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La primavera del lupo

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Tutto comincia nel convento di San Francesco del Deserto, una piccola isola al centro della laguna di Venezia, nel marzo del 1945. Da questo rifugio sicuro, all’improvviso, un gruppo di persone diversissime fra loro è costretto a scappare: due bambini di opposta indole ed educazione, Pietro e il suo amico Dario, «che sa i numeri» e si tiene le parole dentro, «dove non fanno danno»; le due anziane sorelle Jesi, Maurizia e Ada; una giovane suora, bella e dai modi sospetti, che scrive un diario schietto, e che si alterna nel racconto con la voce di Pietro. Braccato dai nazisti, il gruppo è aiutato da un pescatore «che vive come un gabbiano» e da un frate energico «che è come un sasso grande» nella corrente.
Nei risvolti tragici dell’avventura si unisce ai fuggiaschi un disertore tedesco, che custodisce un segreto pericoloso: il suo agire brusco e terribile cambierà il destino di tutti.
Sotto lune immense, attraverso boschi bui e casolari diroccati, si svolge l’inseguimento, tra colpi di scena e incontri con partigiani e fascisti disorientati: uomini e luoghi carichi di diffidenza e di terrore, ma dove una traccia di bontà, di tanto in tanto, a dispetto di tutto, riesce a sopravvivere.
La storia di Pietro e di Dario è una fuga dalla guerra e dal suo linguaggio torbido e ottuso, dalla violenza che tutto contamina. E alla lingua dell’infanzia, con la sua incredibile capacità di accogliere e divertire, di sconvolgere e amare, spetta il privilegio di mettere alla berlina l’odio e la paura che minacciano e governano il mondo.

304 pages, Paperback

First published May 1, 2013

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About the author

Andrea Molesini

32 books19 followers

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Community Reviews

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11 (17%)
1 star
1 (1%)
Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Maria Chiara Maestri.
892 reviews9 followers
April 8, 2020
Un romanzo che sfrutta la prospettiva di due bambini per raccontare gli orrori della fine della guerra. Molto bello, lo stile cattura e avvince
Profile Image for Ester.
10 reviews
August 30, 2025
Dario mi ha colpito sin dalla prima riga con le sue orecchie a sventola segno indiscutibile di innocenza.
Ma forse é la narrazione di Pietro ad avermi conquistata, il suo sguardo mi ricorda quello di Useppe Ramundo, dei giovanissimi protagonisti con uno sguardo in grado di accedere a una dimensione altra del reale in contesti davvero complessi.
Profile Image for Frabe.
1,197 reviews56 followers
October 25, 2017
Forte dell’esperienza nel campo della narrativa per ragazzi, in questo secondo romanzo - dopo l’apprezzato “Non tutti i bastardi sono di Vienna” - Molesini utilizza un narrante bambino per raccontare una storia che ha svolgimento - ancora - in tempo di guerra, questa volta sul finire del secondo conflitto mondiale - anziché del primo.
L’esperienza c'è… ma sta di fatto che questo bambino racconta spesso in modo poco credibile per eccesso di inventiva linguistica, con passaggi repentini dal banale al poetico, sicché la mia attenzione è stata portata decisamente su questi elementi, mentre la storia, nel suo percorso pur intricato, perdeva rilievo, sempre più, e nemmeno il fatto che si concludesse in luoghi ben noti del mio Trentino m'ha rianimato a dovere.
Profile Image for Andrea Muraro.
750 reviews8 followers
January 13, 2022
Mentre l’azione narrativa si perde e si fa sempre più impalpabile, ecco che emergono con prepotenza le riflessioni di Pietro, il bambino protagonista. Il solito bambino finto, che a 10 anni ragiona come un adulto sognante e forse in preda a qualche delirio. Passino le forme sgrammaticate fanciullesche, ma non ho proprio sopportato i verbi intransitivi con il complemento oggetto, che sono fastidiosi e che i bambini non usano mai.
Quello che può essere un esperimento narrativo diventa preponderante e fa sparire del tutto le vicende, che si concludono in un viluppo di flash incomprensibili.
Il primo romanzo di Molesini che leggo non mi ha per nulla catturato.
Profile Image for Alessandro Pontorno.
123 reviews17 followers
September 29, 2017
Tenera, divertente, commovente "favola di guerra" raccontata attraverso gli occhi e il linguaggio sgangherato di un bambino (encomiabile a tal proposito il lavoro di Molesini): questo buffo punto di vista, come già accaduto al cinema ne La vita è bella di Benigni, fa sì che l'orrore, la morte, la fatica, il dolore, divengano momenti tollerabili, parti inevitabili di una vita che deve ambire sempre alla speranza, alla redenzione, alla magia.
Profile Image for Fia Plink Plonk.
36 reviews
October 11, 2021
Nenavaden otrok, avtor je sposoben govoriti skozi usta posebnega, izjemno inteligentnega, razmišljujočega in čutečega otroka.
This entire review has been hidden because of spoilers.
274 reviews4 followers
July 3, 2016
Magnifique et tragique.
Displaying 1 - 9 of 9 reviews

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