• Un estratto dalla mia intervista a Ilaria Tuti (articolo completo sul blog SoloLibri.net, sezione “News libri”):
Ben ritrovata, Ilaria, rinnovo il mio piacere nel poter parlare con te del tuo ultimo romanzo, uscito recentemente sempre per Longanesi e che si prefigge già un ennesimo successo di pubblico e di critica.
Dopo i tuoi bestseller Fiori sopra l’inferno (Longanesi, 2018), Ninfa dormiente (Longanesi, 2019), Luce della notte (Longanesi, 2021) e Figlia della cenere (Longanesi, 2021), incontriamo nuovamente la nostra amata eroina, il commissario di polizia Teresa Battaglia, alle prese con un nuovo e complesso caso investigativo. Ma non solo.
C’è tanto da raccontare attraverso il suo personaggio, facciamolo insieme...
D. Parliamo di ambientazioni. I contesti come la montagna, il bosco, il lago - a te tanto cari - quanto sono funzionali per il tessuto narrativo dei tuoi romanzi? Ritieni che il ricorso al contesto naturalistico, paesaggistico, rispetto ai luoghi chiusi, come quelli “domestici”, possa offrire location più suggestive, emotivamente più potenti, donare chiavi di lettura più stimolanti, interessanti se rapportate ai casi investigativi?
R. Non credo esista una risposta universale, ciascun autore attinge dal proprio mondo emozionale e lo condivide con chi legge. Per me la natura della mia terra è fonte di ispirazione, ma soprattutto rappresentazione del grande mistero che ci circonda: assegnarle un ruolo chiave nelle storie che scrivo è funzionale alla magia che mi prefiggo di compiere con le parole, che poi diventano immagini, odori, suoni, ombre e luci, sono alchimia. Desidero arrivare al lettore toccando le corde più profonde del suo immaginario, fino all’inconscio. La foresta è simbolo arcaico di vita e di morte, è stata la nostra prima culla e allo stesso tempo la prima trappola. Questo legame può risuonare ancora, se “ricordato” nel modo giusto, è scritto nel nostro DNA.
“Il vento d’ottobre portava il sentore dei boschi che ricoprivano le colline e le agitava i capelli attorno al viso. Lei non sembrava curarsene. Chissà se l’odore dell’autunno aveva risvegliato in lei la malinconia che negli ultimi tempi rendeva i suoi occhi più liquidi.”