La construcción en 1966 de un nuevo instituto de enseñanza media en Getxo desentierra la historia del hombre solitario que decidió recluirse en el solar y cuidar de una higuera al poco de acabar la guerra civil. Se trata de Rogelio Cerón, uno de los falangistas que fueron casa por casa para llevarse a fusilar contra las tapias del cementerio a varios de los hombres de Getxo. En una de sus visitas, Cerón se tropieza con la mirada de odio de un niño que se resiste a que le arrebaten a su padre, una mirada que despierta de inmediato en la imaginación del falangista la certeza de que ese niño, cuando crezca, lo matará. Su sugestión aumenta al día siguiente, cuando se encuentra con que los fusilados están enterrados en una fosa común donde alguien ha plantado una higuera. Cerón ya no podrá ser el mismo. Incluso vigilará estrechamente la vida de ese niño, intentará alejarlo de Getxo, tutelar sus estudios para evitar la maldición, el retorno insufrible del pasado y la culpa.
Como una demostración del excelente momento creativo de Ramiro Pinilla, La higuera nos entrega a un narrador en plenas facultades. Una historia magistral sobre la venganza y el perdón, las derrotas y humillaciones y las inesperadas burlas de la Historia, que acaban sentenciando el destino de cualquier hombre.
«Novelista de rango superior», dijo a propósito de su irrupción Fernando Aramburu. «La concesión del premio Cervantes a Ramiro Pinilla preservaría a nuestra época del reproche futuro de no haber sabido o no haber querido reconocer sus méritos. Pongo en duda que haya muchos como él.»
Rogelio è un falangista, durante gli anni del terrore di Francisco Franco in Spagna. Lui e i suoi compagni una notte uccidono un maestro di scuola, davanti agli occhi del figlio di dieci anni. Quegli occhi Rogelio non potrà più dimenticarli, non potrà dimenticare la minaccia che urlano anche se il bambino non apre bocca e non emette suono. Da quel momento la vita del giovane Rogelio cambia; suo malgrado viene chiamato ad adempiere una missione particolare e dolorosa. Per i trent'anni successivi si occuperà di essere guardiano del fico piantato sopra la tomba del padre del bambino. Il romanzo racconta con crudezza i fatti di quell'epoca, svelando l'efferatezza degli omicidi che venivano compiuti in nome della nuova Spagna e di Franco, ma è soprattutto il racconto di un uomo che fa ammenda. Ho trovato particolarmente poetiche e potenti le descrizioni che riguardano il cambiamento di Rogelio, legate alla crescita dell'albero. Questo, da germoglio piantato sulla triste tomba, diventa un albero che da frutti. Frutti che nessuno mai coglierà. Altrettanto bello è il rapporto muto e struggente che si instaura tra l'assassino e la vittima ( Rogelio e il bambino ) e di come questo rapporto a tratti si capovolga, in un certo senso. Sicuramente il bambino, con la sua durezza muta, le decisioni prese senza spiccicare parola, è un personaggio potente e misterioso che compare sulla scena portando con sé un senso di pace e insieme amarezza. Il romanzo mi ha sorpreso molto, coinvolto dall'inizio alla fine; l'ho trovato qualcosa di nuovo e interessante, visto che non sono per niente esperta di letteratura spagnola.
Tiene Chesterton un relato sobre un juez que impone sentencias en las que se obliga al culpable a cumplir una reparación moral ajustada al delito. La historia de La higuera me lo ha recordado.
No es un juez sino la propia víctima, pero igual que para aquél la penitencia y el proceso de arrepentimento son privados. Sólo el asesino de un padre y un hijo sabe qué es eso que está haciendo para calmar la pena de su víctima, hijo y hermano de los dos a los que ha ejecutado. Igualmente sólo este último, la víctima, sabe la realidad.
En La higuera hay además un tercer personaje que es vital y sin el cuál creo que todo el proceso del penitente se hubiera desvanecido. Me refiero a Cipriana, la mujer que intuye la culpa, la oportunidad de hacer que haya uno menos matando a inocentes. No puedo olvidar sus formas brutas y humanas. Ella tampoco puede olvidar que el pueblo esté asumiendo con normalidad que gente que mata por las noches esté de día sentada entre ellos. Para mí Cipriana es como una juez popular. Entre chanzas y acciones aparentemente inócuas (como desafiar al marido por pasarse al lado del que ha ganado la guerra y aceptar la recompensa, un puesto de alcalde) desarrolla una intensa actividad para volver a recuperar la bondad en su pueblo.
Es gracias a ella que el trágico proceso de penitencia del protagonista, un arrepentido de un grupo paramilitar (Falange), nos llega de forma dulce.
Creo que La higuera representa muy bien que la memoria de las víctimas se debilita porque se imponen seguir viviendo. En cambio, los verdugos continúan temiendo toda la vida que algún descendiente se vengue de ellos. Ramiro Pinilla ha sabido contar lo que no deja de ser una historia de supervivencia.
Ramino Pirilla fu uno dei migliori narratori spagnoli del Novecento. Dalla carnagione scura, origini est europee depositate su orgini più antiche e più profonde nei deserti meridionali, l’astro nascente di abbracciare la letteratura come rimedio ai malesseri della vita, la scialuppa di salvataggio dinanzi ai melodrammi spagnoli di inizio novecento e delle pellicole in bianco e nero, sfociò all’improvviso, e, nell’immediato, divampò come un fuoco ribelle, ardente. Stile semplice, prosa poetica e delicata, gesti poco eclatanti ma significativi, mai frettolosi o snervati, calmo e mansueto, per molti versi il pregrussore del poeta e scrittore americano William Faulkner. Non tagliente o di forte impatto, ma brillante come brillante sono i temi che abbraccia in questo romanzo, ma più riflessivo e posato sicuramente per via di quello che ha passato assieme alla sua famiglia, intimo e tormentato dai tormenti della vita, sufficientemente audace nel trascrivere una storia che richiama il passato. L’albero della vergogna non era destinato a rivolgersi a me, né al momento che di letture più urgenti ne ho a bizzeffe, ma ciò che racchiudono le sue pagine mi conquistarono non perché denunciano una certa esperienza sull’arte e sulla seduzione con la quale l’uomo si rivolge con una certa attenzione, bensì perché anela ad ottenere una certa intimità. Ed infatti, di quest’uomo relegato volontoriamente sotto un albero di fico, è evidente come anela dell’intimità con qualcuno. Lo toccasse, lo baciasse, sebbene dietro a questo suo gesto folle e insensato non ci sia una vera e propria ragione, le cui carezze o attenzioni avrebbero cancellato alcun bisogno. Per il momento sarebbe bastato questo, poi sarebbero approdati quei momenti più complessi in cui sarebbe stato necessario scavare nel profondo.
Atti in cui si agogna libertà, crolli, distruzioni, senza contare di parole che vanno al di là del loro significato, comunicazione mediante gesti, sguardi, pochi scambi verbali solo sulle questioni più pressanti, non un vero e proprio incontro bensì l’assimilazione di un processo di conoscenza dalla quale nascerà un’intesa, una mancanza di inibizioni non proprio nuova nel settore letterario che fluisce da pori impiastriciati, in cui si accettano le paure e qualunque disperazione, ma si lotta al fine di scovare un posto migliore. Un mondo che non sia contaminato, rozzo, cruento, dominato dal terrore o dalle insicurezze.
A volte, è naturale che letture che abbracciano questo tipo di temi possano annoiare. Che sia scritto benissimo o con delicatezza e lirismo non ha importanza, perché importa poco delle cose che ci circondano. Il processo di lettura di Pirilla, lo confesso, non è stato propriamente entusiastico, né mi ha avvinto nelle maglie di una narrazione desta o attizzante in cui ogni tanto mi sono sorpresa nel perdere la direzione, ma non riuscendo a rompere o stroncare definitivamente alcun legame. La dolcezza di un cuore oramai prossimo all’età adulta è stata davvero irresistibile e i momenti di noia necessari, l’unica cosa che non mi ha concesso di attribuirgli il massimo, che mi ha permesso di comprendere i motivi per cui l’individuo è un povero relitto che vaga lungo la riva dell’assurdo senza alcun motivo, fin quando non conquisterà o otterrà nuovamente la coscienza o l’impeto delle virtù nazionali perse. Pur di restare in stretto contatto con Dio, affinchè non fosse prescindibile al concetto di Patria, dovrebbe essere una nuova rinascita. Un atto di liberazione o mutamento, e niente di tutto questo sarebbe stato possibile se nonché l’uomo non si fosse interrogato sul senso della vita e sulle possibilità che gli si prospettano. Fra le pagine di L’albero della vergogna si è consapevoli di come bisogna essere grati nell’aver attorno quei pochi famigliari, ad aver ancora intatti quei legami che non inducano alla solitudine. Perché di solitudine il cuore dei personaggi di Ramiro Parilla è colmo, e ciò denota come l’autore stesso era legato alla sua famiglia, alla propria terra. Era così compatto a questa forma d’unità che certamente non avrebbe mai voluto separarsene.
L’albero della vergogna ha un’aura che sfugge a qualunque definizione precisa, anche se non poche volte mi sono chiesta cosa in effetti la renda inconfondibile, così diversa da altri romanzi che ci sono in circolazione. Dipende forse da quel misto di eleganza e tran tran quotidiano, dove però l’eleganza non è mai ammantata dal tran tran quotidiano. I modi delicati, controllati dell’autore convivono con le tendenze culturali e antropologiche di questo popolo spagnolo, in cui non vi è alcun rancore, e di cui lo stesso romanzo sembra essere pervaso da un’atmosfera pacifica, sebbene reduce da massacri e discriminazioni. Un’instantanea: l’ultimo bacio di un condannato, il commiato a una via di rendenzione o libertà. Ecco l’aura faulkneriana, o una delle sue fugaci emanazioni, e quando l’autore americano si interroga sulle condizioni su cui sono condannati il popolo americano, quando descrive i timori o le paure nel poter perdere qualunque cosa, si domandava cosa sarebbe accaduto se ci fosse stata una maggiore resistenza. Ecco cosa accomuna Pirilla e Faulkner: l’individuo è un essere imperfetto ma fin quando sarà libero non deve farsi sopraffare dal male bensì contrastarlo definitivamente.
Da questa lettura ho compreso tante cose, e adesso comprendo i motivi per cui Pirilla sia così popolare in patria. L’albero della vergogna lamenta come un fantasma annunciatore di dispiaceri, costrinzioni, racconto di una generazione che attraversa un intero popolo. L’ambiente circostante evidenzia la condizione degli stessi protagonisti, centellinati su un paesaggio butterrato da ceppi, profondamente silenziosi ma solidali perché desiderosi nel tenere compatti certi dogmi. E, dalle tonalità accese ma non complicate, storia che mi è comparsa in una certa maniera ma alquanto diversamente dall’universo parallelo che celano alcuni splendidi romanzi. Ma intrappolata nelle maglie di una storia a cui ho dedicato del tempo, attenzione, scrupoli, che evidenzia la condizione umana e il suo modo di sopravvivere.
E’ incredibile come di fronte ad un simile orrore accompagnato da uno spargimento di sangue siano restati indifferenti molti cittadini, come per paura abbiano taciuto e le radici delle generazioni successive siano state irrigate con fiumi di silenzio e parole non dette.
E’ bene che dopo essere venuti a conoscenza di questi eventi se ne parli il più possibile, e questo autore lo fa alla perfezione; è bene che si parli molto degli errori e degli orrori che ha commesso l’umanità, che di “umano” a volte, non ha avuto proprio un bel di niente.
Los libros han sido vetados en todas épocas porque pueden contener los deseos más potentes de toda una colectividad. Deseos que al verse reprimidos, no quieren ser olvidados y, a través de su transmisión, buscan alimentar el impulso de ser cumplidos. Este libro representa uno de esos deseos: el deseo de justicia por aquellas vidas perdidas y la dignidad ante la muerte que las ha azotado: "se llamaban Simón García y Antonio García, ¿recuerdas? En ellos serán recordadas las miles de víctimas sin tierra que algún día tendrán su jardín botánico". El deseo de una España que anhela ese jardín botánico mientras continúa, desesperada, buscando entre la tierra árida. Una España que desea la "paz" pero no el silencio. 85 años y el deseo, aunque no sea nombrado, sigue resonando con tanta fuerza como lo lleva haciendo desde 1936.
Joder, y qué bueno es este libro. Así, sin hacer ruido. Magníficamente perfiados los personajes. El de Cipriana es de antología (de los alcaldes botados). Sin embargo, a veces cuesta entender esa bula falangista (para) con el protagonista. Pero, bueno, también difuminar un poquito la realidad no es sino de agradecer. Buena narrativa para un buen libro que azota menos que Patria de Aramburu pero que también suelta buenos sopapos.
Una historia sobre una mirada, sobre el dolor, el odio , el miedo...En un momento en el que tanto se habla de cunetas y de memoria histórica, "La Higuera" ,en una clave de simbolismo, cuenta y denuncia los paseos, el odio, la venganza, los chivatazos… y sirve de recordatorio para que la historia no se repita. Está muy bien escrita y tiene momentos y personajes muy conmovedores y emocionantes pero la verdad es que se me ha hecho larga .
Nunca pensé que podría empatizar con una persona que se autodenomina falangista. Me ha parecido una historia muy humana y probablemente muy real en el contexto de la época. Recomiendo!
Una profonda storia di redenzione legata ad un dramma personale, che diventa close-up in uno sfondo storico disegnato da sofferenza, rimorsi e vendette, segni che rappresentano memorie incancellabili della guerra civile spagnola dal sapore falangista. È un viaggio a ritroso, direi quasi circolare, ma il racconto è così dignitosamente introspettivo, in cui il "silenzio delle parole" assume una forza e una coerenza tanto potenti, da desiderare di arrivare alla conclusione per poi ripartire così naturalmente daccapo dove la fine ha avuto inizio...
Ramirlo Panilla, attraverso le pagine di questo romanzo, fa leva sugli strascichi degli scontri, sull'odio che agisce sugli oppositori e i nemici ma che, a conclusione delle vicende belliche, minaccia di riaccendersi nelle vittime e negli antichi aguzzini come il fuoco trattenuto dalle braci sopite. L'albero della vergogna è il primo romanzo pubblicato anche in Italia e offre un'ottima presentazione del suo autore, che si rivela un narratore capace di avvincere il lettore anche in una situazione piuttosto ripetitiva, dal momento che il racconto è quasi interamente occupato dalle riflessioni di Rogelio in veste di guardiano del fico della piana di Fadura e del suo segreto. Il lettore del romanzo non solo ha modo di conoscere in modo più concreto le vicende della guerra civile spagnola, riuscendo a rapportarle a situazioni reali o versimili di tante persone investite dalla violenza franchista, ma si trova anche a riflettere sulle conseguenze di lunga durata delle lotte sopite, che generano sensi di colpa, delirio, recrudescenze di odio e incubi. https://athenaenoctua2013.blogspot.co...
Historia colateral a la gran saga getxotarra de Ramiro Pinilla 'Verdes valles, colinas rojas' contada por la maestra Mercedes y el propio protagonista, un falangista que dedica su vida a cuidar de una higuera plantada sobre la tumba de dos de sus víctimas. Intensa.