Non nascondo che all'inizio della lettura ero perplesso. Sono un autore anch'io, ma sono solo un esordiente, cioè uno dei tanti che scassano le palle qua e là nella speranza, sempre più vana, di trovare qualcuno che ti pubblica.
Situazione che oltre a farti scontrare contro un invisibile velo di indifferenza e di scetticismo, ti porta a imbatterti, proprio come il buon Pinocchio, in editori e agenti simili all'accoppiata gatto-volpe di collodiana memoria. Il qui presente Matteo Marchesini invece, che peraltro conosco di vista, è letterato di tutt'altro respiro, tanto che il suo romanzo "Atti mancati" era in lizza nientemeno che per lo Strega (è stato tra i primi dodici pretendenti). Tuttavia appena ho iniziato a muovermi tra le pagine mi si è subito sollevato un dubbio, che sarebbe anche la prima critica che di norma viene mossa ai comuni esordienti. E cioè: - Ma la storia qual'è?...
A parte questo spinoso e non piccolo dilemma, trovo che “Atti mancati” sia un bel libro, scritto bene. Tanto che avrei voluto dargli cinque stelle, ma per colpa di tale lacuna, alla fine ho pensato a un quattro e mezzo. In via del tutto arbitraria mi sentirei allora di suddividere gli scrittori, o meglio i romanzieri, anche i grandi e gli intoccabili, in due possibili categorie: in narratori e poeti. Dividere cioè chi è bravo a inventare storie e personaggi, da chi, viceversa, ama perdersi in mille stati d'animo o in imperscrutabili vaneggiamenti. Un buon romanziere dovrebbe possedere entrambe le doti, ma è normale che ci sia chi eccelle da una parte o dall'altra. O no? Comunque per fare degli esempi direi che Dickens per me è più narratore e Dostoevskij è più poeta (o al limite filosofo). Avete capito che cosa intendo dire?... E poi a pensarci bene, "Atti mancati", non è l'unico romanzo in cui la trama è evanescente ma il libro vive una vita propria, piena di sfumature e di pensieri che sgorgano a riempire le pagine, mossi da una sensibilità che insegue la realtà e scava nelle parole fino a perdercisi. Tra i capolavori del genere mi viene in mente "La cognizione del dolore" di Gadda. Anche lì la trama è risibile se non inesistente. E' un pretesto. Adesso non voglio paragonare Marchesini a Gadda, ma riuscire a sostenere un romanzo guidati da un istinto poetico e con una narrazione scarnificata all'osso e riuscirci bene, secondo me non è tanto facile perché occorrono grandi qualità e grandi doti. E inoltre in giro di libri fatti solo di storie se ne vedono molti, forse troppi.