Daniel, un ragazzo di sedici anni, è uno dei fortunati estratti a sorte per partecipare alla Festa della Fiamme, una parata e competizione tradizionale nella quale un gruppo di ragazzi, ciascuno travestito con un costume diverso, sfida gli altri a superare una serie di ostacoli, sino alla proclamazione del vincitore. E è proprio lui a vincere. Ma, la notte della vittoria, Daniel scivola da una scogliera (forse ucciso?) e muore, affogato in mare.
Viene catapultato in un mondo fantastico, una sorta di limbo tra il dark e il grottesco, dove incontra personaggi impensabili, diventa vittima di tranelli ed è chiamato a superare una serie di sfide che premieranno il suo coraggio e la sua intelligenza. Il tutto, in attesa di sapere cosa gli è effettivamente accaduto, e perché si trova lì.
Sono sincera: questo libro mi ha sempre fatto una gola infinita, fosse anche solo per la splendida copertina in stile burtoniano, che, per gli amanti dell’oggetto “libro” non può certo passare inosservata. Ma poi c’era questa trama misteriosa, che, col pretesto del “protagonista che indaga sulla sua stessa morte” mi faceva presagire qualcosa di simile all’indimenticabile “Amabili resti” di Alice Sebold (che effettivamente inizialmente un po’ ricorda). La gola era talmente tanta che, mesi fa, mi ero persino iscritta al mio primo “bookgiveaway” di un blog per poterlo vincere e avere, ma la sorte non è stata dalla mia parte, e alla fine, mi sono decisa a comprarlo.
Ebbene, non aspettatevi nulla di quanto scritto sopra. “L’inganno della morte” è essenzialmente un romanzo di genere fantastico, nato da una mente fervida di immaginazione, a suo modo trascinante, curioso, originale. L’ incidente (incidente?) del protagonista altro non è che il pretesto per trascinarlo (e per trascinarci) in questo mondo parallelo dove vivrà una serie di disavventure continue, strampalate, fantasiose; infatti i rimandi (pochi a dire il vero) che l’autore fa poi al suo distaccamento dalla vita terrena non riescono mai a creare quell’empatia nel lettore che si era creata ad esempio nel romanzo della Sebold, compresa la lettera finale della nonna, che forse avrebbe avuto l’intenzione di commuovere. Anzi, fino alla fine non si avrà una chiara risoluzione del mistero del protagonista, o meglio, ci sarà ma resterà “chiusa” in questo mondo parallelo, dal quale egli non si muoverà verso nessuna direzione.
Nonostante tutto ciò, il romanzo mi ha intrattenuta con sufficente piacere. E me ne sorprendo, non essendo un'amante di libri di questo genere. Ma mi sento di premiare la fantasia di Guglielmo Scilla, alcune sue trovate sono davvero geniali e divertenti. E aggiungo che trovo vergognoso che alcuni lettori abbiano stroncato questo suo lavoro solo perché lui è un personaggio noto in rete, nello specifico su You Tube, dove pare abbia spopolato con una serie di esilaranti filmati autoprodotti….io non lo sapevo nemmeno, comunque, dov’è il problema? Quando si finirà di guardare agli esordienti italiani sempre con pregiudizio, bollando tutto ciò che scrivono come “merce spazzatura” solo perché è made in Italy? Quanto ci scommettiamo che se questo Guglielmo Scilla fosse stato americano sarebbe stato, se non osannato (il che comunque sarebbe stato esagerato), comunque accolto con grande favore?
Tre stelle abbondanti per l’esplosione di fantasia, la genialità, l’inventiva.