"Ora: non c'è passato e neppure futuro che non appaia nel presente e da qui si irradi avanti e indietro, illuminando il senso dell'esperienza e la direzione del cammino. Mattia Signorini, uno dei più originali e felici narratori italiani dell'ultima generazione, a poco più di trent'anni azzarda un bilancio esistenziale, misurandosi con il turbamento della memoria, la violenza dei ricordi, e con lo svaporare di un progetto sostenuto soprattutto dalla rabbia e dal desiderio di rivolta, per giungere a conclusioni che per la loro solidità morale, per la maturità che le sostiene, non possono non sorprendere il lettore, lasciandolo interdetto a interrogarsi sul destino di questa nostra società smarrita tra resistenza e innovazione, appunto. L'occasione gli è offerta dal ritorno al paese d'origine di Ettore, il protagonista, per svendere la casa dei genitori scomparsi un anno prima in un incidente stradale, che lo obbliga a confrontarsi con le ragioni del suo distacco, con la ricchezza delle presenze umane che animano il paesaggio campestre lungo gli argini del fiume, con gli affetti e i sentimenti che vibrano ancora tutt'intorno. In città ha lasciato una sorella più giovane, incinta, che lo aspetta ricordandogli altri doveri e responsabilità, ma anche il valore di una famiglia dispersa e distrutta non senza la loro correità: Ettore assiste alla disgregazione delle sue più radicate certezze, al confondersi di giudizi e pregiudizi, al riproporsi vitale dei valori rifiutati." (Cesare De Michelis)
Leído en marzo de 2013. Un valiente relato sobre el ciberacoso en los adolescentes escrito por una estudiante de 2º de Bachillerato. Los editores deberían haber cuidado mucho más la edición de esta novela juvenil porque está llena de erratas y no es justificación que su autora tenga menos de 20 años.
Dopo la tragica morte dei genitori, Ettore e sua sorella Claudia sono tutto quello che rimane della loro famiglia. Ora Claudia è incinta, all’ottavo mese, e sono entrambi senza lavoro. Ettore decide di tornare al suo paese d’origine, lungo il Po, in una piccola provincia del nord Italia, per vendere la casa dove sono cresciuti. Ma Ettore sottovaluta i suoi fantasmi. Quella casa è l’ultimo legame che ha con il suo passato, l’ultimo argine per il senso di colpa che prova nei confronti del padre, da cui è fuggito undici anni prima. Sottovaluta la forza del suo primo amore con Viola e i suoi legami con gli amici di una volta. Il suo arrivo è segnato dall’incontro inaspettato con Ester, un’anziana signora che passa le sue giornate su una spiaggia, a guardare il fiume, e che custodisce un segreto che non ha mai raccontato a nessuno. In un piccolo paese dimenticato da Dio, Ettore finalmente scoprirà ciò per cui vale davvero la pena vivere.
Il romanzo si apre con un uomo e una donna che a prima vista appaiono come una giovane coppia, intenti a scambiarsi opinioni sul proprio futuro e a prendere decisioni che valgono una vita. Alla Ingmar Bergman. Senza troppi cerebralismi, però. Questo è un libro in cui quello che sembra non è, ad esempio quei due sono un fratello e una sorella che vivono quasi in simbiosi, l’uno proteggendo l’altra. Tenacemente.
Un primo avvertimento al lettore: bisogna avere pazienza con questo libro, Signorini ti conquista a poco a poco, il fluire della scrittura si insinua nella tua mente, scende dentro e comprendi che non riesci a staccarti dalle pagine che scorrono rapide come il fiume che si è ingrossato e straborda. Inarrestabile.
La famiglia è al centro della narrazione perché anche se si è trasformata, essa è ancora, come quando Tolstoj scriveva Anna Karenina,il simbolo più evidente di quell’inestricabile intreccio che è l’arte del racconto e del romanzo.