. Delle bombe lanciate su popolazioni inermi. Di personaggi storici che nonostante avessero compiuto infinite nefandezze, sono riusciti a riscattarsi a causa di un armistizio con la storia che paghiamo ancora oggi.
E' la storia del nostro tempo. Lo consiglio a tutti. Magari insieme ad Asce di Guerra, sempre dei Wu Ming.
I am quite sure that some nuances of the book escaped me due to the language barrier and my possible ignorance of specific Italian cultural references. The book, among other themes, deals with painful and largely ignored pieces of Italian history—the colonial horrors committed in Italian East Africa, Italian fascism and racism. It also illustrates how mountain hiking could be seen as a metaphor for the social realities of the book protagonists, and its antinomous relation to fascism and antifascism. Content-wise it is stimulating, provoking and enriching read, undoubtedly contributing to the broader debate on the decolonisation of history. However, I found the book's form slightly too ambitious; the author attempts to do many things at once: write a "meta" narrative presenting his own writing and travel accounts, render biographies of the main characters, informed by interviews as well as archival research, as well as include elements of historical and socio-political analysis and subjective take. Such saturation of genres results in a slightly pretentious and convoluted form.
L'impressione é quella di passare, dopo aver letto "fuga sul Kenya", una nottata furiosa su Wikipedia ad aprire incuriositi pagine su pagine per approfondire ora il colonialismo italiano, ora l'irredentismo, ora la storia di Trieste, ora quella dell'alpinismo nel '900, ora la vita di un Savoia, di Badoglio, di uno scalatore e cosí via. Talvolta dici "ma perchè son finito a leggere gli incarichi in Ambasciata di sto tipo", ma piú spesso ti imbatti in riflessioni affascinanti, o impari qualcosa di nuovo (sperando di ricordarlo). Un ipertesto denso e tortuoso, che pur dandoti una svalangata di informazioni si fa leggere in modo agevole, anche grazie a svariati espedienti (salti temporali, il passaggio al tu quando si rivolge a Felice, testimonianze dirette, interludi).
Una ricerca pazzesca. L'autore parte da un libro sconosciuto o quasi in Italia: Fuga sul monte Kenya, scritto da un certo Felice Benuzzi del quale all'inizio non si sa nulla, ma la ricerca punta il faro su mezzo secolo di storia in Italia, da Vienna, fino a Trieste in pieno fascismo, la passione per l'alpinismo, la carriera diplomatica che lo porta nell'AOI (Africa Orientale Italiana) e qui l'autore punta un faro enorme sui crimini italiani in Africa, poi la prigionia in un campo inglese in Kenya. Un libro pieno, sul quale si può restare a rimuginare per molto tempo vista la quantità di informazioni ed emozioni che ti lascia.
Lettura complessa, che non fa inquadrare il libro in nessun genere preciso: storico, biografico, geografico, turistico, politico? Probabilmente tutti insieme. Sicuramente ha un enorme lavoro di recupero storiografico alle spalle, ma in diversi punti risulta troppo prolisso, soprattutto per chi non si intende di montagna. Ci si perde nelle descrizioni minuziose di salite, discese, pendii e scalate. Ma se siete appassionati di storia E montagna, lo adorerete. Io, persona di pianura, ne ho apprezzato soprattutto le parti che raccontavano fuori dai denti delle atrocità compiute dagli italiani nelle colonie. Mi ha portato a diverse scoperte interessanti, grazie.
Storie private che si incrociano con la grande Storia del Novecento. Molto interessante, scritto in maniera scorrevole e ricco di dettagli. Si intuisce a monte un grandissimo lavoro di ricerca e approfondimento. Da leggere, anche per scoprire/riscoprire l'Italia cialtrona e sanguinaria del periodo fascista, altro che "Italiani brava gente", abbiamo commessi atrocità da far impallidire i nazisti. Cialtroni lo siamo ancora, peraltro.
Attraverso la biografia di Felice Benuzzi e il racconto della sua scalata sul monte Kenya mentre era prigioniero di guerra durante la 2GM, un excursus della storia italiana, e non solo, del ventesimo secolo. Irredentismo, fascismo, colonialismo dalle mani imbrattate di sangue. Ma anche l'uomo e la montagna e i molti modi in cui questo rapporto si può declinare; l'alpinismo e cosa ha significato per la storia e il costume italiani. Un UNO, oggetto narrativo non identificato: densissimo, documentatissimo ma sempre scorrevole e appassionante. Bello bello.
Non avevo dubbi che i wuming (wuming1 in questo caso) mi avrebbero stupito ancora dopo Q, e per fortuna ci sono riusciti. Sicuramente non è Q, sia nella forma che nella sostanza. Nella forma perché è meno romanzo e più saggio storico, con tanto di corposa citazione di fonti alla fine; nella sostanza perché non c'è il senso di mistero che mi aveva portato a divorare Q. Però questo Point Lenana é un gran bel libro. Bello davvero. Prima di tutto perché mi ha fatto conoscere una parte della storia che non conoscevo, o almeno non conoscevo così come viene descritta nel libro. Il linguaggio fluido e colloquiale, le diverse forme stilistiche, i continui balzi tra le vite dei mille personaggi tirati in ballo rende la storia avvincente. Dovrebbe essere raccontata sempre così, la storia.
Wuming 1 è stato capace di creare un intricato intreccio storico, con personaggi che appaiono e scompaiono, per poi ricomparire, richiamando a loro volta altri personaggi, ognuno con la sua storia da raccontare. Storie tristi, storie di solitudine da montagna, storie di guerra e di Africa. A collegare il tutto c'è lei, la storia.. dall'irredentismo triestino, alla prima guerra, dal fascismo al nostro becero e sanguinario colonialismo.
Storie di montagna. Chi come me è appassionato di sentieri di montagna, di respirare l'aria di lassù, di rivivere le sensazioni della camminata tra i monti questo libro sicuramente piacerà
Ci ho messo parecchio a finire questo libro, ma mi è piaciuto molto. Il libro è una specie di raccolta documentaristica che parte dalla conquista di Point Lenana, un monte in Kenya, da parte di 3 italiani POW nella fase finale della seconda guerra mondiale. Uno di questi 3 è il protagonista, Felice Benuzzi. Il libro è pieno di dettagli e riesce a racconta un periodo storico in modo molto interessante, attraverso la vita di Felice. Tanti sono gli argomenti toccati, la storia di lotta dei popoli indigeni del Kenya, la storia irredentista di Trieste e i suoi legami con le popolazioni slave, l'ordinaria repressione violenta fascista, anche prima delle leggi razziali, in maniera congenita, prima del nazismo, la storia di un uomo fine, colto, elegante, capace di compromessi importanti come Felice Benuzzi, la storia del colonialismo italiano, l'uso di gas vietati da parte dell'Italia, la vergognosa condotta dei soldati, il modo in cui essi hanno continuato a vivere nell'Italia del dopoguerrra. Un libro che colpisce per la serietà del lavoro di preparazione, che forse può spaventare proprio per questo motivo, ma che sicuramente prende chi si vuole lasciare prendere dal suo racconto.
Un grande libro, complesso e difficile. Lentamente si scala come una grande montagna. Parla delle montagne di scalate e di grandi scalatori. Parla inoltre dell'Italia dal 1850 al 1950 del fascismo e dell'antifascismo. Parla delle basi della nostra cultura.
Conoscere e Capire una parte della nostra storia recente poco conosciuta perché nascosta attraverso la figura di un alpinista che fece l'impresa di salire a Point Lenana sul Monte Kenya insieme a due compagni di prigionia in un campo inglese