Bah, bah e ancora bah.
Un libro decisamente pretenzioso... che mi ha ricordato tanti altri libri senza raggiungere un'identità definita (non in senso positivo, in questo caso) né, ancora più importante, un significato.
L'idea di partenza è buona, e l'autore stilisticamente non è male, sorvolando su un eccessivo utilizzo delle similitudini, talvolta azzardate, che spesso sanno di melassa, fanno arricciare la bocca.
Quello su cui proprio non si può sorvolare sono i buchi di trama. Ma tanti, lasciati là volutamente, per conferire al tutto un'aura misticheggiante, onirica, ma che in realtà semplicemente non funzionano; perché tu non puoi, con questa scusa, non spiegare assolutamente niente, non dare una coerenza agli avvenimenti, buttare lì elementi di cui non mi è possibile intuire nemmeno lontanamente la natura, il significato nel contesto del racconto, il valore simbolico e la funzionalità. Qualcuno lo fa -mi viene in mente il Lotto di Pynchon-, ma, a parte i lettori divisi, un fronte che lo laurea, un altro che vuole prenderlo a mazzate (io mi colloco nel mezzo), io, da lettrice, ci vedo una differente funzionalità, una vera e propria presa in giro (ed è per questo che voglio prenderlo a mazzate), la volontà di rendere il racconto un panino imbottito, una vanità enciclopedica... cose che qui mancano. È tutto nebuloso... senza fondamento.
SPOILER:
Ma chi ca**o è quindi Vishram? Nell'epilogo dichiara di voler designare Thomas come suo successore... MA DI COSA?! Esattamente cosa diamine fa?! E perché lui, e perché gli consente di passare l'inferno?
Perché Thomas passa l'inferno E COSA ha guadagnato da questo viaggio picaresco e a suo modo avventuroso? Pare ne sia uscito arricchito spiritualmente, ma di cosa. Il romanzo sembra partire come critica sociale al nuovo modello di organizzazione, che mette fortemente in discussione, perché Thomas pian piano (forse, mi vien da dire) acquista un tot sia di consapevolezza in più sulle persone di altri quartieri, sia sul fatto che una divisione caratteriale così netta in verità non esista, ma... a che je serve sta consapevolezza? Dubito pure che gli arrivi, un pochettino, perché mica si capisce cosa se ne voglia fare, perché Vishram (pare) lavori dentro al sistema, e...quindi? Di sovvertirlo non se ne parla, dunque?
Odell! A parte i capelli "color felce" (che cavolo di colore è? Ma è verde?!), questo dono di natura lo accettiamo così com'è (evvabbé questo si può fare, vedi, che ne so, Aimée Bender), come quello dei Bianchi (ci tornerò), ma... e quindi? Doveva riportare a casa il bambino... basta? Lei che è speciale perché riesce ad attraversare i confini cavalcando il vento, per questo proprio lei? Sembra quasi che si sia altro, ma niente, non esce fuori.
La Batisfera. Perché? Come? Solo un trucchetto degli esoterici Flemmatici per sondare le recondite profondità dell'animo umano? Perché sparisce? E perché a lui? E perché Ming? Ma che vogliono da lui, cosa vogliono che scopra, che si vuole che raggiunga? Non lo sapremo mai.
I Bianchi. Dei paria. Come concetto ci stanno benissimo, ma non si capisce da dove vengano fuori. Se lo chiede anche il protagonista stesso. C'erano prima della riorganizzazione? Parlavano ancora o avevano perso l'uso della parola -e guadagnato facoltà telepatiche- durante quel trauma? Thomas opera questa speculazione... ma noi non sapremo mai la verità.
A un certo punto viene detto che certi soggetti non vengono sottoposti al cambio di quartiere, ma che gli fanno ben altro. Non si saprà mai cos'altro.
Insomma, è un continuo "non si saprà mai". Elementi che vengono continuamente inseriti nel pentolone del racconto senza mai amalgamarsi nel sapore e nel corpo finali.
FINE SPOILER
L'idea è quella di voler per forza descrivere questo mondo spaccato in quattro (o in cinque, includendo i paria), lasciandoci immergere nelle suggestive atmosfere dei quartieri, ma mentre questo riesce molto bene per quanto riguarda i quartieri blu e anche giallo, per il verde fallisce miseramente. Innanzitutto non viene trattato a sufficienza; e poi l'idea di melanconia è rappresentata in maniera quantomai superficiale (in quanto Melanconica -me lo ha detto il test, ma credo fosse scontatissimo :D - ne sono rimasta stizzita e delusa; mio caro, la mia camera è ordinata, non ci bevo dentro, i vestiti sono nell'armadio, nonostante, è vero, le tendenze suicide che si alzano nei pressi del Natale e, è vero, la mia natura passivo-aggressiva. Ecco). Il quartiere rosso viene un po' tralasciato nelle descrizioni delle sue peculiarità, anche perché il protagonista ci vive, ed è descritto più nei difetti della nuova famiglia di Thomas che nella sua particolare atmosfera.
Ciò dà vita a una specie di romanzo picaresco, dove il protagonista dovrebbe essere il viaggio, e se gli unici presupposti e scopi fossero stati questi penso che ne sarebbe uscito qualcosa di migliore, con una scrittura a tratti melensa ma piacevolmente introspettiva. Invece si volatilizza, man mano, nell'aleatorio e nell'inconcludente.