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Fragile come la roccia: Storie di arrampicata, di amore e di sogni verticali

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Dalle palestre indoor alle cime della Patagonia; dalle competizioni di arrampicata sportiva all'alpinismo. È questo il «sogno verticale» di Federica Mingolla, tra le climber più note e di maggior talento degli ultimi un percorso di crescita e maturazione che dalla competizione è passato alla condivisione; dallo sport all'alpinismo - inteso prima di tutto come stile di vita, come veicolo per comunicare con gli altri e per sentirsi in sintonia con il mondo.
Che si tratti di una falesia o di una via in alta quota, Federica, attraverso l'arrampicata e l'alpinismo, è riuscita a dare un senso alle cose, a scovare significati profondi laddove questi sembrano non esserci, a trovare il proprio equilibrio fisico e mentale. Sempre, un appiglio alla volta, fino a scoprire che dietro a un diedro, a una fessura, a una sporgenza della roccia può esserci una via da trovare, una possibilità nascosta, un'opportunità per andare avanti. Non è forse questa l'essenza dell'arrampicata, il fascino di questo «piccolo grande gioco» alla ricerca dell'inutile? E in un certo senso non è proprio questa l'essenza della vita?, sembra domandarsi l'autrice, che ha selezionato nove storie «esemplari», nove racconti autobiografici nei quali l'arrampicata, le rocce, le pareti e le ascensioni si fanno allegoria e metafora di qualcosa che riguarda tutti noi. Perché questi sono anche, e soprattutto, racconti di amore e di amicizia, di passione, forza e fragilità.

133 pages, Kindle Edition

Published June 20, 2023

20 people want to read

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1 (2%)
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Simona Calò.
479 reviews14 followers
November 11, 2023
Letto per il puro caso di avere un fidanzato appassionato di montagna che ce l'ha digitale e me lo passa in uno dei rari momenti in cui non ho una serrata tabella di marcia sulle letture venture.
Sarà che ho passato l'ultimo mese a studiare matta e disperatissima come Leopardi, sarà che lo accompagno a vedere il Genoa e lo finisco in due ore, ma mi piace davvero.
Non sono, al contrario della cricca che frequento insieme a lui, un'amante delle vette e del freddo, per non parlare della fatica, eppure nei libri che ho letto sull'argomento riesco sempre a trovare qualcosa da ammirare e qualcosa in cui rispecchiarmi. In Federica ammiro l'impegno, la determinazione, l'ostinazione nel provare e riprovare scalate difficili e pericolose, e mi ritrovo nella semplicità, nello stile di vita che abbraccia spontaneamente la rinuncia, il sacrificio, la solitudine e le cose rinfrancanti della vita.
Pensato anche per chi di montagna e alpinismo non ne sa nulla, scritto in modo accessibile ma consapevole, la sua parabola di errori, cadute, lutto e malattia mi ha regalato qualcosa che ho sentito molto vicino, oltre a una spinta piena di freschezza a cimentarmi col nuovo e col difficile. Ho apprezzato moltissimo la sua filosofia e non a caso in uno sport costruito sulla fatica, sulla tenacia, sulla riflessione e sull'equilibrio con la natura trovo belle persone capaci di ispirarmi.
Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews47 followers
December 1, 2023
E brava la Ming. In tutta franchezza, non ci credevo molto. Perché? Perché mi ricordavo di quando l’avevo intervistata per i miei podcast e le avevo chiesto se per caso non le avessero già chiesto di scrivere un libro e Fede mi aveva risposto di aver rifiutato perché si sentiva troppo giovane per avere qualcosa di significativo. Questa risposta così saggia, considerata appunto la sua giovane età, mi aveva colpita in positivo. Quando però ho visto il suo libro, neanche un paio d’anni dopo, mi sono subito chiesta: cosa le ha fatto cambiare idea? E non mi venivano in mente risposte “significative”. Ho preso quindi in mano questo libro con una certa diffidenza. Ed ecco che subito, a pagina 5 la frase che dipinge una situazione che io, purtroppo, conosco bene, per altri versi, e che mi cambia istantaneamente la percezione di Federica: racconta di essere la terza (ed ultima figlia) e dell’impegno e della fatica che ha fatto per conquistarsi il suo posto nel mondo (a cominciare forse dalla famiglia), di come si sia sentita quasi come in dovere, fin da piccola, di essere indipendente. È stato un flash. Mi ha ricordato mia figlia, la mia terza, anche lei una ragazza che come Federica “spacca” agli occhi del mondo, e solo molto tempo dopo io e il suo papà abbiamo saputo invece della fatica che le ha sempre richiesto questa sua ricerca “di un suo posto” nel mondo. E subito mi sono avvicinata alla Ming perché l’ho vista con altri occhi, che non hanno niente a che fare con l’arrampicata, ma che non di meno mi hanno profondamente e intimamente connessa. Da quel momento il racconto di Federica ha preso tutta un’altra allure. Ho rivisto la sua fase competitiva con altri occhi: e se questa sua fase fosse stata proprio una concretizzazione di questa sua ricerca di trovare un posto nel mondo, di essere vista? Il suo devastante e costante senso di inadeguatezza, la sua conseguente anoressia e la forza (straordinaria) di abbandonare un qualcosa che la rendeva profondamente infelice sebbene ci avesse investito molto. Federica era giovanissima quando ha vissuto tutto questo. Giovanissima. E in condizioni interiori molto fragili. Non è per niente evidente elaborare un pensiero del genere. Ha dimostrato una grande, grandissima forza. E si è conquistata definitivamente il mio rispetto. Segue il capitolo sul “Tromba”, la Grande Infatuazione. Non viene mai narrata così, ma è sotto gli occhi di tutti: Fede usciva da un momento delicatissimo, aveva preso una scelta molto coraggiosa, ma si trovava spaesata. E trova qualcuno, un uomo, più grande, esperto, che crede in lei (quanto e se Adriano abbia represso la sua di infatuazione, non lo sapremo mai): per una ragazza giovane questo è il mondo. Come tutte (o come tendenzialmente fanno) le donne quando sono innamorate o infatuate, cercano di brillare agli occhi del loro uomo e così, seppur senza ammetterselo mai (chissà perché) questa infatuazione le ha fatto fare un salto importante, anzi è stata IL passaggio chiave nella sua evoluzione dell’arrampicata: animata dal fuoco della passione, ben alimentato da Adriano, Federica cresce, cresce, scala, vola. Ed è estremamente felice e soddisfatta. È rinata. E in tutta sincerità, sono stata anch’io molto felice per lei. È una sensazione bellissima essere ammirate ed apprezzate da chi ammiriamo e apprezziamo (e ci piace) molto. Tuttavia lo sguardo di Adriano, la fiducia di qualcuno che noi stimiamo nelle nostre capacità, anche se è un motore potentissimo, non è (non deve essere) che un’accensione: dobbiamo piano piano farcela anche senza quello sguardo, dobbiamo arrivare a quel punto in cui siamo in grado di guardarci e di essere noi stessi il nostro carburante: se qualcun altro poi in aggiunta crede in noi, tanto meglio. Temevo che Federica non l’avesse còlto, ma invece ci arriva eccome, solo più avanti nel libro. Poi arriva il capitolo sul suo rapporto coi social e qui mi è piaciuta molto: ad eccezione di un paragrafo forse di eccessiva self confidence nella considerazione di sé (che però dobbiamo leggere alla luce di tutto quello che aveva vissuto in precedenza), Federica è estremamente pragmatica. Lei vuole vivere di arrampicata e quindi come tutti gli atleti vuole/ha bisogno di sponsor che la finanzino: i social oggi sono imprescindibili. Di conseguenza, lei posta molto, moltissimo è vero ma a) fa parte del suo lavoro (e bando all’ipocrisia) b) è bravissima nel non darsi mai in pasto ai social: la vita privata di Federica è ben sigillata. Altro equilibrio molto delicato e difficile da tenere. Chapeau. Stupendo il capitolo su Digital Crack e del suo ulteriore passaggio di maturità sia personale che in arrampicata perché sempre più coglie la grande e potente connessione tra questa disciplina e il mentale ed infine ho anche apprezzato moltissimo l’ultimo capitolo, quello sulla rinuncia di un obiettivo quando però si è in coppia con qualcuno: il timore di fare brutta figura, il timore di rovinare una partnership, così difficili sia da creare che da mantenere.
Federica Mingolla, con grande abilità, ha selezionato una serie di episodi della sua vita, quelli a suo avviso più interessanti, più significativi per spiegare chi è e come vive l’arrampicata. Coerentemente con sé stessa, non sappiamo molto com’è la Ming tra un capitolo e l’altro: per esempio mi sono chiesta quale sia il valore che lei attribuisce all’amicizia, parola che spesso affiora tra le sue righe, ma non capisco mai cosa intenda lei. Che per lei significhi buona partnership in parete oppure anche frequentazione e condivisione anche al di fuori dell’arrampicata? La Ming resta quindi una persona (per me) luci-ed-ombre ma dopo questo libro mi sono anche detta: e allora? Questa è la Ming. Prendere o lasciare. E io prendo! Perché quello che mi ha dato (e credo a tutti quelli che leggeranno questo libro) è comunque valido. La Ming del resto, come ripete spesso, è una donna “del momento presente”, come quando si scala: è lì che si emerge chi siamo. Il suo testo inoltre è un bell’esempio di scrittura di montagna al femminile. Se mi conoscete, sapete che questo del “femminismo in montagna” è un ambito che amo poco, perché intorbidito da tutta una serie di correnti sotterranee (principalmente dall’irresolutezza di tante donne) che fanno solo del male all’argomento. Tuttavia per quello che posso dire sulla pura base di statistica, dei (tanti?) libri di montagna che ho letto e che leggo, c’è una differenza tra la scrittura maschile e quella femminile: la prima tende a privilegiare la descrizione oggettiva di una montagna mentre dedica solo una parte (che comunque è molto bella e decisamente fa parte del genere letterario) alle riflessioni personali; le donne invece tendono a glissare sulla mera descrizione tecnica, privilegiando invece la parte personale. Ci sono autrici che hanno trascurato forse fin troppo la parte di montagna, indebolendolo, mentre Federica anche se non si attarda troppo nella descrizione, però la inserisce e la combina molto bene con la parte personale. Quindi davvero brava.
Concludendo, il libro di Federica non solo mi ha convinta, ma mi è piaciuto molto. Credo che possa essere di ispirazione per tanti, specialmente per altre giovani donne climbers o comunque appassionate di montagna. Nonostante la sua giovane età, quando si parla con lei, escono sempre frasi ben ponderate (ne ho sentita qualcuna al Festival di Trento sulla maternità che mi avevano fortemente colpita, in positivo, anche loro). Non è ancora la Ming della maturità – e mi piacerebbe moltissimo leggere un suo libro tra un bel po’ di anni per vedere com’è stato il suo percorso. Resta sempre, ai miei occhi, una persona luci-ed-ombre, ma dopo questo libro la rispetto perché mi è sembrato di capirla di più e perché è innegabile che quando c’era da raccontare comunque l’ha fatto e non si è tirata indietro, riservandosi comunque di tenersi per sé quello che non aveva intenzione di condividere con gli altri. E ci mancherebbe.



11 reviews
January 19, 2024
"E scalo.
Scalo.
Scalo.
E dimentico. Tutto. Ogni cattivo pensiero, ogni domanda, ogni perché, ogni percome, ogni se e ogni ma. Scalo. Sono qui, in questo momento. Ora e qui sono questo momento. Sono questa parete. Tutto il resto svanisce. Il grande segreto dell'arrampicata torna a farmi visita, quella cosa che diventa come una droga, che dà dipendenza, che colonizza ogni cellula del tuo corpo. La sensazione di essere completamente concentrati e allo stesso tempo di non pensare a nulla di quello che stai facendo. Un vederti agire, più che agire, un seguire un flusso.
E sentire la roccia, la montagna sotto alle dita, la percezione dilatata, i sensi in allerta come quelli di un animale e allo stesso tempo sentire che tutto viene da sé, diventa semplice, facile, ovvio. Tutto è già lì, tra le tue mani, non c'è bisogno d'altro.
Non c'è ieri e non c'è domani.
E scalo.
Scalo.
Scalo."

In questi pochi capitoli, attraverso gli episodi più significativi della sua vita, Federica è in grado di descrivere magistralmente la magia dell'arrampicata, tanto difficile da comprendere per chi non la vive.
È una disciplina che porta a rischiare tutto - tempo, relazioni, vita(!) - per un apparente niente. È la conquista dell'inutile: non brama le gare, non le classifiche, non le vette, ma farebbe di tutto per un altro magico momento come quello descritto.
È una passione ardente che, come una fortissima fiamma, può riscaldare o bruciare: sta a noi gestirla bene. Come dice Federica, non c'è una risposta, una scelta univoca: è un delicato equilibrio da ricercare costantemente, passo per passo, presa per presa, esattamente come in parete.
Profile Image for Amedeo Cavalleri.
Author 1 book4 followers
September 2, 2024
Finalmente un libro di arrampicata scritto da una donna dove esce tanta sensibilità. Mi sarei aspettato di più in termini di storie, riflessioni e soprattutto parole... un po' breve. Forse scritto troppo presto per Federica.
Displaying 1 - 4 of 4 reviews

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