Una telefonata scuote cinque vite con la violenza di un uragano. Da quel momento il passato riaffiora, e con esso tutti i fantasmi che lo popolano. Le speranze di un tempo, diventate nemici pericolosi in quanto mai realizzate, tornano in vita come i morti di un vecchio film horror, e i ricordi illuminano l’abisso che separa ciò che i cinque sognavano di diventare da ciò che sono diventati. Ma il destino sta per mescolare le carte un’altra volta, e forse non è troppo tardi per trovare il sentiero che conduce al luogo nato nelle loro menti, una notte di quindici anni prima: solo un’ultima, terrificante prova li separa dal Posto Tranquillo, e l’uomo che la impone è l’unico che sembra averlo raggiunto… Ora sta invitando i suoi vecchi amici a fare altrettanto. Nella stessa città, un ragazzo cerca l’amore e una bambina decide di visitare una casa infestata…
E dopo essermi sparato una settimanella di ferie su una spiaggia assolata dell'Isola d'Elba piena di uomini con i baffi a manubrio e costumi interi a righe orizzontali, bilancieri con le palle laterali con su scritto "100KG" e donne con cuffie e lunghe sottovesti di cotone, eccomi ritornato a casa a bordo della mia BUGATTI con carica a manovella frontale per recensire alla volè uno dei libricini della MIA estate. I pochi afecionados della prateria internettiana forse si ricorderanno che il mese d'Agosto il sottoscritto lo passa in ferie e quindi, di conseguenza, si dedica strenuamente a non fare un beneamato SWANSTUCK, o perlomeno fare il meno possibile in modo da permettere al colesterolo di incrostare le arterie perbenino (che è destino beffardo di noi fancazzisti). Tra i pochi svaghi che mi posso concedere in questo delicatissimo periodo dell'anno c'è quindi quello di leggere...FINALMENTE. Leggere tutto quello che mi passa per la testa e sottomano. Leggere quello che gli altri mi regalano o mi sponsorizzano. Ed eccomi quindi arrivare a questo libro che penso abbia una delle copertine più ORRIBILI della letteratura moderna ma anche che lo spacciatore di fumetti truculenti mi ha regalato con amore e con ardore, parlandone un gran bene. E allora leggiamocelo 'sto libricino che sotto l'ombrellone è la morte sua.
Distruggi i fottuti pappagallini
Sullo spacciatore di fumetti truculenti devo però fare una veloce premessa: anche se ancora non riesce ad ammetterlo a se stesso, è un ANTRISTA incallito. Segue con estrema ammirazione il blog di ALESSANDRO APREDA, (cosa questa, per altro, buona e giusta) ma se ne fa prendere un po' troppo la mano, e quel giorno che Alessandro scriverà un post dal titolo "L'utilità di spappolare i pappagallini stringendoli nel proprio pugno", state sicuri che lui, il giorno dopo, starà già navigando sui siti degli allevatori di pappagallini, valutando le offerte più convenienti per l'acquisto. Detto questo, un dì non troppo remoto, il buon Apreda scrisse che, secondo lui, "Il posto tranquillo" era il miglior libro che avesse mai letto negli ultimi 6 mesi. Da quel momento, lo spacciatore di fumetti truculenti è partito in quarta per l'acquisto e la lettura, definendolo anche lui "Molto, ma molto bello". E infine giunsi io, curioso animale ciondolante sulla spiaggia dell'isola d'Elba, che si lesse il libricino e che invece non si entusiasmò come gli altri ebbero a fare. Ma lasciate che vi spieghi:
L'esperto ti insegna
Questo libro ha una buona idea di fondo, una buona storia da raccontare, di quelle abusate da molti (compreso me) ma che nonostante tutto riescono sempre a toccare il cuore del lettore, a farlo pensare. Sono tematiche importanti quelle che tratta Francesco Tedeschi: l'amicizia, la rispettiva riscoperta dopo anni, il tempo che passa inesorabile e ci cambia nel profondo, senza poi contare l'ultimo tema, il più importante di tutti, che non sto a dire ma che comporta profonde riflessioni, anche teologiche. Quello che non perdono al Tedeschi è la sua immensa, sproporzionata, incommensurabile PARACULAGGINE nella stesura del romanzo. "Il posto Tranquillo", fondamentalmente, è un libro di 200 e rotte pagine molto ben scritto (il manico dell'autore c'è tutto) ma che, a mio avviso, se fosse stato lungo una cinquantina di pagine meno avrebbe funzionato anche meglio. Dopo le 50 pagine iniziali, al termine di un'introduzione leggermente intricata ai vari personaggi, parte come una palla di cannone raccontando le origini del rapporto che li lega. Sono solo altre 50 pagine (circa) ma valgono tutto il libro. In questo lasso il lettore è trascinato via dal Tedeschi con una prosa scorrevole e vicende fluide e concatenate. È come se uno avesse tentato inutilmente di mettere in moto il motore della propria macchina per 15 minuti, nutrisse più poche speranze e di colpo la macchina partisse a razzo lanciata a 100 all'ora. Il problema è che l'euforia non dura e man mano che lettura procede, la benzina si esaurisce lasciando il lettore a piedi in mezzo a una giungla di riflessioni interiori, dita che sollevano menti per poi baciare bocche trepidanti e talmente tanti mostri personali in forma fisica da far pensare a una fuga in massa dallo zoo della psiche malata. Il lettore tira avanti in attesa che la storia si sblocchi nuovamente, ci spera e assume pressappoco questo atteggiamento qui:
Prima o poi succederà di nuovo qualcosa no?
Ma succede ben poco, anzi, in diverse occasioni il romanzo perde proprio la bussola per poi ritrovarla al volo e inciampare in un paio di personaggi TELEFONATISSIMI, puramente funzionali alla storia ("Ah Francè, ora dimmi che la tipa dell'hotel che poi si sbatte Falco non lo era e mi offendo"). Questo non significa che il romanzo sia pessimo. Come ho già detto prima, il manico dello scrittore c'è tutto e riesce a tenere il lettore magnetizzato fino al finale. Però, però, però. Forse sono io il problema. Io che sono stato un accanito lettore di Dylan Dog per ben 100 numeri prima di accorgermi che erano fatti tutti allo stesso modo, seguivano tutti il medesimo canovaccio e la musica mi aveva ormai annoiato.
Sì, perchè questo "Posto Tranquillo" in realtà mi sembra proprio una specie di frullato di quel fumetto. Un mix shakerato tra "Il Lungo Addio", "Johnny Freak" e qualcos'altro. Proprio non so definirlo con esattezza ma sicuramente è qualcosa che mi era appartenuto quasi 20 anni fà e con il crescere mi sono lasciato alle spalle, proprio come hanno fatto i protagonisti del romanzo di Francesco Tedeschi. Giudizio:
Un pugno nello stomaco. Ma non fa male, no, non fisicamente almeno. Sto ancora piangendo, fanculo. "Maledettamente bello" cit. Morozzi. Non riesco a scrivere una recensione, scusate. Fatevi un favore, compratelo e leggetelo.
P.s.: Ma voi l'avete trovato il vostro Posto Tranquillo? Io no, non ancora.