"La voce nella tempesta" è la riduzione teatrale del romanzo "Wuthering Heights" di Emily Bronte, elaborata poco dopo che il giovane Fenoglio ha assistito (ad Alba nel 1945 in un campo da pallone elastico utilizzato come arena estiva) alla proiezione del film di W. Wyler. Il romanzo è uno dei suoi preferiti, il film non lo convince, ma lo sprona a cimentarsi in un adattamento per la scena. Un altro lavoro giovanile è "Serenata a Bretton Oaks", costellato dalle suggestioni delle letture di "Piccola città" di Thornton Wilder e dell'"Antologia di Spoon River": è un doppio dramma d'amore che tocca la giovane e attraente Cathy e il giovane maestro Joel, appena "venuto da lontano", e Amy e Joshua Colburn che tanti anni prima non ebbero la forza di percorrere insieme la strada dell'amore. "Solitudine" è un testo degli ultimi anni: la terza stesura venne pubblicata appena otto giorni prima della morte dello scrittore. Atto unico è ambientato nel periodo dello sbandamento, i cui personaggi sono la signora Mussi, la figlia Lalla, il partigiano Bob: sorprendente lo stile alquanto manierato e decisamente lontano dalla secchezza degli altri testi teatrali di argomento partigiano.
Beppe Fenoglio (born Giuseppe Fenoglio) was an Italian writer. His work was published in a critical edition after his death, but controversy remains about his book Johnny the Partisan, often considered his best work, which was published posthumously and incomplete in 1968. The works of Fenoglio have two main themes: the rural world of the Langhe and the partisan war; equally, the writer has two styles: the chronicle and the epos. His first work was in the neorealist style: La paga del sabato (this was published posthumously too in 1969). The novel was turned down by Elio Vittorini who advised Fenoglio to carve out stories and then incorporate them into the The twenty-three days of the city of Alba (1952). These stories were a chronicle of the Italian Partisans or of rural life. One of such works was La malora (1954), a long story in the style of Giovanni Verga.
Un Beppe Fenoglio per certi versi inaspettato quello che si legge fra queste pagine. Per certi versi invece un Fenoglio "tipico", se si tiene presente il suo amore per la letteratura e il teatro inglese. Il primo testo presentato è un lavoro giovanile, una riduzione teatrale di "Cime tempestose": romanzo da lui amatissimo, rivive in queste pagine forse un po' acerbe rispetto a quello del Fenoglio successivo, ma comunque molto intense. Ho apprezzato la resa delle passioni e dei sentimenti, che la riduzione teatrale riesce a rendere molto bene. Si nota l'affetto tributato da Fenoglio al romanzo originale e questo contribuisce a rendere la lettura piacevole. Il tormento di Heathcliff, vero primo alter ego di Fenoglio, è quello del "Cime tempestose" romanzo. Ed essere riuscito a mantenere questo aspetto è di per sé segno del gran talento del giovane autore. Il secondo testo presentato, "Serenate a Bretton Oaks", è un'opera sempre ad ambientazione inglese, che racconta le vicende di due diverse coppie del medesimo paese, entrambe condannate a un matrimonio "di convenienza" e a un amore irrisolto e infelice. Continua a sentirsi qui l'influenza di romanzi come "Cime tempestose", fosse anche soltanto nel nome di una delle protagoniste: Cathy. Il tema fondante del tormento d'amore è pure lo stesso, anche se qui viene declinato con maggiore maturità e in modo più interiore e almeno esteriormente pacato, anche se non con minore sofferenza. Si tratta però, almeno nella mia opinione, del racconto meno riuscito del volume. Le vere chicche da questo punto di vista sono i testi teatrali "partigiani". Abbiamo "Atto unico", che racconta la storia d'amore fra un partigiano e una ragazza sfollata in campagna, con inaspettati risvolti finali. Viene qui esplicitato, in qualche modo, come quella partigiana fosse nella vita dei ragazzi una parentesi. Segnante, senz'altro, ma una parentesi dal "dopo" più che mai incerto. L'amore di Bob per Lalla, per quanto sincero, non è destinato a durare: quella che lui ama davvero è una ragazza di città, è a causa del rifiuto di lei che è salito fra i partigiani, ed è per tornare da lei che combatte. Abbiamo poi "Solitudine", racconto di un partigiano di "quell'incomparabile inverno" di sbandamento, storia del partigiano Sceriffo e di come vada incontro alla sua fine sfidando la solitudine per andare a trovare una sartina in paese. L'incertezza infatti del "dopo", la sicurezza con cui i partigiani percepiscono che tutto cambierà per sempre dopo l'esperienza delle colline, li fa sfidare la morte quasi con desiderio, come se fosse preferibile morire lì piuttosto che affrontare l'ignoto del futuro. Questo è un po' quel che c'è dietro a "Io sparo", a parere mio il capolavoro del volume: pochissime pagine, incentrate sul bisogno quasi istintivo di combattere a tutti i costi anche mettendo a rischio la vita altrui, perché "se ci si ferma una volta non si ricomincerà mai più". Dei prologhi proposti sul finale, interessantissimi e struggenti sono quelli che raccontano l'odissea dei genitori disperati che salgono in collina sulle tracce di figli che hanno ben poche speranze di ritrovare, figli teneramente descritti come "tipi speciali, belli, sorridenti". Alla loro speranza fa da contrasto la rassegnazione dei contadini, che di ragazzi di quel genere ne hanno visti tanti e non possono fare altro che spedire i genitori al paese successivo. E' la tragedia dell'avere figli di vent'anni a quei tempi. Le scene presentate fanno da complemento quasi ai romanzi più famosi di Fenoglio, "Il partigiano Johnny" e "Una questione privata". Scene a volte già viste a volte solo accennate nei romanzi, presentate ogni volta da punti di vista diversi, che vanno a formare l'epopea dei partigiani delle Langhe, partigiani non eroi, non santi, ma giovani ragazzi spaesati e soli, con tutte le loro debolezze, con la paura della morte e con quella animalesca di perdere se stessi, di abbrutirsi definitivamente. Chi non avrà fatto questi giorni, dice Nick a proposito dello sbandamento, non potrà mai dirsi partigiano: non sarà mai rimasto solo con se stesso, non avrà mai sopportato gli incubi, il dolore, il freddo mortale, senza la compagnia di altri; non avrà mai vagato per le colline con la certezza di essere l'unico rimasto. Inutile: come ha raccontato la Resistenza Fenoglio, non lo farà mai nessun altro.