Questo è un testo breve che si potrebbe facilmente leggere in un paio d'ore sospinti dal susseguirsi di immagini, quadri quasi, che ci restituiscono il viaggio di un gruppo di ebrei ashkenaziti attraverso l'Europa orientale verso Gerusalemme. Carri, villaggi, locande, briganti, la campagna moldava, Iasi, Istanbul, il Mar Nero, marinai, capitani di navi, traghettatori arabi, mercanti, imperatori e sultani, rabbi, fanno la loro comparsa in questa storia che è narrata come fosse una leggenda, con la lingua degli oggetti di tutti i giorni, degli abiti consunti, delle scarpe bucate, delle scodelle sbeccate e una lingua che al contempo incede maestosa e piana, intessuta di parole preziose e inattese. Nelle pieghe del racconto si cela il narratore: è forse quello, tra i convocati, del cui nome s'è persa memoria? O è semplicemente quell'io che si decide finalmente a scrivere un “libro su tutta l'avventura di Hanania”: “e lo intitolai Nel cuore dei mari...Nulla ho omesso di ciò che ho sentito, né ho aggiunto nulla a ciò che mi narrava la mia anima”. Anche l'autore occhieggia dalla sua stesa creazione: “Shmuel Yosef figlio di rabbi Shalom Mordekhai il levita, di buona memoria, grande conoscitore di leggende della terra d'Israele (quelle che si narrano per santificare il nome del Santo Benedetto), che quando iniziava a elogiare la terra sembrava quasi che avesse il Sacro Nome di Dio inciso sulla punta della lingua”. E chi è Hanania, che improvvisamente compareprima della partenza, ospite inatteso? Subito amato come il migliore tra tutti loro, scelto come guida, e ciononostante anch'egli dimenticato, lasciato indietro. O forse, misteriosamente, è lui a decidere di scomparire per poi riapparire ai convocati, precedendoli a Gerusalemme?
Vola sull'acqua, riconosciuto dal lettore ma non dai suoi compagni di viaggio. Sopravvive loro. Sa riannodare i fili di una piccola storia tra quelle numerose narrate dai personaggi e che rendono Nel cuore dei mari anche un gioco di aneddoti fiabeschi sentiti dire e ricordati, uno dentro l'altro, uno di seguito all'altro, raccontati e ascoltati intorno al fuoco serale, accovacciati, nelle pause tanto attese di un lungo viaggio. Dipana, riannoda e porta a compimento un fatto di cui era stato testimone in passato e il racconto di esso: il ricordo, la ricerca e il riconoscimento dei filatteri e del destino di Zusha l'arciladrone. E' proprio a questo punto che Hanania scompare. E' proprio per poter svelare il travisamento e scongiurare l'oblio che Hanania si perde tra la folla di Kushta la Grande, Istanbul?