Gli scaldi, ci dice nella splendida introduzione al volume Ludovica Koch, erano poeti che recitavano solo versi composti da loro secondo un complicato schema metrico e regole che prevedevano l’uso di assonanze, rime, allitterazioni e, soprattutto, kenningar, cioè metafore spesso concatenate e di difficile comprensione per noi, perché legate alla mitologia. Ci viene in soccorso sempre la Koch, con un corpo esaustivo di note e un glossario finale. Immagini di battaglie, sul cui terreno si nutrono i corvi; descrizioni di spade dalla lama implacabile; elogi di sovrani che governano con lungimiranza e ricoprono i poeti di oro; canti funebri struggenti; pene d’amore e di gelosia e un capitolo dedicato a bellissimi versi sulla vecchiaia, che impedisce al poeta di attingere alla propria arte o che lo induce a ripercorrere la sua esistenza e a piangere i suoi morti. Un mondo lontano nel tempo e nello spazio si apre davanti a noi, lasciandoci incantati e stupiti.