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The Eurasian Miracle

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The idea of long-term European dominance is characteristic of most evolutionary theories of human culture and society in the nineteenth century. It was commonly believed that there was a natural progression from Antiquity through Feudalism to Capitalism which could not have taken place elsewhere. Today there are many who still believe that this progression was part of a European miracle that underlay the rise to global supremacy of the West. In this short book Jack Goody systematically dismantles this Eurocentric view of the world. He argues that we need to look, not for a European miracle, but rather for a Eurasian miracle that went back to the Urban Revolution of the Bronze Age, that affected the Near East, India and China well before Europe and that was much advanced by the adoption of writing. Under these conditions we find a long-term exchange of information between East and West, and the dominance of one followed by the dominance of the other - in other words, alternation rather than dominance. There were measures during the Renaissance in Europe that made for continuous growth, especially the secularization of learning, but it appears that the period of Western supremacy is now coming to an end and that we are about to experience a further alternation in favour of the East.

168 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2009

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About the author

Jack Goody

97 books65 followers
Sir John (Jack) Rankine Goody (born 27 July 1919) is a British social anthropologist. He has been a prominent teacher at Cambridge University, he was elected Fellow of the British Academy in 1976,[1] and he is an associate of the US National Academy of Sciences. Among his main publications are Death, property and the ancestors (1962), The myth of the Bagre (1972) and The domestication of the savage mind.

Jack Goody explained social structure and social change primarily in terms of three major factors. The first was the development of intensive forms of agriculture that allowed for the accumulation of surplus – surplus explained many aspects of cultural practice from marriage to funerals as well as the great divide between African and Eurasian societies. Second, he explained social change in terms of urbanization and growth of bureaucratic institutions that modified or overrode traditional forms of social organization, such as family or tribe, identifying civilization as “the culture of cities”. And third, he attached great weight to the technologies of communication as instruments of psychological and social change. He associated the beginnings of writing with the task of managing surplus and, in an important paper with Ian Watt (Goody and Watt, 1963), he advanced the argument that the rise of science and philosophy in classical Greece depended importantly on their invention of an efficient writing system, the alphabet. Because these factors could be applied to either to any contemporary social system or to systematic changes over time, his work is equally relevant to many disciplines.

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Profile Image for Andrea Fiore.
291 reviews74 followers
February 19, 2017
In Eurasia Jack Goody propone una visione originale e a mio avviso convincente del rapporto tra Occidente e Oriente (prendiamo per buoni questi termini): una dinamica di alternanza, fatta di supremazie temporanee, che rifiuta ogni visione teleologica per spiegare l'attuale predominio del mondo occidentale.

"Tale alternanza si può individuare con notevole chiarezza in Europa dopo l'antichità. Come spiega Needham a proposito degli studi di botanica, cinesi ed europei erano più o meno allo stesso livello, per numero di specie identificate (nei testi scritti), all'epoca di Teofrasto, allievo di Aristotele, intorno al IV secolo a.C. In seguito in Occidente, durante il periodo feudale, vi fu un rapido declino delle conoscenze, mentre la Cina progredì con lentezza finché, nel Rinascimento, l'Occidente all'improvviso recuperò terreno e raggiunse un ruolo di primo piano in un movimento che di recente ho esaminato dal punto di vista comparativo. La crescita e la successiva ricaduta dell'Europa furono seguite da una fase di enorme espansione che portò all'attuale supremazia dell'Occidente, espansione attribuita all'uso dell'energia idrica, del ferro e del carbone, all'economia, alla ripresa degli studi secolari e allo sviluppo del torchio tipografico. Lo stesso vale per molti altri settori. Il punto è che, sebbene l'Europa possa essere stata superiore all'Oriente in epoca classica (sempre che le due civiltà non fossero già allo stesso livello...), nel periodo feudale l'Occidente attraversò quella che è stata definita «una regressione catastrofica» sotto vari aspetti, e si riprese solo con il Rinascimento del XII secolo e soprattutto con il più tardo Rinascimento italiano. A quell'epoca l'Europa iniziò certamente ad assumere un ruolo dominante, che consolidò con la Rivoluzione industriale, le cui origini vanno in parte fatte risalire all'Oriente. Considerata questa alternanza, dobbiamo abbandonare le spiegazioni essenzialiste come quelle adottate dagli studiosi europei, spiegazioni che si rifanno allo «spirito», alla «mentalità» e persino alla cultura (fornendo un'interpretazione univoca di un concetto difficile da definire)."

Un'alternanza che è anche sinonimo di stretti rapporti e continui scambi tra le varie civiltà e che si sposa bene con una visione più globale della storia e meno legata a singole etnie e stati-nazione.

"L'Europa cristiana riuscì a rimettersi al passo con la «modernizzazione», mutuando frequentemente invenzioni e prodotti dall'Oriente, come la stampa, la carta, la porcellana, il cotone, la tessitura della seta, la bussola, la polvere da sparo, gli agrumi, il tè, lo zucchero e numerose specie di fiori. Sviluppò anche il processo di produzione industriale (così come la fabbricazione di navi e armamenti) e, nel corso del XIX secolo, conquistò un notevole vantaggio comparato. Subito dopo, il «capitalismo» industriale iniziò a diffondersi nelle altre parti del mondo in cui le culture urbane dell'Età del bronzo erano già più sviluppate (grazie anche all'emigrazione)."

"Le città furono rappresentative della prima attività «capitalistica» in qualsiasi luogo si trovassero, dall'India alla Cina fino al Vicino Oriente. Erano centri di lavoro specializzato, di cultura scritta, di scambi commerciali più o meno complessi effettuati da mercanti e artigiani. In verità, anche se il capitalismo industriale avanzato si sviluppò in Occidente, vedere la sua crescita iniziale come un fenomeno limitato a quell'area è un travisamento della storia mondiale. I consueti criteri che distinguono il capitalismo avanzato sono l'industrializzazione e l'alta finanza o il commercio su vasta scala. Con la produzione di massa in ambito industriale, la finanza assunse un ruolo più importante e gli scambi divennero più intensi, ma nessuno di questi due elementi fu una novità apportata all'economica dall'Europa, né lo fu l'industrializzazione. Quel processo caratterizzò parte della prima attività manifatturiera della Cina, soprattutto nel settore delle ceramiche, ma anche in quello della carta. In Europa la produzione industriale di tessuti non iniziò certamente a metà del XVIII secolo: era già stata avviata in Italia nel XIV secolo con l'aspatura della seta, che diede all'industria nazionale un vantaggio comparato davvero considerevole. Tali processi si svilupparono in concorrenza con la seta importata dalla Cina e dal Vicino Oriente."

Nel portare avanti questa visione Jack Goody affronta gli argomenti più diversi, come l'individualismo e l'evoluzione della famiglia (capitolo 2), il ruolo chiave dei mercanti (capitolo 4) e il «complesso puritano» come un tratto non esclusivo della cultura protestante (capitolo 5). La parte che ho apprezzato di più è quella sull'invenzione della stampa e sul confronto tra oralità e scrittura (capitolo 6), davvero illuminante:

"[...] in una società orale lo sguardo retrospettivo è molto diverso rispetto a quello di una società che utilizza la scrittura. Una società orale è, in un certo senso, più «creativa»; il mito non è mai lo stesso, anche se le varie versioni possono avere elementi in comune. Con la scrittura invece, abbiamo una base solida, costituita da un «testo» che non può essere cambiato perché è la parola di Dio, religiosa e trascendente, oppure la parola di uno scrittore canonico. In altre sfere di attività, tuttavia, guardiamo al passato in modo diverso, per memorizzare ciò che è stato scritto: questo avviene nelle arti, dove il cambiamento è per lo più di tipo circolare, o nella scienza e nella tecnologia, dove una nuova spiegazione spesso corregge quella precedente e la arricchisce. In quel contesto, poi, insieme alla scrittura hanno un ruolo significativo anche altri cambiamenti o differenze nei mezzi di comunicazione, che possono portare a una circolazione più accurata o più rapida delle informazioni. E' qui che entra in gioco la stampa, con la matrice di legno o con il torchio, a mano, a vapore o con la rotativa, oppure, ancora, computerizzata. Anche queste tecnologie sono in grado di far circolare informazioni utili in modo più rapido e ampio, ma possono al contempo diffondere messaggi di tipo piuttosto diverso."

Così come una bella riflessione sull'importanza di un'attività quotidiana come la cucina ai fini della storiografia (l'autore ha anche scritto dei libri in merito):

"La cucina si basava su una complessa divisione gerarchica del lavoro, in cui un individuo acquistava la forza lavoro di un altro, oltre che su una tecnologia ancora più elaborata (come quella dei forni) e su un insieme più ampio di rapporti socio-economici (che permetteva l'importazione delle spezie). Era molto legata anche alla comunicazione (e all'utilizzo) delle ricette per mezzo della parola scritta, soprattutto nel caso di speciali tradizioni gastronomiche che sono state definite hautes cuisines, come quella cinese, indiana, araba, italiana e francese. Queste ultime, per svilupparsi, necessitavano non solo del contesto di una particolare classe, ma anche di una clientela raffinata e benestante in grado di distinguere i gusti, i profumi e l'aspetto di una vasta gamma di ingredienti e di raggiungere una serie di «accordi» (sarebbe difficile definirli «regole») sul consumo del cibo d'élite. Questo accadde, per esempio, a Pechino, dove intellettuali originari di diverse province si riunirono e chiesero ai ristoranti di preparare versioni elaborate dei piatti tipici delle loro zone di provenienza, come il Sichuan e Canton. Per svolgere tale compito era necessaria una clientela di intenditori benestanti, che poteva disporre dei cuochi più abili, degli ingredienti più pregiati (spesso rari e difficili da trovare) e delle ricette migliori."
Profile Image for Andres Felipe Contreras Buitrago.
284 reviews13 followers
July 18, 2021
Un excelente libro, la lectura es fácil de realizar, no es complejo para nada, hay unas partes un poco rebundantes y confusas, pero no son muchas.

Sobre el contenido del texto, es una excelente crítica al eurocentrismo, desde la historia, con muchas fuentes y argumentos.

Mostrar cómo Asia, en especial China, India y el imperio musulmán, tenía grandes avances en comparación de Europa demuestran que gran parte del "desarrollo" de Europa se debió a los contactos con estos lugares, porqué como queda claro en el texto, la cuestión no es mostrar una mejor que la otra sino que está delimitación geografía logro un gran avance.

Es innegable los grandes progresos y avances de Europa; no obstante, en Asia ya se habían llevado a cabo grandes transformaciones como la imprenta, la alfabetización, la individualización, la mejora técnica y agrícola entre otras, que servirían para los objetivos de Europa.

En conclusión, el libro nos hace replantearnos la falsa y clásica idea del milagro europeo, por el contrario es necesario mirar más atrás y en otros lugares, como Asia y África.
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