Ne Le origini del pensiero scientifico Giorgio de Santillana offre una ricostruzione della genesi del pensiero scientifico, ispirandosi forse alla frase di Keplero che l'autore stesso ricorda nel Prologo:«I modi in cui gli uomini giunsero alla conoscenza delle cose celesti mi sembrano tanto meravigliosi quasi quanto la natura stessa di quelle cose». È stata infatti proprio l'osservazione dei moti celesti a stimolare la ricerca di invarianti impersonali che si celano dietro gli avvenimenti, alla molteplicità dei fenomeni.
De Santillana traccia un percorso suggestivo, rileggendo la storia della filosofia dai presocratici al neoplatonismo alla luce dei contributi che il pensiero greco ha fornito al pensiero scientifico.
Nel periodo aurorale del pensiero presocratico, nell'arco di qualche generazione si susseguirono pensatori di grande vivacità intellettuale che tentarono di interpretare il cosmo come un “tutto unitario” di pensiero ed essere, retto da un principio di volta in volta differente, arrivando a formulare principi cardine come il Principio di Ragion Sufficiente e quello di Non-contraddizione. Ma il pensiero presocratico naufraga sullo scoglio problematico di come conciliare l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, l'essere immutabile e ingenerato col mutamento e il movimento. Scoglio che cercherà di essere aggirato dagli atomisti, dagli eleati e dai pitagorici, la cui influenza su Platone, per l'autore, determinerà una spaccatura tra la pensiero scientifico e un nuovo ritorno al pensiero mitico in chiave religiosa, che lasciò cadere per secoli in semi-oblio le conquiste dell'antica scienza. Il percorso si chiude con il neoplatonismo, con cui anche la luminosa prosperità del pensiero greco giunge al suo tramonto: dal neoplatonismo nascerà infatti il Cristianesimo.
“A partire dal complesso platonico, una delle strade portava a una matematizzazione integrale dell'universo, aperta e speculativa, quale era quella tentata dai pitagorici. L'altra, scelta da Platone nella sua tarda età, sfociava in un ordine del mondo chiuso e rigido, dominato da una teologia astrale […]. D'altronde, questa nuova e strana visione della realtà aprì la porta a qualcosa che in nessun modo si adattava all'atteggiamento mentale della filosofia greca classica, e cioè a vangeli di redenzione vecchi e nuovi”.