Nel mio approccio da squilibrato alla lettura, dopo anni sono tornato ai manga.
Non ho più il cervello per i romanzi: li guardo, ne sento il fascino, ma l'idea di raccogliere l'energia necessaria ad affrontarli è sufficiente per farmi scappare via. Vale sia per le cose più serie che per quelle meno impegnative.
I manga, invece, nella maggior parte dei casi hanno questo aspetto tutto sommato innocente. Una storyline complessa, sì, ma diluita su più volumi, a loro volta suddivisi in più capitoli. Illustrati, per giunta!
C'è qualcosa, in loro, di estremamente comodo - forse il loro essere facilmente afferrabili e riponibili alla fine di una lunga e calda giornata lavorativa.
Così ho compilato una breve lista di titoli, in modo abbastanza casuale, da recuperare - cose nuove, cose su cui volevo tornare dopo anni dalla prima fruizione sotto forma di anime da ragazzino, cose facili e cose complesse.
In questi giorni di ferie dove ho pensato troppo e mi sono lasciato prendere dai miei soliti malumori, è scattato il bisogno di una robina facile e... Kawaii?
Da qui questo shoujo, per cui ovviamente non rientro nel target.
La questione delle carte - che sono un po' dei tarocchi magici - mi ha sempre affascinato, fin da quei pomeriggi passati a guardare Italia 1.
Non mi ricordavo nulla della trama, che è un susseguirsi ben scandito di sfide e boss, né dei personaggi.
Tutto molto carino, anche se alcuni aspetti tradiscono i quasi 30 anni di questo manga.
Se sicuramente all'epoca tutta questa queerness (personaggi omosessuali, altri che vivono tra i generi, relazioni affettive non canoniche), deve essere stata alquanto rivoluzionaria, molte delle posizioni espresse sul ruolo della donna fanno un po' drizzare i capelli. Come anche, se non soprattutto, l'insistente ritornare di relazioni amorose tra bambini e adulti - in alcuni casi ricondotte al "ok, ma questa è una fantasia, sono troppo grande per te" e altre, purtroppo, no.
Fa strano pensare che, in effetti, questo manga si rivolgeva a bambine.
Quindi boh. Mi ha fatto compagnia, ma alcune cose davvero no, non promuoviamole mai più.