Antenora, la nonna che Margaret Mazzantini evoca in questo romanzo, s'impone come un'eroina di un mondo arcaico. Confinata tra le pareti domestiche, esercita con energia un matriarcato casalingo e indiscusso, nel quale si impongono valori netti e semplici, sentimenti forti ed esclusivi, che la rendono capace di affrontare esperienze decisive (la guerra, il fascismo, il dopoguerra), senza mai perdersi d'animo. Di fronte alla sua morte, in un gelido mattino d'inverno, la nipote si interroga e disegna il ritratto di una donna che è riuscita a essere se stessa nonostante l'ostilità del mondo e della storia.
Margaret Mazzantini is an Italian writer and actress. She became a film, television and stage actor, but is best known as a writer. Mazzantini began her acting career in 1980 starring in the cult horror classic Antropophagus, she has also appeared in television and theatre. As a successful writer her novels include Non ti muovere (Don't Move) which was adapted into a film of the same name and is directed by her husband Sergio Castellitto and stars Penélope Cruz. Her career as a writer and actress has earned her several awards and nominations including Campiello Awards, a Golden Ticket Award, and a Goya Award. She married Sergio Castellitto in 1987. They have four children. She lives in Rome.
Presumibilmente sarà colpa mia, ma questo romanzo proprio non mi è piaciuto. L'ho trovato un'insopportabile esercizio di stile, anche considerando che è relativamente recente. Non ho assolutamente nulla contro il linguaggio forbito ed elegante, anzi, semmai sono la prima ad apprezzare l'accuratezza nella scelta dei termini e la precisione delle descrizioni, ma qui, a mio modesto avviso, si esagera, perchè i personaggi e la loro umanità si perdono nell'eccessiva preziosità del linguaggio, che mal si adatta a rappresentarli.
Un piccolo ricordo ... per caso ho letto che Leone Piccioni ha scritto di questo romanzo: "Quella della Mazzantini mi è apparsa - e non solo a me - come la voce più nuova, e tutta informata alla sincerità, di questa stagione narrativa". Leone Piccioni è stato uno dei miei docenti di letteratura italiana all'università. Io me lo rammento come un uomo bonario, cicciottello e un tantino noioso. E' stato allievo di Ungaretti e una grande parte della sua produzione critica è dedicata proprio all'opera del poeta. Mi sembra strano che abbia trovato così apprezzabile questo romanzo della Mazzantini dopo averlo sentito spendere tante parole di elogio per l'esatta "asciuttezza" dell'Ungaretti "ermetico". Ma, di nuovo, probabilmente è colpa mia che non so cogliere certe sfumature.
Ho preso il libro d'esordio della Mazzantini, per andare contro corrente; mentre tutti leggono i suoi ultimi due osannati capolavori, io ho cercato di iniziare partendo dalle "opere minori". La prima metà del libro mi è sembrata banale, ma dopo la storia ha incominciato a decollare e mi sono lasciata trascinare nonostante un sospettoso scetticismo. La protagonista è una donna, madre e nonna che nella vita ha dovuto sempre fare di necessità virtù. È un libro che si legge in fretta, perciò solo nelle ultime pagine si incomincia a riconoscere con affetto il despotismo matriarcale di questa nonna-caporale. Il monologo finale, rude, spregiudicato e irrispettoso é più toccante di una delicata dichiarazione d'amore.
Oltre allo stile raffinatissimo che incontra le parolacce del popolo, scelta che ho trovato eccezionale e sensata, ho amato come l’autrice non abbia romanticizzato il rapporto con la nonna, piuttosto se ne sia distaccata e avvicinata allo stesso tempo. Questo significa saper scrivere. Consiglio, davvero ben fatto.
Ovaj manje poznati roman M. Mazzantini dokazuje da je Margaret i na pocetku svog stvaranja bila briljantna. Prica o privrzenosti unuke i bake, bez patetike i bez uljepsavanja. Zavoljela sam tu energicnu zenu koja se nije dala podjarmiti ni ratu, ni muzu, ni bolesti i smrti. Zatim sam pozeljela imati unuku poput njene.
Forse perché era all'inizio, ma non è la Mazzantini che mi piace. Certo, scrive in un modo che si caratterizza già per le descrizioni incisive e un modo di arrivare dentro che non molti scrittori oggi hanno, ma la preferisco nei suoi romanzi successivi. Nonostante questo ho trovato questo libro un grande romanzo d'esordio.
Di solito non lo faccio mai, trascrivere un passo di un libro che ho appena finito di leggere, ma in questo caso, considerato quello che purtroppo ho letto, mi sembrava doveroso. I passi, qui, sono due, e chiunque potrà farsi un’idea migliore per quello che poi ho io da dire.
“Agghindata come una donna fatta (abiti o tailleur di sartoria, sagomati sulle sue pienezze, e calze con la baguette), camminava con i piedi all’infuori, perché era ballerina: professione che la impreziosiva, ma la ombrava ulteriormente. Sul palcoscenico, lei correva appresso all’occhio di bue, piroettando con stortignaccole ali o petali di tulle sulle spalle…”
“Una ballerina. Una ballerina…” ripeteva tra sé, china su un daffare. Ballerina le pareva peggio che puttana; molto peggio. Una puttana si sa quello che fa, se la mena tutto il giorno con la stessa scocciatura, ma una ballerina… Una ballerina si diverte, si scoscia, va al ristorante con gli impresari, mangia bene e si tornisce. E intanto si tiene in caldo un tonto, che magari se la sposa pure. È come il gioco della carota con il coniglio, laddove in luogo della carota c’è la fica, e in luogo del coniglio c’è uno stronzo.”
Comincio col dire che io non ho assolutamente niente contro Margaret Mazzantini, sia per “Venuto al mondo” sia per “Non ti muovere” penso di aver spiegato sempre con educazione e rispetto i motivi per cui non riesco ad apprezzare in pieno lo stile di scrittura di questa autrice, ma. Ma quando leggo questi passi e altri che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta… mi chiedo perché, perché bisogna scrivere queste cose così offensive in un libro. È solamente un libro, va bene, e bisogna sempre ricordarsi di questa “sospensione dell’incredulità”, va bene. Però, penso che ci sia un limite a tutto, e per quanto mi riguarda, in questo libro la sospensione dell’incredulità è andata veramente a farsi benedire!
Una ballerina, solo perché ballerina, non cammina con i piedi all’infuori, sono delle posizioni di base della danza classica che servono per eseguire quasi tutti gli esercizi di preparazione al balletto e poi per ballare, ma fuori si cammina in modo normale, come tutti gli altri. E… chi sa cosa significa la parola “stortignaccole”? Capisco che la Mazzantini usa un linguaggio ricercato, ma che bisogno c’è di scrivere in questo modo? Forse sono solo io a voler capire quello che leggo senza dover ricorrere all’uso del dizionario ogni due per tre come quando andavo a scuola… 😄 E ora, arriva la parte più bella!
E anche la più inaspettata direi, visto che mai e poi mai avrei immaginato di leggere in un libro degli insulti così gratuiti e davvero fuori luogo nei confronti delle ballerine… che sarebbero peggio delle puttane. 😃 Di nuovo, capisco che è solo un libro ecc ecc, ma c’era proprio bisogno di scrivere queste cose??! Mah. Sono basita, sono veramente basita. In base alla mia esperienza come ballerina e di tutte le altre ballerine della mia scuola, so solo che essere ballerine significa duro lavoro e ancora duro lavoro anche quando hai la febbre e tutti i muscoli doloranti, significa provare all’infinito fino a mezzanotte inoltrata per poi tornare fresca come una rosa l’indomani mattina alle dieci e provare gli stessi passi, le stesse coreografie fino a quando gli insegnanti dicono che siamo pronte per lo spettacolo e di nuovo, fresca come una rosa, devi tornare dopo due o tre ore in teatro per lo spettacolo, e se anche volessi, non ti rimane né il tempo né la voglia di andare a mangiare al ristorante e fare quel che ti pare e piace con un tonto che magari poi ti sposa pure! Hai soltanto un grandissimo bisogno di farti una doccia, mangiare qualcosa al volo e poi riposare un po’ prima di correre di nuovo in teatro.
Dopo questa disastrosa lettura, direi che proprio basta con questa autrice, mi dispiace. Davvero non capisco che bisogno c’è di scrivere storie sempre così crude, negative e anche volgari e piene di insulti gratuiti, dove i personaggi riescono a tirare fuori il peggio di se stessi come prendere a calci un cane o stuprare una ragazza che è stata così gentile da farti andare a casa sua per usare il suo telefono (Non ti muovere) o dire che Madonna e Michael Jackson fanno schifo (Venuto al mondo) o uccidere il coniglietto di tuo figlio che ovviamente poi metti in tavola la sera… 🤯 Qui stendo un velo pietoso che è meglio.
Il catino di zinco è un romanzo di non facile lettura, ma nell'accezione più positiva del termine: Mazzantini è cruda, dura, non lascia nulla all'immaginazione, ci mostra vette liriche altissime ma anche il rovescio della medaglia, le piccole miserie umane che accomunano la nostra specie, senza mezzi termini. La recensione di Paper Street: http://www.paperstreet.it/cs/leggi/il...
Una storia fredda che tiene il lettore a distanza e che non risparmia le descrizioni crude e dure di persone che sembrano quasi irreali per i loro sentimenti. Non mi ha coinvolto praticamente mai e, nonostante la sua piccola mole, mi è sembrato un macigno pesante e interminabile.
Il catino di zinco è il recipiente dove la nonna metteva la scrittrice bambina per farle il bagno dopo un pomeriggio di giochi ai giardini pubblici, e che molti anni dopo conterrà la biancheria intima di una signora molto anziana e affetta ormai dall’incontinenza.Nel suo romanzo di esordio Margaret Mazzantini racconta con molta libertà della sua nonna paterna, Antenora (ma il nome viene rivelato solo nell’ultima pagina) una donna dal carattere forte, deciso, madre di tre figli, moglie di un impiegato di banca soprannominato il “povrom”, il che la dice lunga sui rapporti in quella famiglia piccolo borghese, fascista (anche il termine non viene mai usato) più per conformismo che per convinzione. Racconta del trisavolo che disperse il patrimonio di famiglia vendendo un terreno dopo l’altro, del bisnonno professore di scuola e della bisnonna malata di nervi e poi della nonna che ebbe quattro fasi nella vita: l’infanzia, il matrimonio con i figli, una seconda “giovinezza” con i figli già grandi e infine i lunghi anni della vedovanza. Un racconto carico e sovraccarico di mobili e oggetti ammassati in appartamenti, di odori forti dal sigaro, alla cucina, al sudore e all’afrore dei corpi. La scrittrice specie nella prima parte usa termini ricercati, desueti creando una sorta di barocchismo a tratti fastidioso, in altri non ha peli sulla lingua nel descrivere il tramonto di una donna anziana, sola, che rifiuta le “dame di compagnia” (anni le badanti non erano ancora così diffuse) e che è inesorabilmente vittima delle defaillance legate all’età fino alla malattia impietosa e invalidante degli ultimi anni. Un rapporto nipote nonna fatto di affetto, ma anche di distacco generazionale. Il racconto è vivace e ricco di aneddoti, con qualche eccesso sopra le righe come nel racconto della nonna che nel settembre del 1943 cercò di riprendersi già sul treno il figlio sedicenne che voleva partire volontario a combattere gli alleati a fianco dei tedeschi per difendere l’onore della patria (il padre di Margaret, Carlo Mazzantini, lo fece veramente e raccontò anni dopo con A cercar la bella morte la sua esperienza nelle milizie repubblichine)Un romanzo di esordio che, nonostante le pecche, merita secondo me di essere letto. E’ il primo che leggo della Mazzantini e me ne sono già procurato un altro paio (e spero di non pentirmene). Al catino di zinco tre stelle e mezzo.
Primo libro scritto dalla Mazzantini, l'ho trovato in un mercatino, attirata dall'immagine del meraviglioso quadro di Oscar Ghiglia in copertina e avendo amato "Venuto al mondo", sono stata curiosa di conoscere il suo esordio. La lettura si è rivelata lenta a causa del linguaggio (talvolta fin troppo erudito e altre spontaneo e dialettale), ma è giusto che sia così dato che si tratta di una autobiografia famigliare basata su ricordi e racconti e incentrata sul personaggio della reale nonna della scrittrice. Una cosa mi ha spesso disturbato eppure proprio per questo mi è piaciuta molto: la crudezza e la mancanza di pietà dell'autrice. Penso che l'unico modo per ricordare davvero e mantenere in vita un'esistenza sia quello di non addolcire, di non abbellire, insomma: di non mentire. Non sono riuscita ad amare la protagonista e ho trovato triste la sua incapacità di manifestare i propri sentimenti e di superare il distacco fisico ed emotivo anche verso il marito, nonostante l'affezione. Atroce e segnante la vicenda del coniglio, emblema di che tipo di cattiveria sia capace una persona profondamente ferita e spronata dall'invidia verso chi, al contrario di lei, ha trovato un modo di consolare il proprio dolore. In ogni caso, un libro non inutile, tutt'altro, e capace di generare profonde riflessioni sulla natura dell'animo umano e sui rapporti interpersonali.
"Ti approfitti di me perché sai che non credo nel tempo e lo considero un'invenzione, una menzogna per scandire il transito sulla terra. Si sta dove non c'è inizio, dove non c'è fine. In quel mezzo c'è la vita. E tutto gira, gira, gira. Le cose? Le cose tornano. Tornano i visi. Ora che per te è finita, cerchi anime nelle quali riversarti. Cerchi la mia, di anima. Ladra dei miei occhi, delle mie buone intenzioni." Nel suo romanzo d'esordio Mazzantini racconta una storia di generazioni, di donne e di famiglie. La protagonista è la nonna Antenora, donna forte e ritratta nella sua quotidianità fatta di emozioni, gesti e sentimenti. Interessante il lessico molto ricercato ma che certamente accompagna il periodo storico che fa da sfondo all'intera narrazione. Tutti i personaggi sono carichi di umanità e semplicità e riflettono la società da cui provengono. Qui si parla di vita ed è proprio questa la sfida più grande dell'autrice: rendere straordinaria una vita ordinaria. Una Mazzantini particolare, che si discosta notevolmente dai suoi ultimi romanzi, ma che vale la pena di leggere.
Nakon sahrane svoje bake glavna junakinja priseća se života sa bakom koja ju je odgajila, ali sa kojom se često nije slagala. Takođe se osvrće na porodičnu istoriju prisećajući se priča o svom pradedi i prababi, o babi kad je bila mlada, o svom ocu, i prisećajući se svog detinjstva i adolescencije. Opisani događaji koji nisu naročito interesantni, kao i skakanje sa teme na temu i iz epohe u epohu čine radnju ovog romana nezanimljivom i teškom za praćenje. Takođe, stekao sam utisak da pisac pokušava svoje misli u ovom romanu da predstavi dubokoumnijim nego što to zaista jesu. Ovo delo je neuspeli pokušaj da se postigne ono što je Suzana Tamaro napravila sa romanom ,,Idi kuda te srce vodi"
Che fatica questa lettura, che fatica. Nonostante sia un libro minuscolo, sono andata molto a rilento nella lettura perché la prosa non è per nulla scorrevole. Sembra quasi un esercizio di stile, con un modo di scrivere a volte secondo me inutilmente arzigogolato e un lessico molto ricercato. Questa scelta mi ha reso molto faticoso il coinvolgimento emotivo nella storia narrata, e sono riuscita a connettermi a livello empatico con i personaggi solo nella parte finale, sicuramente più drammatica e più convincente. Rimane il fatto che è un ottimo romanzo d'esordio, ma preferisco altri libri della Mazzantini che ho letto e apprezzato maggiormente. Sono sicura che di questo libro tra qualche mese mi sarà rimasto poco o niente.
Il mio primo libro della mazzantini (di cui conoscevo solo il bellissimo adattamento cinematografico di Io non ho paura) Che delusione 😵💫non credo che la.leggero più . Ho letto solo ora gli altri giudizi dei lettori... Ho capito che non amo che si descriva la realtà con linguaggio crudo, volgare, che esalta la bruttezza dell'umanità . E leggendo la Alice Munro ho lenito la ferita generata da queste descrizioni sordide e ciniche. Con la Munro sento quell'affetto gentile e tenero per l'umanità tutta, anche nelle sue meschinità .
Non rifuggo da realtà.dure e tremende , ma voglio sempre trovare una luce . Come fare altrimenti ?
Per me lei è sempre una maga delle parole. Solo alla fine ho colto il suo sentimento un po aspro, quasi amore odio per la questa nonna. Pare quasi che lo scrivere di lei sia stato un modo alla fine di tutto, per sdrammatizzare, qualsiasi sentimento e o accaduto rispetto ai suoi rapporti famigliari. E questa cosa mi e piaciuta ancora di più. Oltre alla risonanza, mi piace sempre tanto il suo stile di scrittura.
Look, Il catino di zinco is a ridiculous, joyful mess, and I loved most of it. Margaret Mazzantini throws a rogue wedding planner, a bear in a minivan, and a very patient groom into one chaotic weekend, and the scene where the whole party tries to coax the bear out with cocktail weenies is the funniest thing I've read in months. The jokes start to repeat near the end. For readers who like their comedy big and weird. Pass if you need things to make sense.
Una Mazzantini che quasi stento a riconoscere. Un po’ più cruda. Quasi brutale, con e attraverso i suoi personaggi. Probabilmente, come spesso accade, il romanzo d’esordio è anche quello un po’ più sofferto, ma anche quello attraverso il quale si vuole dimostrare qualcosa. Ci ho trovato dentro molta, verità e insieme tanta umanità. E anche molti contrasti.
I miei romanzi preferiti sono le storie di donne, meglio ancora se le storie di generazioni di donne, raccontate da donne. Come questo. La Mazzantini trovo sia una scrittrice mai uguale a se stessa, difficile da prevedere nello sviluppo narrativo, a volte brillante a volte noioso, con l’eccezione dello stile raffinatissimo. Questo libro è una gemma.
Ho riletto questo libro dopo anni, lo avevo completamente dimenticato. La scrittura, a tratti, faticosa, poco piacevole (il monologo della nonna, alla Ulisse di Joyce l'ho praticamente saltato). Però è un libro che vale la pena leggere e magari rileggere.
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Storia di una donna di altri tempi narrata dalla nipote di "oggi". Linguaggio molto forbito che inizialmente dà l'impressione di essere un esercizio di bella scrittura. Fortunatamente dopo i primi capitoli si rilassa e permette di entrare più in empatia con la protagonista.
Look, I went into Il catino di zinco ready to be annoyed and walked out weirdly grateful. Mazzantini, Margaret has a habit of saying the thing everybody's thinking and nobody admits. It gets preachy once or twice, but the honesty carries it. Good for readers who like blunt, skip it if you prefer subtle.
Libro scorrevole, ma non ho trovato la Mazzantini che conosco e amo! Probabilmente perché è il suo romanzo d’esordio e si stava ancora costruendo, ma ho sentito la mancanza del suo essere cruda.
CRIMINALE questo riassunto di Goodreads, spoiler del dettaglio che, dopo tutta l’estate a sudare per non lasciarmi andare alla voglia di smettere mi ha fatto finire con un sorriso. i balconcini <3