Grady è un insegnante di inglese che ha superato la cinquantina. In una mattina uggiosa, in cui la nebbia pare così spessa da poter essere tagliata, invece di prendere il suo furgone per andare a scuola prende l’autobus – e qui incontra Ed che inizia a fargli domande sulla sua vita, sul passato, e sul peso che la sua esistenza può esercitare su quelle che ha attorno.
Il fatto è che Ed è morto, qualche giorno fa, ed è stato Grady ad ucciderlo, investendolo e non prestando soccorso – ed Ed gliela vuole far pagare perseguitandolo.
124 pagine di quasi solo dialogo che sono un percorso che si snoda tra negazione, senso di colpa, rabbia, incubi, follia.
L’unico problema è che i dialoghi non sono virgolettati – lo so, lo so, è brutto di solito. Ma non se ne sente la mancanza come non si sente la mancanza della parte descrittiva, mentre leggevo riuscivo a sentire il botta e risposta tra personaggi, a cogliere i loro toni, a percepire l’atmosfera del racconto e dell’ambientazione...Olson è un fantastico dialoghista.